Thursday, February 29, 2024

Rendere viva la Costituzione per gli italiani all’estero: il Cgie si incontra

Emigrazione e Costituzione. Costituzione ed emigrazione. Un connubio fatto di principi e valori che sono esigibili ed estendibili anche agli italiani che vivono all’estero. Un connubio che deve essere rinvigorito, difeso, modernizzato, ma anche più conosciuto e applicato in modo concreto. La “Costituzione più bella del mondo” ha compiuto quest’anno 75 anni e per celebrarla, ma anche per riflettere riguardo questo connubio e sul futuro di questo, il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero – CGIE ha proposto un incontro. Un incontro svolto questo pomeriggio online dove si è parlato di storia, di criticità del passato e criticità attuali (specie la rappresentatività), di volontà e di propositi per il futuro, ma anche e soprattutto di “rendere viva” la Carta Costituente italiana per gli italiani all’estero.
Ospiti dell’incontro, aperto, moderato e chiuso dal Segretario Generale, Michele Schiavone, sono stati Luigi Vignali, direttore generale della DGIT del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, intervenuto con un videomessaggio, Giulio Prosperetti, professore ordinario di diritto del lavoro presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tor Vergata nonché Giudice della corte costituzionale, ed Emanuela Navarretta, professoressa di diritto privato dell’Università di Pisa anche lei Giudice della corte costituzionale. Le loro relazioni hanno preceduto gli interventi dei vari consiglieri ed ex consiglieri del CGIE, tra cui quello dell’eletto all’estero con il Pd, Toni Ricciardi, ma anche quello dell’europarlamentare responsabile del dipartimento italiani nel mondo di Forza Italia, Salvatore De Meo.
Vignali, nel videomessaggio di apertura, ha spiegato l’assunto da cui è partita tutta la discussione odierna: la Costituzione stabilisce il diritto ad emigrare e il diritto ad essere rappresentati. Questa, secondo il Direttore Vignali, “è la più grande conquista per gli italiani all’estero”. Ed “è importante perché dà voce alle nostre comunità. Sono principi scritti a chiare lettere ma vanno mantenuti e in qualche modo anche difesi”, ha sottolineato ancora riferendosi in particolare alla rappresentatività. “I parlamentari eletti all’estero sono pochi. Non tutti i territori sono rappresentati e questo deve far riflettere. Un parlamentare eletto in Italia rappresenta 100 mila elettori, quelli eletti all’estero circa 500 mila residenti all’estero”. Un altro problema ha voluto evidenziare Vignali, ossia quella della libertà e della segretezza del voto all’estero: “dobbiamo lavorare per rendere la costituzione ancora più attuale”. Poi non ha voluto trascurare “il diritto al lavoro” per il quale anche “dobbiamo lavorare a percorsi di rientro, a reinvestire in Italia. È un impegno che dobbiamo assumerci tutti, senza lasciare le migliori risorse all’estero”. Ma non solo, è importante e seria la riflessione che ha proposto riguardo il “diritto alla salute”, il “diritto all’istruzione” e al diritto alla “fiscalità equilibrata”. Per quanto riguarda quello alla salute ha spiegato che “dovremmo garantirlo anche agli italiani all’estero iscritti all’estero. Non ci devono essere discrasie”. Altrettanto importante, a suo parere, è il diritto all’istruzione: “mi viene in mente l’opportunità di apprendere lingua e cultura per essere parte della nostra comunità”. E infine la fiscalità equilibrata: “anche in questo settore c’è qualcosa da fare. La situazione degli italiani all’estero presenta alle volte una discrasia chiara”. “La realizzazione della Costituzione – ha infine concluso Vignali – merita approfondimenti. Per farlo è necessario il lavoro del CGIE e dell’amministrazione”.
Ha poi preso parola il Prof. Prosperetti, che si è detto commosso di parlare a una così estesa platea di italiani nel mondo. “In passato, gli emigrati sono stati trascurati dal nostro Paese. Quest’anno, in questi anni, si può riscontrare un nuovo, più acceso interesse da parte dello Stato. È interessante che quest’anno, il Forum Ambrosetti abbia dedicato una sua sessione a questo problema, spiegando quanto è importante recuperare il rapporto con gli italiani all’estero. Hanno enucleato un concetto interessante: anche gli italo-discendenti devono essere riconosciuti come cittadini. Nella scorsa legislatura, c’è stato un importante Disegno di Legge che non è riuscito ad arrivare a diventare legge perché è finita la legislatura, ma spero che sia riproposto. Cioè, la Costituzione di una Commissione Bicamerale per gli Italiani all’Estero, che aveva già iniziato un percorso virtuoso”. Questa Commissione, secondo Prosperetti, fra le tante attività essenziali che avrebbe dovuto ricoprire, come la “fuga dei cervelli”, il “contrasto all’emarginazione di italiani all’estero”, al “miglioramento delle aziende italiane all’estero e all’attenzione agli imprenditori italiani all’estero”, al “potenziamento degli IIC e alla promozione della lingua”, avrebbe dovuto contrastare anche una “certa emigrazione malsana che si verifica” e soprattutto avrebbe dovuto “rendere attrattiva l’Italia per le comunità di italiani all’estero”. Per il professore dell’Università Tor Vergata, c’è bisogno per gli italiani all’estero “non di una cittadinanza formale, ma di una cittadinanza che si sposi con la conoscenza della Costituzione e dell’ordinamento italiano”. Così come è necessario, ricordando la decadenza di Adriano Cario nella scorsa legislatura, “cercare nuove regole per le modalità di voto. Servono modalità più garantiste”.
In seguito, il giurista ha voluto parlare della legge n.459 che “è stata una grande conquista non solo dal punto di vista simbolico ma anche sostanziale”, così come degli articoli 1, 51 e 35 della Costituzione: “l’Art. 1 dice che la sovranità appartiene al popolo e quindi il voto degli italiani all’estero è un esercizio di sovranità”; l’art.35, invece, “riconosce il diritto di emigrazione e la tutela del lavoro di italiani all’estero”. E infine ha ricordato un po’ i numeri dell’emigrazione (6 milioni gli iscritti all’estero e circa 80 milioni gli italo-discendenti sparsi nel mondo). Per questo, a suo parere, “vanno rafforzati i rapporti con tutti gli italiani all’estero”. Ed è nel rapporto tra Università che si “potrebbe trovare un viatico importante”.
A seguire è intervenuta la professoressa Navarretta, che ha spiegato come la Costituzione sia “un documento che ha plasmato questo Paese. E a 75 anni dall’entrata in vigore, questo documento mostra la sua capacità di vedere lontano e di abbracciare l’esigenza di tutti, compresa quella degli italiani. La costituzione è un baluardo contro il rischio di abusi di potere”.
Riguardo al diritto alla salute, la professoressa Navarretta si è chiesta: “il cittadino all’estero ha una valenza effettiva? Certamente ci sono garanzie che gli sono riconosciute, ma questo è sufficiente? È un interrogativo che può essere posto alle istituzioni italiane. La sovranità appartiene al popolo perché si fonda sul lavoro, che è la radice della dignità delle persone. Ma perché sia garantito a tutti questo diritto, la Costituzione si occupa, nell’Art.35, della tutela dei lavoratori italiani all’estero. Una storia di resilienza e successi globali, una storia che tanti hanno vissuto in prima persona. Non è più un esodo di massa, oggi, ma quello di una speranza per migliorare il proprio futuro, per la realizzazione, una realtà non estranea alla Costituzione. Con la riforma del 2001 ha rafforzato gli obblighi internazionali, pensando l’Italia non più in una condizione isolata”.
“La libertà di emigrare è diventata parte essenziale di tutti gli italiani – ha evidenziato la Prof.ssa Navarretta -. Non c’è famiglia che non abbia qualcuno che sia andato all’estero. Questo pone un problema di avere la possibilità di ritornare, di una migrazione che non sia a senso unico. Siamo abituati a vivere l’emigrazione come una diaspora, che ha consentito di diffondere la nostra cultura ma che oggi ha bisogno di avere una via di andata e di ritorno. Emigrare un tempo voleva dire stare in una condizione di lontananza, oggi la telecomunicazione e i trasporti, consentono agli emigrati di essere parte della collettività italiana. Con le nuove tecnologie è necessario potenziare l’effettività e la partecipazione degli italiani all’estero per lo sviluppo del Paese, tramite diritto al voto, che ha bisogno di accorgimenti per dare sicurezza al voto. L’innovazione ci interroga su nuove modalità per riuscire ad avere un voto sicuro. È un dibattito aperto anche in Italia. Anche riguardo la rappresentanza bisogna interrogarsi se è giusta: è una ragione per sollecitare la leadership politica”.
Da ultimo, la giurista dell’Università di Pisa ha voluto ricordare anche “le voci delle donne”. “Voglio ricordare che alla Costituzione hanno partecipato anche le donne, anche se pochissime (solo 21). Ma a loro si devono alcuni importanti tasselli. Ma non serve solo parificare la situazione, serve anche promuovere con azioni positive questa parità, per renderla effettiva. E questo è molto importante per una ragione: l’esclusione delle donne da ruoli importanti non è solo un’ingiustizia, ma un pregiudizio verso l’umanità. La Corte Costituzionale ha difeso la parità in tante situazioni. Ha adottato tante sentenze nella dimensione del lavoro e della famiglia. Serve per partire dai contesti sociali per diffondere una cultura della parità”.
Infine, la professoressa ha chiuso con l’auspicio che “voi italiani all’estero possiate difendere i principi della Costituzione. E spero che si affermi in Italia sempre di più. Mi auspico anche che la libertà di circolazione non sia soltanto un “uscire” ma che sia anche un “entrare”. Ci serve un nuovo mondo dove oltrepassare i confini e mantenere un senso di appartenenza alle nostre radici”.

“dovunque nel mondo viene insegnato l’italiano, si insegni la Costituzione italiana”

Silvana Mangione

Dopo le relazioni, è stata la volta degli interventi, iniziati con quello di Salvatore De Meo, presidente della Commissione Affari Costituzionali del Parlamento europeo, che iniziando il suo discorso si è augurato che “questa legislatura possa dare una rappresentanza reale agli italiani all’estero. La nostra Costituzione guarda oltre, è un punto fermo tra i tanti ordinamenti, è unica e un modello per gli altri. Ma noi dobbiamo fare di più per dare, anche nella Costituzione, un riconoscimento formale agli italiani all’estero che sia un elemento di vanto. Dobbiamo essere coraggiosi, lo dico anche in senso autocritico. Mi auguro che questo sia il momento buono, anche per rivedere il sistema elettorale per gli italiani all’estero. Bisogna considerare queste riflessioni perché anche voi possiate stimolare un processo riformatore, per far sì che gli italiani all’estero siano riconosciuti non solo a parole ma anche nei fatti”.
Ha poi preso parola Toni Ricciardi, deputato del Pd eletto in Europa e Consigliere del CGIE, che ha esordito con una frase eloquente: “siamo una Costituzione che racconta una verità incompleta” perché “siamo una Repubblica fondata sul lavoro…all’estero”. Secondo lui, infatti, “siamo stati sempre un Paese di emigrazione ma abbiamo sempre visto in modo strano questo fenomeno sociale. Il tema è sempre stato relegato in un aspetto di nicchia e marginale”. A suo parere, “ogni volta si sente parlare di forme di rappresentanza, ma ci sono alcune verità: siamo l’unica circoscrizione che non vive sulla proporzionalità. Abbiamo avuto un taglio quando meritavamo una crescita, anche perché la comunità italiana nel mondo è l’unica che cresce”. Per questo, secondo lui, “prima di parlare di sicurezza del voto bisognerebbe affrontare la discussione in maniera organica e completa”.
Anche Edith Pichler, professoressa di sociologia presso l’università di Potsdam (Germania) nonché ex consigliera del CGIE, ha voluto parlare degli Art.3, 4 e 35, costatando le difficoltà degli italiani all’estero ad avere accesso ai diritti di cittadinanza riportati da questi Articoli. E, anzi, “non sono ancora completamente esercitati”. Italiani e lavoro italiano all’estero hanno “sviluppato i Paesi” di arrivo ma anche contribuito al benessere dell’Italia stessa. “A volte la politica è chiara, a volte ci sono ancora delle ombre”, ha concluso.
Dopo di lei, ha parlato anche Alfredo Soto, ordinario di diritto internazionale dell’università di Rosario, in Argentina, che ha ricordato come anche il Paese sudamericano sia fondato dal lavoro degli italiani immigrati, specialmente a Rosario. E poi ha parlato di “neo-costituzionalismo” e della costituzione italiana, che è “ancora viva e che ha grande importanza per i diritti delle persone”.
Silvana Mangione, vicesegretaria del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, è stata chiara fin da subito: “la Costituzione italiana è la più bella del mondo. Perché? Perché i 12 principi fondamentali precedono di un anno l’approvazione della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che oltretutto è scritta male. E per fare un altro esempio, la Costituzione degli Stati Uniti non ha ancora inserito, oggi, un emendamento che riconosce alle donne una serie di capacità che sono di qualunque essere umano”. Infine, Mangione, dopo aver ricordato come sia stato un italiano a ispirare la Carta dei Diritti USA, ha voluto fare una proposta: “dovunque nel mondo viene insegnato l’italiano, si insegni la Costituzione italiana”.
Ha proseguito poi Tommaso Conte, medico e consigliere del Comitato di presidenza del CGIE, che ha portato il suo contributo riflettendo sulla storia dell’emigrazione dell’ultimo secolo. Un fenomeno che era precedente alla Repubblica e che non si è mai arrestato. Arrivando all’oggi ha spiegato: “l’emigrazione è penalizzata. Siamo fieri della nostra costituzione ma ci appare legittimo chiedere altrettanta fierezza dallo Stato nei nostri confronti, che abbiamo difeso la Costituzione ovunque senza mai tagliare il legame con la nostra Madre Patria”.
A seguire è intervenuto Mariano Gazzola, vicesegretario del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, che invece ha concentrato il suo intervento ancora una volta sull’Art.35, definito “l’articolo più importante”: “nell’articolo si supera l’idea dell’emigrazione sull’andarsene, partire. È una concezione che apre un nuovo paradigma. Non è solo libertà di andarsene, ma anche di andare a lavorare, e non solo per una questione economica. Ma dava anche l’idea di un mondo in cui i confini non era divisivi quanto piuttosto che servivano a integrare. Siamo chiamati a riflettere su cosa significa tutelare il lavoro degli italiani all’estero. E dobbiamo capire che i discendenti sono parte integrante della comunità e che chi parte oggi non abbandona l’Italia, ma la porta con sé. L’Italia può diventare l’unica nazione globale”.
L’ultimo intervento è stato quello di Gianluca Lodetti, vicesegretario del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, che ha voluto porre l’attenzione su due questioni che riguardano la “costituzione sostanziale”: cittadini e nuova migrazione. “Quante persone sanno cosa significa essere cittadini? Le istituzioni che cosa hanno fatto per rendere effettiva questa cittadinanza all’estero? Facciamo abbastanza per fare cittadinanza consapevole? Fino ad oggi manca un disegno articolato, una strategia, che possa partire dalla Costituzione per imprimere i nostri valori. Nelle nostre scuole non insegniamo la storia dell’emigrazione. Non insegniamo i valori costituzionali neanche qui in Italia, come potremmo farlo all’estero?”. Riguardo la “nuova emigrazione”, invece, Lodetti ha spiegato: “sono andati via in decina di migliaia nella totale indifferenza delle istituzioni, esiste ancora una mobilità di Serie A e di Serie B. Le differenze economiche si riflettono anche in questo fenomeno. Abbiamo i cervelli che vanno, ma ci sono anche gli orfani di modelli industriali che non esistono più, un’Italia che fa fatica e che ci è andata da sola all’estero, senza avere quella catena solidaristica che c’era negli anni ’50. Con questa Italia si è mossa l’Italia disillusa e frustrata che non si sente a posto nel nostro Paese, che non sente che si stia disegnando una visione di progresso. Un’Italia fatta da quelli che dicono “che ci sto a fare qui?”. La Costituzione non sappiamo dove l’abbiamo messa per tutta questa gente. L’Art.3 lo abbiamo realizzato per loro? Mah… Dobbiamo tornare a occuparci strutturalmente e sul serio su questo fenomeno, attraverso servizi e nuove forme di comunità e partecipazione, recuperando la fiducia delle persone con la rappresentanza sociale che garantisce la tenuta del Paese. Dobbiamo ripartire da qui, promuovendo azioni concrete e risolvendo problemi dell’Italia che arrivano all’estero”.
A chiudere la giornata di discussione, infine, il Segretario Generale Michele Schiavone: “Purtroppo la costituzione italiana, benché sia la più bella del mondo, non viene applicata. Anzi, in tante occasioni viene vituperata. E diventa un motivo in più promuovere iniziative per avvicinare i connazionali alla Costituzione. Il riferimento all’emigrazione, a questo sogno antico di trasferirsi per tante ragioni, ci deve portare a renderla viva questa Costituzione. Perché non sono solo sufficienti gli articoli”. “L’idea – ha spiegato in conclusione Schiavone – è di pubblicare la trascrizione di questo incontro e cercare di farla circolare tra le nostre comunità in giro per il mondo. D’altronde questa discussione è e resterà uno dei momenti più del CGIE”. (luc.matteuzzi\aise) 

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Tiziano Thomas Dossena, Direttore Editoriale della rivista.

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