Di Marina Landolfi
Un team internazionale ha pubblicato uno studio in cui è stata individuata la manifestazione di complicanze neuro-psicologiche da Sars-Cov-2 e da Long–Covid su adulti e bambini, illustrandone le attuali prospettive terapeutiche. Il gruppo di esperti è formato da ricercatori di diversi atenei, tra cui l’Università degli Studi di Milano
“Covid-19-associated neurological and psychological manifestations” è il titolo del lavoro pubblicato di recente sulla rivista Nature Reviews Disease Primers, che rappresenta un importante passaggio nel riconoscimento scientifico del ruolo dell’infezione da Sars-Cov-2 su diverse manifestazioni dell’attività del sistema nervoso (Neuro-Covid). Oltre a confermare i sintomi neuropsichiatrici associati al Long Covid e alla Covid-19, gli autori hanno indicato i meccanismi che possono causarli.
Lo studio, condotto da vari atenei, tra cui le statunitensi Yale University e University of California, University of London (Uk) e l’Università degli studi di Milano – Centro di ricerca coordinata “Aldo Ravelli” (Crc), riassume i più comuni sintomi neurologici collegati al Neurocovid: nebbia mentale (Brain fog), affaticamento continuo, cefalea, disturbi del sonno, ansia, depressione e altre neuropatie che possono avere un impatto incisivo sulla qualità della vita dei pazienti, soprattutto donne, lavoratori più esposti e gruppi vulnerabili a livello socio-economico.
Al momento la diagnosi del Neurocovid è essenzialmente clinica, mentre la gestione più efficace è multidisciplinare e mirata ai sintomi, poiché mancano biomarcatori affidabili e, di conseguenza, terapie specifiche. Tra i meccanismi patologici responsabili, viene invece riconosciuto il ruolo della persistenza virale del SARS-CoV-2 e di altre complicanze come la disbiosi del microbiota o l’attivazione immunitaria cronica. Gli autori indicano quattro linee principali per la ricerca e la cura del Neurocovid, che riconoscono come una sfida sanitaria di lungo periodo e un modo per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure: la standardizzazione delle definizioni e degli strumenti di valutazione, una maggiore comprensione dei meccanismi neurobiologici sottostanti i sintomi, l’avvio di trial clinici di qualità per terapie mirate, il rafforzamento delle strategie di prevenzione e la presa in carico.

La Statale di Milano ha partecipato a questo studio con Tommaso Bocci, docente di Neurologia, e Alberto Priori, direttore della Scuola di specializzazione in neurologia dell’ateneo, coordinatore del Crc e direttore della Clinica neurologica presso il Polo universitario San Paolo della Statale. “Questo articolo riconosce il ruolo dell’infezione su diverse manifestazioni dell’attività del sistema nervoso: da quelle psicologiche a quelle che interessano i nervi periferici, fornendo uno strumento unico di riferimento a livello internazionale che sicuramente costituirà una guida operativa”, afferma Tommaso Bocci. “Sottolineo anche l’importanza della Covid-19, una lezione su come si debba sempre essere pronti a ritracciare le proprie idee e gli approcci di ricerca biomedica in relazione alle esigenze della medicina clinica”.
Nell’articolo si sottolinea l’importanza di un approccio multidisciplinare e della prevenzione e della cura dei disturbi neurodegenerativi post-infezione; sebbene negli ultimi due anni le nuove diagnosi di complicanze neurologiche successive al Sars-Cov-2 si siano molto ridotte, i ricercatori ne evidenziano possibili effetti collaterali nel lungo periodo. “Gli effetti dell’infezione a lungo termine, e soprattutto della prima ondata, non sono noti e devono rimanere sotto attenta osservazione”, sostiene Priori. “Infatti diverse evidenze scientifiche hanno mostrato che il Sars-Cov-2 può agire da ‘tempesta perfetta’ e far attivare quei meccanismi tipici della neurodegenerazione, gli stessi che possono portare a malattie come il Parkinson o l’Alzheimer. È quindi importante che i servizi sanitari nazionali a livello mondiale mantengano attivi sistemi di monitoraggio neuroepidemiologico in tale senso e che i pazienti che hanno contratto il Sars-Cov-2, soprattutto nelle prime due ondate e con ospedalizzazione, si sottopongano a regolari controlli neurologici e segnalino al medico immediatamente la comparsa di rallentamento tremore, perdita di memoria”.
[Almanacco della Scienza N.3, marzo 2026]






