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Intervista esclusiva a Carmela Remigio, vincitrice del “Premio Abbiati 2016”, come miglior cantante dell’anno

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21 June 2016

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Intervista esclusiva a Carmela Remigio, vincitrice del “Premio Abbiati 2016”, come miglior cantante dell’anno

Intervista di Salvatore Margarone

Definita “Bella e solare” da Riccardo Lenzi nel’articolo de L’Espresso a titolo: “Carmela, una voce da Mozart”, l’affascinante soprano Carmela Remigio ci onora con una sua intervista.

Carmela Remigio vince il “Premio Abbiati 2016”, come miglior cantante dell’anno. Cosa significa per te e cosa provi per aver ricevuto questo prestigioso riconoscimento?
Sono molto felice per il Premio Abbiati, un riconoscimento che arriva non solo per qualità vocali ma in particolare per la ricerca interpretativa che in questi anni ha animato il mio percorso artistico, e che mi incoraggia a proseguire in questa direzione.

Nel tuo repertorio ritroviamo diversi periodi, dal barocco al contemporaneo. C’è un periodo tra questi a cui sei particolarmente legata, o che ti piace meno? Perché?
Amo la musica di tutte le epoche, e proprio questa curiosità per i vari repertori mi ha portato ad affrontare un ampio spettro di opere, da Monteverdi del quale interpreterò in autunno il ruolo di Poppea nella “Incoronazione di Poppea” al Teatro alla Scala, fino al “Rake’s progress” di Stravinskij al Teatro la Fenice di Venezia nel 2014, o la più recente “Donna serpente” di Casella al Teatro Regio di Torino.remigio2_Lidea

Lavori correntemente con direttori d’orchestra di chiara fama e registi di talento. Quanto spazio è realmente concesso all’interprete per la costruzione del proprio personaggio?
Devo riconoscere, e in questo mi sento fortunata, di avere avuto l’opportunità di lavorare sotto la direzione di direttori e registi che hanno saputo tirar fuori il meglio delle mie potenzialità interpretative. Quando nella costruzione del personaggio si parte dalla interiorità dell’interprete, allora la recitazione si trasforma in un atto creativo ed interpretare diviene una continua osmosi tra pubblico ed esecutore.

Chi ti osserva quando sei sul palcoscenico nota come ti immedesimi nel personaggio. Che studio fai a ritroso per questo?
Semplicemente dimentico di essere Carmela e mi infilo nelle pieghe più sottili del personaggio che devo interpretare fino a fare mio il suo respiro.

La tua carriera inizia con la vittoria del Concorso Pavarotti del 1992. Com’è cambiata da allora la tua vita?
Nell’arco di un mese la mia vita cambiò completamente. Iniziai la lunga trafila delle audizioni e le prime scritture non sono arrivate facilmente ed immediatamente. Gli inizi sono difficili per tutti, e prima che le attitudini personali di un cantante vengano riconosciute bisogna passare sotto molte critiche e da queste prendere lo spunto sempre migliorarsi. Il nostro lavoro è fatto di continuo studio, ascolto e confronto.

Il Concorso Pavarotti ti ha dato modo di conoscere e lavorare a fianco di uno dei più grandi tenori italiani: Luciano Pavarotti. La tua esperienza con lui?
Per molti anni ho cantato in concerti a fianco di Luciano Pavarotti, recital in duo con lui in tutto il mondo.

Carmela Remigio (a sinistra) e Angela Georgiou al concerto per i quarant'anni di carriera di Luciano Pavarotti a Modena nel 2001

Carmela Remigio (a sinistra) e Angela Georgiou al concerto per i quarant’anni di carriera di Luciano Pavarotti a Modena nel 2001

Sei considerata l’erede della migliore tradizione vocale italiana. Cosa significa per te?
È una grande responsabilità, tutti gli italiani hanno potenzialmente in eredità uno stile, un linguaggio che arriva dalla nostra tradizione. Poi bisogna saperlo tradurre in un codice personale e saper coniugare pensiero, immaginazione musicale e modernità dello stile. Uno sguardo all’ antico per trasportarlo nell’ epoca contemporanea. credo che questo sia l’ equilibrio perfetto.

Quanto è importante per te la parola nel canto?
È fondamentale. Il Canto senza parola e senza accento nella parola è nulla. A volte un interpretazione scaturisce da come decidi di “colorare” le consonanti, ancor più delle vocali. una ricerca onomatopeica del suono musicale sposato alla parola e in particolar modo alla consonante. L’opera è parola e musica, non bisogna mai perdere di vista che raccontiamo una storia al pubblico e dev’essere un esigenza quella di raccontarla come un attore senza dimenticare che parliamo la lingua della musica. E’ proprio questa la difficoltà del Teatro Lirico. Unire Musica, canto e parola.

Carmela Remigio ne "La donna serpente"

Carmela Remigio ne “La donna serpente”

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Carmela Remigio ne “La donna serpente”

Il debutto de “La donna serpente” di Alfredo Casella al Regio di Torino ha avuto un grande riscontro positivo nei tuoi riguardi. Cosa ci racconti di quella esperienza?
Un’esperienza molto particolare, impegnativa sotto molti punti di vista; ho studiato molto perché la musica di Casella è pensata per un cantante che usa la voce come uno strumento, staccandosi da qualsiasi convenzione ottocentesca.
Bellissima e difficilissima la mia scena all’inizio del terzo atto, “il lamento” della Donna Serpente che a voce sola in scena, con solo un coro interno che commenta, canta la sua solitudine e l’abbandono alla vita e all’ amore. Un omaggio contemporaneo al madrigale monteverdiano, con atmosfere sospese grazie ad intervalli musicali inauditi. Davvero un progetto musicale importante e coraggioso da parte del Teatro Regio di Torino e del M° Noseda, ricompensato da una grande attenzione e partecipazione del pubblico.

Del tuo debutto verista ne L’Amico Fritz di P. Mascagni, nel ruolo di Suzel alla Fenice di Venezia, cosa ti è piaciuto di questa esperienza?
Molto bella questa attenzione da parte dei Teatri Italiani verso un repertorio per molti anni un po’ bistrattato.
Ci tengo a precisare che L’Amico Fritz seppur Mascagni e quindi Verismo Italiano è un’opera che si contrappone alla Cavalleria Rusticana. dalle tinte meno fosche, fraseggio più giocoso e squisitamente Lirico, dall’ argomento meno sanguinoso e drammatico, si parla di amore giovanile, si descrive la serena vita campagnola di Suzel e Fritz, e l’ amore giovanile sboccia candidamente tra incertezze e silenziose sofferenze..
L’amico Fritz è precedente, seppur di pochi anni, alla Bohème, e si ritrova un certo gioco di fraseggio presente in Fritz anche in Bohème.
Interessante da questo punto di vista eseguire titoli nuovi. Crea relazioni musicali, parallelismi, e stimola la creatività.

Anna Bolena

Carmela Remigio nell'”Anna Bolena”

Quest’anno sarai a Salisburgo, città natale di W. A. Mozart, per interpretare Donna Anna nel Don Giovanni. Anche se ormai sono tantissime le volte che hai cantato questo ruolo, sei emozionata per l’evento?
Assolutamente emozionante per me cantare il Don Giovanni e Donna Anna a Salisburgo.
Dopo averla cantata in tutto il mondo e con i più grandi direttori, Salisburgo è un punto di arrivo gratificante. Tra l’altro con un cast molto Italiano: D’ Arcangelo, Pisaroni, Fanale, Arduini.
L’Italia può ancora essere un’eccellenza nel mondo!

Quali sono i pregi e difetti di Carmela Remigio?
lo lascio dire agli altri…

Cosa fa Carmela Remigio nel tempo libero?
In questo momento della mia vita il tempo libero è molto limitato…Le vacanze per me sono mare, amici e cibo. Amo cucinare e amo stare con la mia famiglia. Ho due bellissimi gattini Amleto e Ofelia che sono un ottimo anti stress…
Ci sarà tempo per dei veri hobby quando smetterò di cantare!

Adalgisa

Carmela Remigio nell'”Adalgisa”

Un sogno nel cassetto?
Il sogno è in un cassetto chiuso a chiave…non posso aprirlo!

Se potessi tornare indietro nel tempo, c’è qualcosa che faresti o che non rifaresti?
Se potessi tornare indietro ?
Rifarei le stesse cose con ancor più determinazione!

I tuoi prossimi impegni?
In questi giorni sono in Giappone per Bohème, sarò poi al Festival di Salisburgo come Donna Anna nel Don Giovanni, a seguire in Settembre Incoronazione di Poppea al Teatro alla Scala, Così fan tutte a Oviedo e per concludere l’ anno sarò Margherite nel Faust a Firenze. Il nuovo anno prevede una ricongiunzione vocale con Mariella Devia, sarò di nuovo la sua Adalgisa al Teatro Massimo di Palermo.

Hai qualcosa da dire attraverso noi ai tuoi fans?
Grazie per tutto l’affetto che mi dimostrate.

Grazie per averci regalato del tempo prezioso e ti auguriamo una lunga e sfavillante carriera ricca di soddisfazioni!

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Salvatore Margarone

Nasce a Catania nel 1972, si diploma in pianoforte al Conservatorio Statale di Musica Tito Schipa di Lecce sotto la guida del Maestro Dario Nicoletti. Agli studi pianistici affianca quelli di Organo e Composizione Organistica con il Maestro Gianluca Libertucci (Organista Ufficiale del Vaticano) e Composizione con Letizia Spampinato. Si perfeziona in esecuzione pianistica con Fabrizio Migliorino, Paul Badura Skoda. Alla carriera solistica affianca quella Vocale da Camera in duo con il soprano Stefania Pistone, con la quale segue i corsi specialistici sul Lied Tedesco di Elio Battaglia ad Acquasparta e a Salisburgo presso il Mozarteum. Da questo incontro inizia una lunga collaborazione con il maestro Battaglia accompagnando i corsi di canto lirico tenuti negli anni a seguire a Napoli e Catania, incidendo dal vivo, nel 2001, un CD delle Arie da Camera di V. Bellini per il bicentenario della nascita del compositore catanese. Vincitore di oltre 30 Concorsi Nazionali e Internazionali in duo liederistico con il soprano Stefania Pistone, pubblicano insieme tre Saggi Critici: Il Lied e Franz Schubert, Il Lied e L.v.Beethoven e La Romana da Salotto Italiana, tutti con CD allegato editi dalla Casa Musicale Eco di Monza. Con la stessa casa editrice prosegue una fruttuosa collaborazione che lo porta a pubblicare revisioni pianistiche di raccolte di lieder tra cui: Zelter, Mozart, Schubert, Schumann, Liszt, Brahms, Wagner, Wolf, ecc… in più due Antologie di Lieder per i Conservatori e Raccolte di Arie D’Opera. Si è esibito per enti lirici, tra i quali Teatro Bellini di Catania, Teatro Paisiello di Lecce, Teatro Comunale di Merano, varie associazioni ed enti pugliesi, ecc… all’estero Wiener Saal di Salisburgo, Gabinete Letteral di Las Palmas di Gran Canaria ecc…; stagioni concertistiche a livello internazionale tra cui : Settembre Musica 2001, per una “Maratona Beethoven”, dove nella stessa giornata si esibiva anche il Maestro Riccardo Muti con l’orchestra del Regio di Torino. Negli ultimi anni è stato direttore artistico del Circolo della Lirica di Padova, dove vive tutt’ora, proseguendo l’attività pianistica. Nel 2014, in occasione del 150° anniversario della nascita di Richard Strauss, pubblica il volume “Richard Strauss, Uomo e musicista del suo tempo” edito dalla Casa Musicale Eco di Monza, riscuotendo notevoli consensi di critica sulle maggiori testate giornalistiche specializzate (GB OPERA MAGAZINE, OPERACLICK, BELLININEWS, SUONARE NEWS, ecc…) Attualmente è impegnato nella stesura di un nuovo volume “Il Melodramma”, dalle origini ai giorni nostri, ed una Biografia su Sergej Rachmaninoff e la scuola russa. Si dedica con passione alla didattica del pianoforte e del canto, ed è docente presso l’Istituto Comprensivo Statale “Ricci Curbastro” di Padova.

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