Recensione di Isabella Rossiello
Che differenza c’è fra opera e operetta? L’opera è solitamente un dramma interamente cantato, un amore contrastato che spesso si conclude con la morte di uno dei due (spesso la donna) o di entrambi. L’operetta racconta sempre d’amore, ma in modo gioioso e ha sempre un lieto fine.
Cin ci là è stata scritta dal librettista Carlo Lombardo e musicata da Virgilio Ranzato e rappresentata per la prima volta nel 1925 al Teatro Dal Verme di Milano.

Lo spettacolo al Teatro Bonci di Cesena è stato un successo di pubblico grandioso, adattato in chiave moderna dalla compagnia Corrado Abbati, ha regalato due ore di pura allegria senza rinunciare a frecciatine “impertinenti” riguardanti i nostri tempi.
Testi frizzantini, ironici: abbondano i doppi sensi, sempre suggeriti, mai volgari.
La storia vede come protagonisti due giovani fidanzati a Macao: la principessa Mjosotis e il principe Ciclamino, innamorati ma inesperti. Si celebra il matrimonio, ma bisogna rispettare il Ciun-Ki-Sin, ossia l’avvenuta consumazione della prima notte di nozze.
I tempi si possono allungare all’infinito, vista l’inesperienza degli sposi, e quindi ogni divertimento e ogni lavoro vengono sospesi, con grande disappunto di tutti.
Arrivano l’allegra attrice parigina Cin Ci Là e il suo corteggiatore Petit-Gris, che, dopo varie situazioni, diventano “tutori” dei due giovani, portandoli sulla via dell’amore fisico affinché finisca il periodo di stasi in tutto il regno.
Finalmente suona il “carillon”: tutto è successo, si scopre come, ma … tutto è perdonato anche perché i giovani sposi sono innamoratissimi.

La trama è “piccantina” e le battute aggiornate ai tempi nostri o meglio probabilmente certe dinamiche non sono mai cambiate e si ride per fortuna quasi ininterrottamente per due ore,
Le coreografie sono di Franccsco Frola e l’allestimento scenico, delizioso, gradevole, colorato, è di InScena Art Design.
La direzione musicale è di Alberto Orlandi.

Hanno partecipato: Antonella Degasperi, Fabrizio Macciantelli, Sara Intagliata, Hang Hyunwook, Luca Mazzamurro, Matteo Catalini.
Il balletto di Parma è stato prestigioso e vorrei ricordare che, a volte, gli stessi abiti diventavano scenografia.
Si sentiva davvero il bisogno, in questi tempi cupi, di ridere per una trama e uno spettacolo, a volte simpaticamente irriverenti, esotici e con un lieto fine liberatorio.
Tutti gli attori sono fantastici, brillanti e divertenti, hanno caratterizzato i loro personaggi in modo ineccepibile e il pubblico ha molto apprezzato, ha chiesto il bis ed è stato accontentato previa promessa di “andare a casa”.






