Esistono specie marine che si credevano estinte e che invece continuano a essere presenti. Tra queste c’è il Celacanto, che si credeva sparito 66 milioni di anni fa e che invece è ancora presente nei fondali., come racconta Ester Cecere, già ricercatrice dell’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr
Le chiamano “specie Lazzaro” perché, dopo essere state considerate definitivamente estinte, sono state ritrovate, contro ogni aspettativa. Il termine deriva dal personaggio biblico Lazzaro, che secondo il Nuovo Testamento è stato risuscitato da Gesù. Come Lazzaro, queste specie sembrano essere “tornate in vita”.
Il celacanto è la specie Lazzaro per definizione. Creduto estinto sin dal Cretaceo, ovvero circa 66 milioni di anni fa, riapparve improvvisamente nel 1938, quando in Sudafrica venne pescato un individuo che aveva conservato l’aspetto che mostrava nel Cretaceo, quando si pensava che si fosse estinto. Infatti, il 22 dicembre 1938, un giorno d’estate nell’emisfero australe, un peschereccio gettò le reti al largo della costa orientale del Sudafrica. Tornato a terra, il capitano Hendrik Goosen contattò Marjorie Courtenay-Latimer, curatrice del piccolo museo di East London, perché qualcosa di molto strano e mai visto prima era apparso nelle reti.
Il pesce era blu, lungo circa 1,5 metri, dalle scaglie dure come elementi di un’armatura e strane pinne lobate. Courtenay-Latimer intuì immediatamente che quel pesce non era mai stato visto prima. Pur non avendo contezza dell’importanza di quell’esemplare, fece di tutto per conservarlo al fine di evitare che per il caldo estivo andasse a male.
Il pesce era inizialmente irriconoscibile per la scienza contemporanea. Fu il professor J.L.B. Smith, ittiologo dell’Università di Rhodes in Sud Africa, a identificare l’esemplare e a dare alla comunità scientifica la notizia del clamoroso ritrovamento. Si trattava proprio di un celacanto, un rappresentante di un gruppo noto fino a quel momento solo attraverso fossili risalenti al Devoniano superiore. La notizia della scoperta fece il giro del mondo: era stato pescato un “pesce del tempo dei dinosauri”.
Inizialmente, venne ritenuto un fossile vivente, termine suggestivo ma scientificamente non corretto perché il celacanto non è rimasto identico per 400 milioni di anni. Si è evoluto, anche se lentamente, ma ha conservato alcune caratteristiche che oggi troviamo solo nei fossili: come la struttura del cranio e il tipo di pinne. E così Marjorie Courtenay-Latimer, curatrice di un piccolo museo locale, ebbe il merito di restituirlo alla scienza; pertanto, in suo onore al genere è stato conferito il nome Latimeria.

Celacanto (immagine Focus.it)
Attualmente, sono due le specie viventi: il celacanto delle Comore, Latimeria chalumnae, che vive nei fondali del sud dell’Africa, e il celacanto indonesiano, Latimeria menadoensis, descritta solo nel 1999, dopo essere stata scoperta nel 1997 nel nord dell’isola indonesiana di Sulawesi, nel Golfo di Manado. Entrambe le specie sono pesci ossei appartenenti all’antico gruppo dei sarcopterigi, lo stesso da cui, oltre 360 milioni di anni fa, si sono evoluti i primi vertebrati terrestri.
Entrambe le specie vivono IN profondità comprese tra i 150 e i 700 metri, in ambienti di origine vulcanica, ricchi di anfratti e grotte sottomarine. Sono animali perlopiù notturni, lenti e solitari. Durante il giorno si rifugiano in grotte e anfratti daI quali escono solo la notte per cacciare piccoli pesci e cefalopodi. Hanno un metabolismo estremamente lento, possono raggiungere i cento anni, una gestazione lunghissima, fino a cinque anni, tra le più lunghe mai registrate tra i vertebrati; del resto, anche il raggiungimento dell’età adulta arriva tardi, attorno ai 55 anni. Inoltre, mostrano una notevole resistenza ai bassi livelli di ossigeno.
Fino a pochi anni fa, osservare un celacanto vivo nel suo habitat era ritenuto quasi impossibile. Ma, grazie all’ausilio di Rov (veicoli sottomarini senza equipaggio pilotati da una postazione remota), alcune foto e riprese sono state realizzate, soprattutto in Sudafrica. Solo nel 2025, invece, sono arrivate le prime foto di un individuo vivo in natura per il celacanto indonesiano.
Entrambe le specie sono purtroppo a rischio estinzione, con quello sudafricano classificato come “in pericolo critico” dalla Lista rossa della Iucn (Unione internazionale per la conservazione della natura). Infatti, le rare popolazioni conosciute sono poco numerose e con distribuzione frammentaria a causa della pesca accidentale, dell’inquinamento e del disturbo causato dalle attività umane. A ciò si aggiunga la bassa capacità riproduttiva della specie.
Ma come è possibile che una specie venga considerata estinta? Beh, per errori di identificazione, documentazione carente e mancanza di dati accurati, perché vive solo in piccoli territori difficili da esplorare oppure perché gli esemplari rimasti sono talmente pochi che è davvero difficile osservarli.
Oggi ci sono progetti che hanno come obiettivo la ricerca di animali ormai scomparsi da tempo, persino considerati estinti, ma che secondo alcuni ricercatori sono ancora presenti. Uno dei più famosi di questi progetti è “The Search of Lost Species”, che negli ultimi anni ha portato alla riscoperta di decine di specie “perdute”.
Il rinvenimento del celacanto ha mostrato che in ambito scientifico non ci sono certezze.






