Caro direttore, Joanderson Monaco è entrato in carcere che aveva 27 anni, la licenza di terza media e una condanna per associazione di tipo camorristico. Oggi ha 41 anni, una laurea in Scienze Gastronomiche, è prossimo a riconquistare la libertà, sogna di aprire una sua pasticceria e ha davanti a sé una nuova vita, profumata di dolce e di buono. Tutto questo è il frutto della sua volontà di riscattarsi. È arrivato a questo traguardo perché ha saputo cogliere l’opportunità di cambiare, impegnandosi con determinazione. In un’intervista ha voluto riconoscere il merito di quanti lo hanno sostenuto lungo il cammino: il Polo Universitario Penitenziario, l’Università Federico II, la Direzione del carcere, i legali che lo hanno seguito e l’aiuto della Provvidenza. È un traguardo che è anche motivo di orgoglio per tutti coloro che hanno accompagnato questo detenuto nel suo percorso, permettendogli di realizzare un sogno che certamente gli aprirà la strada verso una vita migliore. Non è forse questa la prova più convincente di quanto la cultura, lo studio e la bellezza possano trasformare il male in bene? Credo che non ci sia molto altro da aggiungere, se non le più vive congratulazioni al neo dottore Joanderson Monaco per la sua forza di volontà e a tutti coloro che hanno creduto in lui. Mi auguro, pertanto, che le istituzioni continuino a incentivare con sempre maggiore convinzione ogni forma di cultura e di istruzione, perché esse rappresentano uno dei più efficaci antidoti contro la violenza e ogni forma di abbrutimento.






