Friday, December 5, 2025

Le radici del futuro

Articolo di Patrizia Di Franco

L’agricoltura rigenerativa è una pratica olistica attuata per migliorare la salute del suolo, aumentare la biodiversità al fine di promuovere la resilienza climatica, generando ecosistemi più resistenti e sostenibili. Nuova vita al territorio, nel rispetto di Madre Natura, potenziamento della fotosintesi nelle piante, carbon farming. Decarbonizzazione dell’atmosfera, ovvero la CO2 sequestrata viene immagazzinata nella biomassa vegetale e del suolo, incrementandone fertilità, produttività, capacità di ritenzione idrica, con riduzione di emissioni di gas serra e acquisizione di crediti certificati di carbonio da parte degli agricoltori. Crediti vendibili dai coltivatori sul mercato obbligatorio (Ets) o volontario, ottenendo un compenso per le loro attività ecosostenibili, biocompatibili. Non sfruttamento del terreno con scriteriato e massivo utilizzo di fitofarmaci, anticrittogamici, erbicidi, nematocidi, prodotti chimici caratterizzanti l’agricoltura intensiva, convenzionale, che avvelena e uccide l’essere vivente che è il terreno. Un futuro migliore per la terra, un approccio in crescita che integra principi di agricoltura organica e appunto sostenibilità. Un modello che va oltre l’agricoltura estensiva integrata, affine all’agricoltura biologica, biodinamica, sinergica, e si rivela molto versatile giacché applicabile in diversi settori specialmente nel vitivinicolo. Organizzazioni come Defeal, reti come Lens, promuovono e divulgano conoscenze e azioni rigenerative in sinergia con l’équipe di ricerca scientifica. Valori condivisi e impegno costante da parte dell’Istituto Europeo di Innovazione e Tecnologia, Eit, organismo dell’Unione Europea.

Sonia Pietosi spiega il carbon farming. Photo Di Franco

Interessante e ben organizzato l’evento su invito, promosso da Eit Food, la comunità più vasta e dinamica d’innovazione alimentare nel mondo, ideata da Eit. All’originale esperienza collettiva, animata da relatori anche  internazionali, e con visite guidate, degustazioni, convito conclusivo e gradevolmente inclusivo, a Minervino Murge nell’azienda Morasinsi, il 18 settembre, hanno partecipato una simpatica e briosa delegazione dalla Spagna, un affiatato  e amichevole gruppo dal Veneto, regione di provenienza della società Hassel Omnichannel occupatasi del suddetto meeting in qualità di Ufficio stampa a cura di Guido Gasparin e staff  al seguito. Un evento esclusivo alla scoperta dell’agricoltura rigenerativa e dell’impegno di Eit Food in Italia che ha dato voce a esperti e prestigiosi rappresentanti di Eit Food, a esponenti di startup, agronomi, produttori, innovatori e partner di Eit Food Italia, con focus specifico su circolarità, pratiche di coltivazione rigenerativa, innovazione e gestione dell’acqua.

Begoña Pérez -Villareal. Photo Di Franco

Apertura dell’incontro affidata a Begoña Pérez-Villarreal attuale direttora di Eit Food South, con oltre 30 anni di esperienza nella  food industry, e componente di  Eit  Food dal 2016, nel ruolo di responsabile per lo sviluppo di  first business plan and strategic framework for the Innovation area. A lei il compito di fornire una visione panoramica, e, tramite slides, illustrare progetti tra cui il programma Ewa di empowerment femminile in ambito imprenditoriale e supporto per le startup nell’ecosistema agroalimentare, e altri importanti projects come Test Farms un’interazione efficiente tra agricoltori e imprese in fase di nuova costituzione e avvio, con modello di business innovativo quale ad esempio proprio l’agricoltura rigenerativa. Particolare attenzione con precisi impegni è rivolta al Sud Italia, al Cilento, alla Puglia, scopo di questo viaggio e tour itinerante è quello appunto di fornire consulenza agli operatori del settore, divulgare conoscenza e condividerla con vari stakeholders, dalle industrie, cooperative, ai consumatori. Dal 2018 all’anno in corso, 61 partner, enti, aziende italiane, con altre realtà europee, hanno preso parte a 109 progetti nel settore dell’innovazione alimentare, finanziati da Eit Food per 94,9 milioni di euro. Sono stati stanziati ad hoc oltre 20 milioni di euro per la realizzazione di un sistema alimentare sano, sicuro e sostenibile, e, sempre in riferimento all’Italia, nello stesso arco di tempo, 70 startup sono state supportate e hanno generato un valore economico pari a 10 milioni di euro. Inoltre, 442 agricoltori, gestori di 15.548 ettari, complessivamente, di terreno, hanno seguito corsi di alta formazione. Eit Food per il Sud Europa, le cui sedi sono a Madrid e Bilbao, è attivo in Italia dal 2018 e ha siglato collaborazioni con istituzioni accademiche e centri di ricerca, tra cui Cnr, Università degli Studi di Torino, Università di Bologna, Università di Bari, Università Federico II di Napoli, Hub Innovazione Trentino (Hit). Numerosi anche i rapporti di collaborazione, partnership instaurate con aziende leader nel campo agroalimentare, sempre nell’ottica e con l’obiettivo di soluzioni innovative e sostenibili, quali Barilla, Amadori, Cereal Docks, Granarolo, Caviro Group, Aia, Agricolus S.r.l. azienda nata nel “cuore verde” dell’Italia, nella bellissima Umbria, e che sviluppa strumenti digitali per il settore agricolo, coadiuva il lavoro di professionisti del comparto con la propria piattaforma e app, nello specifico per l’agricoltura di precisione.

Amparo de San José. Photo Di Franco

Nel secondo intervento proposto da Amparo de San José, Head of network and Business Development di  Eit Food South- projects in Italy, sono stati mostrati significativi e  positivi dati  raccolti dagli addetti ai lavori partecipanti o in procinto di partecipare al programma: quasi il 60% di loro ha ottenuto il miglioramento dei livelli di materia organica nel suolo, e ben il 68% ha migliorato i livelli di carbonio nel  sottosuolo, invece il 38% ha rinunciato alla lavorazione profonda del terreno oppure ha ridotto i passaggi di oltre il 50%; il 17% non ha più usato fertilizzanti azotati minerali, e il 12% ha eliminato prodotti fitosanitari chimici. Occorre prestare sempre più attenzione all’ambiente, all’ecosistema, l’uso intensivo di pesticidi in agricoltura è una drammatica realtà, e l’Italia è tra i primi esportatori europei di pesticidi il cui utilizzo è vietato in UE. Lo scorso anno, l’Unione Europea ha autorizzato l’esportazione di circa 122.000 tonnellate di tali veleni, e ingenti quantità di noti insetticidi neonicotinoidi mortali per le api. Sono dati dell’inchiesta di Greenpeace, Unearthed, e dell’organizzazione Public Eye. Necessarie sono anche la corretta informazione, la divulgazione scientifica, e la formazione. A tale proposito, Amparo de San José ha nuovamente parlato del progetto Ewa, dell’importanza degli steps nel percorso, a cominciare dal team-up.

Ogni anno in Italia vengono formate 10 imprenditrici e sostenute nella crescita e sviluppo. Tra le maggiori difficoltà in Italia, vi è quella di reperire fondi e finanziamenti. Sonia Pietosi, Project Manager di Lilas4Soil in Eit Food South si è soffermata sulla necessità di sviluppare un sistema economico agroalimentare differente e resiliente in Italia, sull’importanza che riveste Eit Food Hub nella crescita delle startup locali, e sul progetto di agricoltura rigenerativa incentrato sulle pratiche di  carbon farming, cominciato lo scorso anno e della durata di un lustro: 5 living labs, 125 stakeholders, circa 12 milioni di euro di finanziamenti, 24 partners tra cui Confagricoltura in Veneto, Ersaf (ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste, della Regione Lombardia), e CarbonChange s.r.l. una startup a vocazione sociale, riconosciuta come spin-off dell’Università degli Studi di Milano. Imperdibile, save the date, “EU Carbon Summit, il prossimo anno, dal 17 al 19 marzo, a Padova. Il carbonio organico è di notevole importanza, i terreni che ne sono ricchi hanno il beneficio di trattenere l’umidità, ciò rappresenta garanzia e assicurazione per le piante di maggiore e migliore disponibilità di acqua durante mesi o periodi di siccità, e in più si evita il rischio di ristagni idrici e si favorisce un drenaggio efficace.

Barbara de Ruggieri. Photo Di Franco

Barbara de Ruggieri, dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro-Eit Food Hub Italy, in collaborazione dal 2024 con Tecnopolis Parco Scientifico Tecnologico (PST) con sede a Valenzano (Bari), ha esordito con l’affermazione che il focus di tutte le loro iniziative è incentrato sulla figura del consumatore. Pertanto, si presta molta cura ai test di validazione in riferimento all’agroalimentare, e alla formazione non solo per gli studenti ma proprio di tipo professionalizzante, grazie a validi corsi di imprenditorialità e autoimprenditorialità, e destinati anche a donne future imprenditrici. I partecipanti ai programmi di apprendimento, nel 2024, sono stati più di 130, e oltre 400 gli studenti indirizzati ai programmi erogati da Eit Food Hub Italy.  Barbara de Ruggieri con Maria De Angelis, professoressa di Microbiologia Agraria dell’Università di Bari Aldo Moro, responsabile Hub Italia, e Davide De  Nicolò, Chief  Project Officer at Tecnopolis, dal 2018 si occupa di creazione e promozione di attività finalizzate alla creazione e sviluppo di una rete tra ricercatori, startup, studenti, aziende.  Eit Food Hub Italy sarà presente il 10 ottobre nella Fiera del Levante, in occasione di “Eit Food Smaf (Smart Agriculture Farming), innovazione digitale e competitività sostenibile: applicazioni e soluzioni data-driven per valorizzare una filiera agroalimentare resiliente”; a fine ottobre alla decima edizione del Trieste Coffee Festival.

Paolo Iasevoli Photo Di Franco

Tra i casi di successo delle startup sostenute da Eit Food, spicca la case history di Evja, e di Veetaste.  In rappresentanza di Evja, Paolo Iasevoli, Chief Lead Officer and Co-founder, ha raccontato la nascita dell’impresa agritech, ad Acerra (Napoli) nel 2015, l’approdo successivo in Olanda, l’incontro con Eit Food nel 2019, il conseguimento dell’Innovation Prize da parte di Eit Food.  A Evja è stato assegnato il Macfrut Innovation Award, nel 2019, nel settore logistica e servizi, per mezzo del sistema agritech Opi, in agricoltura di precisione, che si avvale di sensori e software nell’ottimizzazione del ciclo colturale e prevenzione delle malattie delle piante, in tempo reale si monitora lo stato di salute delle piante e colture, si riscontrano eventuali patologie, o si individuano e scelgono best practices. Proficua la cooperazione con Eit Food, dapprima nell’ambito di Test Farms in Spagna, successivamente nei programmi Sales Booster e Rising Food Stars. Evja oltre a fornire consulenza, a collaborare con centinaia di aziende nel mondo, ha partecipato al Next Bite di Eit Food: opportunità preziosa, sul fronte del fundraising, di incontrare potenziali investitori. Next Bite si ripeterà nel mese di ottobre, a Bruxelles, e vedrà nuovamente la presenza di Evja.

Francesca Palermo. Photo Di Franco

Storia di resilienza e determinazione è quella di Francesca Palermo, Manager, Ceo & Executive Director Marketing Communications di  Veetaste, azienda a Modugno (Bari). Un progetto nato nel 2017, purtroppo inceppatosi in un percorso a ostacoli, ma tenuto in vita da una fortissima volontà unita al desiderio di realizzarsi come imprenditrice nel campo agroalimentare, puntando da sempre al settore Ho.Re.Ca (Hotellerie, Restaurant, Catering/Café). Tutto si era arenato, fra problemi vari, impedimenti, lentezza della burocrazia, poi negligenza, per usare un eufemismo, da parte di chi, a progetto terminato, avrebbe dovuto presentare documentazione richiesta, e infine lo stop nel 2020 a causa della terribile pandemia, il blocco ex abrupto per il covid-19. “Se la terra non sarà la mia strada, coltiverò senza terra”, Francesca pensò e ne fece promessa a se stessa. Utopista, sognatrice, visionaria? Nel 2024, la rinascita del suo progetto, con maggiore consapevolezza personale e approfondite competenze professionali. Grazie a Eit Food, e negli ambiti delle facoltà universitarie, è riuscita a creare una vertical farm indoor, ispirata anche dalle procedure del modello americano (vaschette disposte su vari livelli sovrapposti) di urban vertical farm. La “contadina da laboratorio” come ama definirsi, con i suoi assistenti produce oltre 80 varietà di microgreens, micro-ortaggi, errato chiamarli germogli. Target di riferimento di Veetaste: Ho.Re.Ca, GDO (grande distribuzione organizzata, supermercati, ipermercati, discount, negozi bio specializzati, catene commerciali), acquirenti consumatori, mercato non solo di nicchia. I microgreens nascono su torba biologica, da semi non trattati chimicamente oppure biologici, vengono coltivati in substrato, in ambiente controllato e senza alcuna manipolazione, ciò conferisce loro una considerevole resistenza e resilienza di fronte a cambiamenti termici,  notevole durata di conservazione (shelf  life) e  di vita utile, riduzione di perdite d’acqua, aerazione, ottimo drenaggio  (quindi si evitano marciume e ristagno di liquidi), sviluppo delle radici (stimolazione della radicazione).

Microgreens. Photo Di Franco

I micro-ortaggi di alta qualità e con massima sicurezza microbiologica, vantano elevate proprietà nutraceutiche: 40% in più rispetto agli ortaggi e colture tradizionali, di vitamine, soprattutto C, E, K; quantitativi maggiori di minerali (specialmente di potassio e calcio) , e antiossidanti. Quasi pleonastico sottolineare che queste delizie salutari vanno degustate a crudo.  Un invito irrinunciabile per una vegetariana gourmet come me. Un tripudio di sapori, aromi, freschezza, profumi e colori. Finocchietto, anice, girasole, cerfoglio (erba aromatica simile al prezzemolo, ma dal sapore più delicato, un mix di anice e basilico, detossinante, depurativo, diuretico, antinfiammatorio, ricco di vitamina C) tra l’altro raro da trovare fresco in Italia. Un’esperienza sensoriale intensa, belli alla vista e ottimi al gusto, inebrianti all’olfatto. Fantastico il cavolo viola dalle innumerevoli proprietà benefiche, ricchissimo di antocianine e flavonoidi tra cui la quercetina, e di minerali come ferro, calcio, potassio, fibre, glutammina, folati, ottimo per la salute cardiovascolare, immunostimolante, efficace nella prevenzione di patologie neurodegenerative come l’Alzheimer e di alcuni tumori. Meravigliosa la rucola, mai assaggiata negli ultimi 5 anni una rucola così intensa e una senape così “esplosiva”. Sapori naturali e autentici, e, ça va sans dire, salutari!

Botti cantina Morasinsi. Photo Di Franco

Dopo un paio d’ore circa di relazioni e interventi mai noiosi, e degustazione di microgreens, è iniziata la visita nell’azienda agricola ospitante, Morasinsi, situata alle pendici dell’Alta Murgia in Puglia, in contrada Sferracavallo a Minervino Murge. In seguito alla partecipazione a un corso organizzato da Eit Food, proprio Morasinsi è stata selezionata in qualità di azienda pilota.

Svevia sernia di Morasinsi. Photo Di Franco

Sveva Sernia Director e Co-fondatrice assieme a Peter Geier dell’azienda vitivinicola non certificata, al cospetto del Pampanuto, vitigno a bacca bianca e autoctono, ha introdotto una lunga esposizione sui loro vini naturali, principalmente Moscato reale, Bombino bianco (originario della Spagna ma da moltissimo tempo coltivato in Puglia, nel Sud e Centro Italia), Nero di Troia, Pampanuto, tutti vini che non subiscono interventi chimici in cantina. Si interviene prima e direttamente in vigna, tramite un progetto agroforestale, atto a mimare la stratificazione delle foreste primarie, ad esempio affiancando arbusti, piante azoto fissatrici, aromatiche, tappezzanti alla vite, con i seguenti risultati: cooperazione tra le piante, adattabilità al cambiamento climatico e stress termici, miglioramento del suolo e del microclima. La visita è continuata all’interno, nella cantina dove Sernia ha mostrato le classiche botti in legno e barrique a cui però vuole rinunciare, e contenitori in acciaio, vasche in cemento naturale, e splendide anfore in ceramica, un’ottima soluzione sperimentale e conservativa, in una di esse in particolare è in atto dal mese di settembre la fine della fermentazione del Pampanuto a bacca bianca. Un’esigua parte di Pampanuto nella fattispecie del progetto agroforestale viene trasferita nell’ampio contenitore. Si lasciano macerare insieme mosto, vino, bucce, per 10 mesi, in infusione senza manipolazioni e interventi dannosi. Infine, Sernia ha rimarcato due degli obiettivi precipui di Morasinsi, ossia la valorizzazione delle varietà locali di uva, nel terroir dell’Alta Murgia e in quello specifico della loro azienda, e l’esistenza immersiva e armoniosa del vigneto nell’ecosistema.

Cheese with jams Yes da masseria Barbera. Photo Di Franco

Armonia pura anche durante il brunch. Convivialità a tavola, atmosfera cosmopolita e unificante, nel corso dell’ottimo pranzo di eccelsa qualità a opera della Masseria Barbera di Minervino Murge. Variegato il menu, molteplici le portate. Raffinati amuse-bouche, numerosi antipasti e una varietà di carote dal colore viola, giallo, arancione, taralli e pane artigianali, soffice focaccia di grano arso.

Mousse pesca crema limone fondo dadini pesca. Photo Di Franco

Tagliere di formaggi, ricottine di pecora (80%9 e capra (20%) accompagnate da jams di bitter cherries (ciliegie amare), orange, tangerine, a seguire olive Bella di Cerignola, friggitelli, caponata con peperone crusco, croccanti mini-porzioni di calzone di cipolle sponsali, flan di verdure con delicata fonduta di canestrato. Deliziosa la Parmigiana, la “millefoglie di melanzane”. Eccellente il primo piatto, pasta fatta in casa, orecchiette in pesto di zucchine con cime di cucuzze, e cacioricotta.

asta artigianale (orecchiette) con zucchine cime di cucuzza. Photo Di Franco

Per gli appassionati di Bacco, vini di Morasinsi: un bianco Pampanuto denominato “Rizzola”, e il Nero di Troia “Il tralcio è d’oro, nero il racemo”. Il nome assegnato al vino ha richiamato alla memoria il poema epico attribuito a Omero, capolavoro della letteratura greca, tramite uno dei versi tratti dall’Iliade, canto XVIII (“Il tralcio è d’oro, nero il racemo, ed un filar prolisso d’argentei pali sostenea le viti”), ma anche il Tralcio d’oro veneto Chardonnay, e il Tralcio d’oro, uve Merlot, del Mendrisiotto. Per carnivori e onnivori, tagliere di salumi, soppressata, pancetta, capocollo, carne cucinata alla brace (allestita outdoor), salsiccia di Spinazzola, bombette, gnummareddi (o turcinelli) ovvero interiora di agnello o capretto, conditi con erbe aromatiche e spezie, pietanza tipica della Basilicata e della Puglia. Frutta di stagione (uva bianca), frutta secca pralinata, dolcetti di pasta frolla, e, dulcis in fundo, un dessert al cucchiaio, una buonissima e rinfrescante crema alle pesche.

La campagna di Minervino Murge non lontano dalla Basilicata, terra ospitale e meravigliosa regione d’origine dei miei genitori e dei miei nonni, l’aria pura, l’uva, i vigneti, mi hanno riportato alla mente memorabili e bellissimi ricordi, e soprattutto la figura di mio nonno paterno Donato. Agricoltore, coltivatore, contadino esperto e gran lavoratore, che amava e zappava i suoi terreni, curava con amore il proprio orto sotto casa, i suoi animali. Eccezionale l’olio da lui prodotto, suggestiva la sua cantina con le bottiglie di varie tipologie di vino, anch’esso di produzione propria. Nonno concimava e trattava in maniera rispettosa il suolo, seguendo il calendario biodinamico, le fasi lunari, il ciclo naturale delle stagioni, produceva incomparabili vini naturali e un olio unico, davvero strepitoso. L’auspicio è che si voglia e possa imparare da lui e dai nostri avi, e si ricominci ad avere il massimo rispetto per i terreni, per Madre Natura e Pacha Mama.

L’autrice sull’asinello di suo nonno Donato con suo fratello Donato e i cugini Vittoria e Rino

Bisognerebbe sempre ricordare questi saggi aforismi e massime: “La terra non appartiene all’uomo, è l’uomo che appartiene alla terra” (Nativi americani). “Perché braccia forti si affaticano con frivoli manubri? Zappare una vigna è un esercizio più che valido per gli uomini” (Marco Valerio Marziale). “Dimenticare come zappare la terra e curare il terreno, significa dimenticare se stessi” (Mahatma Gandhi). Perle di saggezza da fare proprie e tradurre in azioni virtuose per un futuro migliore.

Patrizia Di Franco
Patrizia Di Franco
Patrizia Di Franco, è nata a Torino, e lavorato a Roma. Giornalista iscritta all'Albo Professionale Nazionale (dal 1992) , con certificati dei trienni FPC. Moltissime Testate per cui ha scritto: regionali, nazionali, scientifiche, bilingui, quotidiani, periodici. A Roma: giornalista a "Italia Radio" nazionale; Direttrice di"Zeus" per anni, formatrice, docente di giornalismo e comunicazione di base. Docente di Comunicazione efficace, PNL, linguistica carismatica, psicologia, empowerment for women. Poetessa, saggio, poesie, racconti, pubblicati, premi nazionali e internazionali. Certificata Addetta Stampa Agenzia"Brizzi", Roma. Photoreporter. Poliglotta. Stilista ("Accademia di Roma"; "Accademia Internazionale di Alta Moda e del Costume "Koefia" Roma). Certificazione in:"Biologico, alimentazione naturale, fitoterapia". Pittrice. Ambientalista, ecologista, animalista, vegetariana, sportiva. Attivista:diritti umani;libertà di stampa;contro violenze di genere.

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