Caro direttore Dossena, in tanti invochiamo la pace, ma siamo davvero disposti a fare qualche passo indietro per realizzarla? Il Santo Padre ha ragione: «Prima dei confini ci sono le persone». E poi cita Sant’Agostino: «La pace parte dal rispetto degli altri». È pur vero che il tema dei migranti tocca profondamente i cuori di tante persone di buona volontà, ma, al tempo stesso, pone problemi enormi. Preghiere e lacrime sgorgano da quella parte dell’umanità che si impegna a costruire la pace e a fare in modo che nessun essere umano sia schiavo di un altro. Eppure, tutto questo sembra non riuscire ad aprire quel dialogo necessario per costruire ponti invece di alzare muri. Il potere sporco e l’egoismo continuano a lucrare sulla pelle degli innocenti, mentre conflitti, violenze e distruzione aumentano. È sempre più difficile distinguere il vero dal falso, mentre una deriva inquietante offende la volontà divina, umilia i poveri e tradisce il messaggio dei Vangeli. Basta soffiare sul fuoco della ferocia! Basta con il dolore che strazia milioni di famiglie! Basta sacrificare centinaia di migliaia di bambini innocenti! Apriamoci al dialogo. Cerchiamo di ritrovare quel cuore bambino che ci faceva avvicinare al compagno con cui il giorno prima avevamo litigato e dirgli, semplicemente: «Facciamo pace». Ma perché è così difficile pronunciare questa parola? Valutiamola attentamente: è una parola magica. Godiamoci questo nostro passaggio sulla terra. Ricordiamoci che nasciamo da un atto d’amore, che siamo qui per un miracolo ricevuto dal Signore, il quale ci ha resi partecipi delle gioie e delle bellezze del Creato. Sì, torniamo bambini e facciamo pace. Scolpiamo nel profondo dell’animo di ognuno di noi la parola «pace»: così essa assumerà il suo vero significato e aprirà il cuore dell’uomo ai più ampi orizzonti dell’amore e del progresso, civile e morale.
Raffaele Pisani






