Friday, June 21, 2024

LO SCANDALO DEL MONTE PASCHI DI SIENA

A piazza Salimbeni ci si accede da una sola strada: la rinomata Banchi di Sopra. Una delle classiche vie Senesi, nel cuore della città, ricche di quelle caratteristiche che contraddistinguo il capoluogo Toscano. In questa Piazza ha sede il Palazzo Salimbeni mentre a sinistra e a destra si trovano, rispettivamente, il Palazzo Tantucci e il Palazzo Spannocchi. Tutti e tre i palazzi furono rimaneggiati e restaurati nell’ottocento da Giuseppe Partini che dette all’intera piazza l’aspetto attuale. Ed è proprio in questa piazza, nel palazzo Salimbeni, che ha sede la più antica banca del mondo: il Monte dei Paschi. Banca che nei mesi scorsi è finita al centro di uno scandalo finanziario che non ha eguali nella storia d’Europa e specialmente nella storia d’Italia. Danni per 730 milioni di euro ad opera della banda, denominata, del 5% . Dirigenti, amministratori e manager che da oltre dieci anni traevano profitti illeciti dalle commissioni sulle operazioni di finanza derivata e strutturata. Ma non solo vi erano operazioni bancarie criminali ma strane e particolari compravendite di altre fondazioni bancarie ed immobili che allargavano il giro malavitoso a contatti con l’estero. Insomma un vero e proprio giro oscuro che, di fatto, ha messo in ginocchio uno degli esempi bancari più lunghi della storia. A questo si aggiunge lo spettro della politica che nel nostro paese non fa mai mancare la sua partecipazione. Chissà cosa avrebbe pensato Sallustino Bandini, posto al centro della piazza Salimbeni con il suo sguardo severo, che fu religioso, politico ed economista che tanto diede alla sua Siena. E pensare che anche Ambrogio Lorenzetti dipinse la sua città come esempio del “buon governo”. Ma, purtroppo, quel che non riuscirono a fare le invasioni napoleoniche e due guerre mondiali lo hanno fatto in pochi anni scellerate amministrazioni.

MOMTE PASCHI2

Un destino ingiusto, quello di questa banca e dei suoi fedeli clienti, patrimonio storico e culturale del nostro paese. Esempio nel mondo di un prolifico e dinamico sistema finanziario che nella storia avviò il suo operato sotto il segno dell’altruismo. Il Monte dei Paschi di Siena, infatti, ebbe origine nel 1472, come Monte Pio o Monte di Pietà, per volere delle Magistrature della Repubblica di Siena e fu espressamente istituito per dare aiuto alle classi più disagiate della popolazione in un momento particolarmente difficile per l’economia locale. La sua attività, in ideale prosecuzione delle grandi tradizioni commerciali e creditizie della città di Siena, ebbe una rapida evoluzione in senso tipicamente bancario, specie a seguito delle riforme del 1568 e del 1624. In particolare, lo Statuto del 1624 varò l’adozione di progredite strutture operative, che legarono ancor più strettamente l’attività del Monte all’economia dell’area di insediamento. In seguito a questa riforma, la Banca acquisì anche l’attuale denominazione. Nella circostanza, infatti, il Granduca Ferdinando II di Toscana concesse ai depositanti del Monte la garanzia dello Stato, vincolando a tale scopo le rendite dei pascoli demaniali della Maremma (i cosiddetti “Paschi”). Il Monte dei Paschi estese gradatamente la sua attività ad aree sempre più vaste della Toscana e al momento dell’unificazione d’Italia si presentò come una delle più solide strutture bancarie nazionali, iniziando nuove attività, tra cui il credito fondiario, prima esperienza in Italia. A tutto questo si aggiunge anche la sua incredibile collezione artistica che nasce con le prime opere commissionate per dare lustro all’Istituto appena nato, come l’affresco della Madonna della Misericordia ordinata nel 1481 a Benvenuto di Giovanni del Guasta per celebrare la fondazione della Banca. La collezione si è arricchita nel corso dei secoli e oggi accoglie opere di artisti del ‘300 (come Pietro Lorenzetti), del ‘400 (come Stefano di Giovanni detto il Sassetta e Benedetto da Maiano), del ‘500 (come Domenico Beccafumi e Arcangelo Salimbeni), del ‘600 (come Francesco Vanni e Giovan Francesco Rustici), dell’800 (come Amos Cassioli), fino ad arrivare ai nostri giorni.

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