Tuesday, May 21, 2024

Saporito e… intelligente

di Ester Cecere

Il polpo è  un animale in grado di compiere, come spiega Ester Cecere dell’Istituto di ricerca sulle acque del Cnr, numerose attività complesse: riesce per esempio ad aprire bottiglie di plastica e barattoli di vetro, a fuggire dagli acquari o a costruirsi ripari per difendersi dai predatori raccogliendo oggetti dal fondo marino. È inoltre capace di riconoscere gli esseri umani e di stringere rapporti con loro. Insomma, viene da dire che “gli manca solo la parola”

Sono da poco passate le festività natalizie accompagnate dai classici cenoni tradizionalmente a base di prodotti di mare, tra i quali non può mancare il polpo. Pertanto, un po’ tutti conosciamo il suo sapore. Ma, sappiamo anche quanto è intelligente?

Prima di tutto chiariamo un errore nel quale si cade molto frequentemente. Quello che mangiamo è il polpo, non il polipo. Il polpo è un mollusco senza conchiglia con otto bracci, i tentacoli appunto, nome scientifico “Octopus vulgaris”. Il polipo è sempre un invertebrato ma di piccolissime dimensioni che forma colonie; tra le più note ricordiamo quelle del corallo rosso (Corallium rubrum) da tutti conosciuto perché usato in oreficeria. Il polpo è un predatore, il polipo si nutre di plancton.

L’intelligenza del polpo ha stupito i ricercatori poiché esso mostra capacità intellettive che finora erano considerate esclusive dei vertebrati e che sono di fatto introvabili in tutti gli altri invertebrati.

Il polpo, infatti, è in grado di imparare se sottoposto a test di apprendimento per associazione e/o emulazione degli altri esemplari della stessa specie. E ha mostrato di saper risolvere problemi complessi, come aprire bottiglie di plastica e barattoli di vetro, se stimolati dalla presenza di una preda al loro interno. Ad esempio, un polpo da laboratorio ha capito come aprire un vasetto per prendere il cibo posto al suo interno. E quando i ricercatori gli hanno reso la soluzione più difficile mettendogli un vasetto che si apriva spingendone contemporaneamente il coperchio e girandolo in senso antiorario, lo stesso polpo ha impiegato un’ora a capire come aprirlo. (Il polpo, caratteristiche e curiosità biografieonline.it).

I primi studi sull’intelligenza dei polpi sono stati condotti nella Stazione Zoologica di Napoli. Nel 1959 Peter Dews, uno scienziato di Harvard, addestrò tre polpi a tirare una leva per ottenere un pezzo di sardina. Due di loro, Albert e Bertram, impararono a tirare la leva con una “ragionevole costanza”. Il terzo, invece, aveva una spiccata tendenza a spruzzare getti d’acqua fuori della vasca, in particolare contro il ricercatore. Altri esperimenti di laboratorio hanno mostrato la capacità dei polpi di orientarsi nei labirinti. La ricercatrice israeliana Tamar Gutnick del Dipartimento di neurobiologia dell’Istituto di scienze della vita dell’Università Ebrea di Gerusalemme ha dimostrato che il polpo è in grado di guidare uno dei suoi otto tentacoli in un labirinto servendosi della vista. Come premio, ha ricevuto del cibo. Questa capacità era stata messa in dubbio da altri studiosi che ritenevano che i polpi, in seguito a stimoli visivi, non riuscissero a coordinare i movimenti dei singoli tentacoli. L’esperimento ha evidenziato il contrario.

All’Accademia di scienze della California a San Francisco, i biologi dello Steinhart Aquarium sostengono che, affinché i polpi vivano bene, non è sufficiente il cibo. Questi animali sono estremamente intelligenti e hanno bisogno di essere stimolati intellettualmente. Per questo, i biologi hanno iniziato a dar loro dei puzzle e dei giochi, che i polpi riescono incredibilmente a gestire.

In quest’ottica, gli scienziati del Centro sulla vita del mare (Sea Life Center) di Weymouth, nel Dorset, in Gran Bretagna, hanno dato a 25 polpi in cattività un cubo di Rubik come passatempo al fine di alleviare il loro stress. Del resto, il sequenziamento del genoma di una specie di polpo, effettuato da un gruppo di ricercatori del Dipartimento di biologia e anatomia organismica dell’Università di Chicago, ha rivelato un alto numero di geni che possono essere responsabile dell’evoluzione del mollusco. Il polpo ha un’ottima memoria; ricorda dopo diverso tempo le soluzioni dei problemi che ha affrontato. Anche la divertente fuga del polpo Hank nel film di animazione “Alla ricerca di Dory” della Walt Disney non è una trovata cinematografica: alcune specie di polpi hanno mostrato una vera e propria propensione alla fuga dall’acquario. Sembra, infatti, che il polpo di nome Inky sia fuggito dal National Aquarium, in Nuova Zelanda, evadendo dalla propria vasca e approfittando di un tubo di scarico. Si suppone che l’animale abbia aperto il coperchio della vasca, rimasto accidentalmente socchiuso, si sia arrampicato lungo la parete di vetro, si sia calato fino al pavimento per poi infilarsi nel tubo di scarico. Inky avrebbe quindi percorso i cinquanta metri del tubo per poi ritrovarsi in mare. Anche i polpi grossi (la specie più grande, il polpo gigante del Pacifico, ha un’apertura delle braccia di almeno sei metri e pesa 45 chili) riescono a passare da una fessura larga due centimetri e mezzo, più o meno le dimensioni di un loro occhio. Queste caratteristiche, unite alla notevole forza (un maschio adulto di polpo gigante del Pacifico può sollevare quasi 14 chili con ognuna delle sue 1.600 ventose), spiegano perché è così difficile tenere i polpi in cattività.

All’università di Otago, in Nuova Zelanda, un polpo causava cortocircuiti spruzzando acqua contro le lampadine dell’acquario, e lo faceva così spesso che alla fine hanno dovuto liberarlo. Jean Boal, una studiosa di cefalopodi della Millersville University, in Pennsylvania, ha raccontato che un giorno stava dando del calamaro scongelato (non proprio il cibo preferito dai polpi) ad alcuni esemplari rinchiusi in una fila di vasche. Ripassando davanti alla prima vasca si accorse che il polpo, invece di mangiare il calamaro, lo stringeva con la punta di un braccio teso. Guardando Boal, attraversò lentamente la vasca e gettò il calamaro nel tubo di scarico. Anche in natura si è osservato che i polpi lasciano il mare per raggiungere le pozze di marea tra gli scogli alla ricerca di cibo.

I polpi sanno anche usare degli strumenti; raccolgono oggetti dal fondo marino per costruire ripari, per difendersi dai predatori, ma anche semplicemente per giocarci. Nel polpo queste abilità sono atipiche. Infatti, nel regno animale, esse sono proprie di grandi scimmie, elefanti, delfini, balene, corvidi, pappagalli. Questi animali condividono due peculiarità: vivono in gruppo e le relazioni favoriscono la trasmissione di conoscenze e lo sviluppo cerebrale; vivono a lungo, sia perché un grosso cervello ha bisogno di tempo per svilupparsi, sia perché l’intelligenza contribuisce a proteggerli dai pericoli.

Polpo

Il polpo, tuttavia, è un animale solitario, a volte cannibale, che anche quando nuota in gruppo è refrattario a stringere legami duraturi con gli individui della stessa specie. Non solo: ha vita breve; si accresce velocemente e muore prima dei due anni di età, dopo essersi riprodotto.

Ci chiediamo, quindi: come mai è così intelligente? Secondo Piero Amodio dell’Università di Cambridge e collaboratori, tra cui Graziano Fiorito della Stazione Zoologica “Anton Dorhn” di Napoli, la perdita della conchiglia (avvenuta circa 530 milioni di anni fa), liberandoli da ingombri, ha consentito ai polpi di raggiungere grande flessibilità nel corpo e nella mente, rendendoli capaci di nascondersi in ogni anfratto, di esplorare nuovi habitat e di sfruttare i tentacoli in modo più versatile. A proposito di conchiglia, gli antenati dei polpi la persero del tutto, quelli di seppie e calamari la internalizzarono in un osso, il famoso “osso di seppia” o il “gladio” del calamaro, che altro non sono, quindi, che le vestigia della conchiglia.

Nel 2009, nelle acque indonesiane, i ricercatori del Victoria Museum australiano hanno filmato un polpo che trasportava le due metà di una noce di cocco all’interno delle quali si è poi rinchiuso, usandole come tana. Questa attività non sembra dovuta al caso, cioè al ritrovamento casuale della noce di cocco, implica la consapevolezza dell’azione e delle sue finalità. Inoltre, una recente ricerca ha dimostrato che le femmine di polpo lanciano vari materiali contro i maschi per difendersi da insistenti richieste di accoppiamento (I polpi si tirano gli oggetti, ma non sappiamo perché – Focus.it).

Del resto, Peter Godfrey-Smith, filosofo della scienza e scrittore australiano, ha dedicato un intero libro all’intelligenza dei polpi, intitolato “Altre menti. Il polpo, il mare e le remote origini della coscienza”. Alla domanda: “Com’è possibile che una creatura tanto dotata abbia seguito una linea evolutiva così radicalmente lontana dalla nostra?” Peter Godfrey-Smith risponde: “Il fatto è che i cefalopodi sono un’isola di complessità mentale nel mare degli invertebrati, un esperimento indipendente nell’evoluzione di grandi cervelli e comportamenti complessi”.

Ma non finisce qui. Pare che i polpi siano in grado addirittura di sognare. È stato di recente pubblicato un video su PBS Nature, diventato presto virale, che mostra un polpo che, durante il sonno, inizia a cambiare colore rapidamente: prima bianco, poi giallo, marrone, bianco di nuovo e poi di colpo scuro. Questo strano comportamento ha subito affascinato David Scheel, il quale ha ipotizzato l’esistenza di una fase onirica nel sonno dei polpi. Nulla è stato ancora confermato. Tuttavia, questa osservazione mostrerebbe che dobbiamo ancora conoscere molto di questi affascinanti invertebrati.(Guardare questo polpo cambiare colore mentre sogna è spettacolare: – (globochannel.com)

Ancora, sono capaci di riconoscere gli esseri umani e stringere con loro dei legami, come mostrato nel documentario “My octopus teacher” (titolo italiano: “Il mio amico in fondo al mare”), prodotto da Netflix e vincitore del premio Oscar nel 2021, che tratta dell’amicizia tra un uomo e una femmina di polpo.

Proprio per la loro capacità di avvicinarsi agli uomini, il filosofo greco Aristotele, nella “Storia degli animali”, da lui scritta nel 350 a.C., descriveva il polpo come un “animale sciocco, che si avvicina alla mano dell’uomo quando questa è calata nell’acqua”. Le suddette abilità sono dovute all’autonomia dei loro tentacoli. Infatti, due terzi dei neuroni dei polpi risiedono nei tentacoli e non nella testa. Può quindi capitare che un tentacolo si occupi di aprire il guscio di una conchiglia mentre l’intero individuo è impegnato in altre attività, come per esempio l’esplorazione di un anfratto tra le rocce. Addirittura, come le code delle lucertole, i tentacoli possono continuare a reagire agli stimoli anche quando sono separati dal resto del corpo. Il polpo li può anche perdere volontariamente, se sono finiti nelle grinfie di un predatore, pur di riuscire a scappare. D’altro canto, riescono a rigenerare i tessuti danneggiati come fanno le stelle marine e le lucertole.

Anche la loro eccezionale capacità di mimetizzarsi si è evoluta probabilmente dopo la perdita della conchiglia, poiché prima sarebbe stata inutile. Tale abilità non serve solo per la difesa, ma ha anche un preciso significato sociale, come evidenziato dai video acquisiti da David Scheel, dell’Alaska Pacific University (Anchorage, Australia), che mostrano i cefalopodi anticipare le situazioni di conflitto con variazioni di colore e strane posizioni. È stato filmato un individuo in procinto di attaccarne un altro: il primo è diventato sempre più scuro, ha allargato i tentacoli per ampliare il suo “mantello” e si è portato più in alto rispetto al rivale. È questa una tattica per sembrare più grandi e mantenere una posizione di dominio. La probabilità di lotta è alta se due polpi si stanno scurendo contemporaneamente. Al contrario, gli esemplari che vogliono appianare le tensioni ed evitare il conflitto assumono un colore più tenue, quasi pallido. Sembra che questi messaggi non verbali funzionino molto bene; infatti, nonostante l’alto numero di polpi presenti nella baia, i conflitti non sono molti.

Le notevoli abilità mimetiche dei polpi (proprie anche di seppie e calamari) sono dovute ai cromatofori, cellule contenenti granuli di pigmenti. Esse contraendosi concentrano i pigmenti, determinando l’aumento del colore della pelle; rilassandosi, distribuiscono i pigmenti su di una superficie più estesa, causandolo schiarimento della colorazione. I cromatofori agiscono sotto l’effetto della luce. È interessante che il polpo possa percepire la luce anche in assenza di stimoli provenienti dal sistema nervoso centrale, cioè di fatto senza vedere, grazie all’utilizzo delle “opsine”, proteine fotosensibili che si trovano sia negli occhi sia sulla pelle. Questo significa che i sensori di luminosità sulla pelle sono collegati direttamente ai cromatofori.

redazione
redazione
Tiziano Thomas Dossena, Leonardo Campanile, LindaAnn LoSchiavo, and Dominic Campanile

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