Monday, Jul. 6, 2020

RECENSIONE LIBRO MUSICALE “NICCOLÒ VAN WESTERHOUT”

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25 May 2020

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RECENSIONE LIBRO MUSICALE “NICCOLÒ VAN WESTERHOUT”

NICCOLÒ VAN WESTERHOUT – Liriche per voce e pianoforte
Il carattere dimesso e riservato, non impedì certo al compositore Niccolò van Westerhout (Mola di Bari 1857- Napoli 1898) di farsi ben volere a Napoli. Il suo salotto divenne presto assai frequentato ed a lui si legarono importanti personalità artistiche come i poeti Arturo Colautti e Gabriele D’Annunzio.
Attento alle novità sinfoniche d’oltralpe, fu tra i primi a far conoscere nell’ambiente partenopeo i drammi musicali di Richard Wagner, a farne apprezzare l’immanente trascendenza dei soggetti e quell’ardito cromatismo di cui farà tesoro nella sua stessa produzione. Questa apertura culturale è quanto mai riscontrabile nei testi che Van Westerhout sceglie di musicare nelle proprie liriche da camera; dalla scapigliatura milanese di Tarchetti e Praga, alle strofe post risorgimentali di Cavallotti, dai versi di un insigne napoletano come Rocco Pagliara, alla scelta di ben tre penne femminili tra cui Evelina Cattermole ed Annie Vivanti, apprezzate letterate dall’eccentrica individualità. Un cenno particolare merita il poeta Heinrich Heine, il più musicato dal Westerhout che con questi condivide la convinzione dell’ispirazione artistica quale momento di pura realtà personale, affondando le radici in quell’intimismo romantico che, disincantato, volgeva ora al crepuscolo.
Questa nuova edizione raccoglie ben 42 liriche per voce e pianoforte revisionate da Vito Clemente, Maurizio Pellegrini e Silvestro Sabatelli, oltre alla celebre Salve Regina tratta dall’opera in un atto Doña Flor. Ed è proprio in queste pagine che abbiamo la sensazione di conoscere da vicino la sensibilità di Nicolino, i suoi pensieri, la sua solitudine e quell’elegante melanconia che fa di lui una delle più indugiate riscoperte dell’Ottocento italiano, all’ombra dei cui fasti attende ancora oggi il suo grande e meritato plauso.

English Version

Apart from the three operas that came to be performed (Fortunio, Cimbelino and Doña Flor), which had controversial stories but assured a national resonance to the author, van Westerhout was openly praised by his contemporaries for the massive production of instrumental music – a rare presence in the career of Italian composers of his time – and especially for piano music. Unfairly neglected, however, has been so far the production of songs, although prominent in the whole career of van Westerhout. This project is a complete edition of this repertoire that allows entry into his special world of sound for the first time ever. It is in this production that we have the feeling of knowing Nicolino’s sensitivity, his thoughts, his solitude and the elegant melancholy that makes me him one of the most wavered rediscoveries of the Italian nineteenth century, in the shadow of its splendors in which he is still waiting for his great and well-deserved praise.

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