Friday, June 21, 2024

INCONTRIAMO LAURA VERRECCHIA, MEZZOSOPRANO DALLA VOCE PREZIOSA E DALLA PERSONALITÀ CARISMATICA

Intervista di Gianluca Macovez

Laura Verrecchia

Laura Verrecchia è un mezzosoprano emergente di grande talento.
Nata a Venafro (IS) nel 1990, comincia a studiare canto nel 2007, rivelando da subito un talento che la porta l’anno seguente a frequentare l’Accademia Internazionale di Canto Lirico del Soprano Katia Ricciarelli.
A soli vent’anni esordisce come Giannetta nell’ “Elisir d’amore” e Maddalena nel “Rigoletto”.
Nel 2012 interpreta il ruolo di Donna Elvira dell’opera “Don Giovanni” diretta dal Maestro F. Zingariello con la regia di Katia Ricciarelli e partecipa al Gran Galà finale del “Festival Mario Lanza. Nel marzo del 2013 ha interpretato il ruolo di Berta ne ” II Barbiere di Siviglia” ed ha cantato nel Requiem di Mozart in occasione del concerto di Pasqua nella basilica di S. Lorenzo a Firenze.
Dal 2013 cominciano ad arrivare premi e riconoscimenti internazionali, che la proiettano verso una carriera che la vedono cantare nei principali teatri non solo italiani.
Nel 2015 entra nel suo repertorio la parte di Rosina, che interpreta a Livorno, Firenze, Lucca, Pisa, Novara, sempre con ampio successo.
Nel 2016, fra gli altri ruoli, canta la parte di Rinaldo di Handel a Tenerife e per la prima volta interpreta quello che diventerà un suo cavallo di battaglia: Isabella nella ‘Italiana in Algeri’.
Negli anni seguenti il repertorio si allarga sempre di più, con una particolare propensione per Rossini: oltre a Rosina ed Isabella arrivano la Marchesa Melibea de ‘Il Viaggio a Reims’ al Rossini Opera Festival; Angelina della ‘Cenerentola’; Lucilla de ‘La Scala di Seta’: Zaida del ‘Turco in Italia’, interpretata alla Scala nel 2020.
Intensa Suzuki, credibile Romeo, sensuale Eboli, magnetica Lupa, la sua carriera si fa sempre più ampia e ricca di successi, grazie ad una voce di ampia estensione e dal colore ricco di sfumature, una tecnica sicura, acuti  potenti e fiati amplissimi.
Accanto agli aspetti musicali, emerge un carismatico talento interpretativo, che riesce a trasformarla di volta in volta in un giovane uomo, una sensuale futura regina, una giudiziosa Cenerentola ed una sensuale e quasi sfacciata donna uscita dalle pagine di Verga.
Pare riuscire a scavare l’animo di ogni personaggio, lavorando sulla parola, resa con una dizione limpidissima e riuscendo a trovare sfumature ed accenti coinvolgenti, mai banali, in grado di divertire, commuovere, appassionare.
L’abbiamo incontrata durante le repliche di ‘La Cenerentola’ a Trieste, uno spettacolo di grande successo di pubblico e critica, che l’ha vista applauditissima protagonista accanto a due giganti come Giorgio Caoduro e Carlo Lepore.
Gentilissima e disponibile ha risposto a tutte le tante domande che le abbiamo proposto.

Laura Verrecchia

L’Idea Magazine: Buongiorno, signora Verrecchia. Come è nata la passione per il canto in una bambina nata in un paesino di 10.000 abitanti come Venafro?
LAURA VERRECCHIA : La passione anzi, la vocazione per la musica mi accompagna da sempre.
Canto, ballo, suono da quando non avevo neanche gli strumenti per farlo ma è così che è successo, mi appartiene e basta. È la mia vita. Ciò che mi ha spinto a studiare e ho
iniziato dal pianoforte e dal ballo, è stato il Festival dedicato al grande Mario Lanza (mio lontano parente), organizzato a Filignano, paese di mio padre. Lì ho potuto
vedere da vicino la spettacolarità di quest’arte e mi sono resa conto della sua irrinunciabilità nella mia vita, seppur fossi ancora una bambina.

L’Idea Magazine: Ci parla un po’ di Venafro?
LAURA VERRECCHIA: Venafro è la città in cui ho iniziato i miei studi musicali e coltivato la passione per il ballo, il teatro. È una città in cui impari guardando anche le persone che, seppur in un ambito “amatoriale”, si cimentano in tante forme d’arte e tutto ciò è di forte ispirazione per chi ha dentro di sé quel fuoco che arde…Certamente per lo studio specifico del canto Lirico ho dovuto viaggiare quasi da subito: ho iniziato in un coro di voci bianche a Venafro ma dai 16 anni ho iniziato le lezioni con un’insegnante nel Lazio, poi al Conservatorio di Campobasso e alla fine sono approdata al Cherubini di Firenze.

L’Idea Magazine: Prima di parlare di opera, affrontiamo il suo rapporto con la musica leggera.
LAURA VERRECCHIA: Posso dire che mi piacciono quasi tutti i generi musicali, adoro la musica italiana e internazionale dagli anni 60 agli 90 con una particolare passione per Michael Jackson e Madonna. Da adolescente ho anche fatto parte di un gruppo Rock gotico.

L’Idea Magazine: Lei prima di studiare canto si era dedicata allo studio del pianoforte. Cosa l’ha spinta a passare dalla tastiera alla voce?
LAURA VERRECCHIA: All’età di 8 anni iniziai lo studio del pianoforte e dopo qualche anno fu proprio il mio Maestro, Claudio Luongo, a consigliarmi di fare l’audizione per essere ammessa al coro di voci bianche di cui vi ho parlato, poiché notò la mia predisposizione al canto.

L’Idea Magazine: Quali sono stati i suoi primi insegnanti?
LAURA VERRECCHIA: La mia primissima insegnante di canto (voci bianche) è stata l’isernina Antonella Inno, dai 16 anni mi ha seguita Antonella Sdoja, al Conservatorio di Campobasso ho studiato con Luciano Di Pasquale e a Firenze con Massimo Sardi e Donatella Debolini che è tuttora la mia insegnante.
In tutti questi anni, però, ho avuto occasione di fare masterclass e accademie anche con Katia Ricciarelli (a cui devo molto), Eva Marton, Daniela Dessì, Ernesto Palacio, Rockwell Blake, Enzo Dara, Raúl Giménez e altri…

L’Idea Magazine: Ci racconta qualcosa del suo incontro con Katia Ricciarelli?
LAURA VERRECCHIA: Ho conosciuto Katia Ricciarelli quando avevo 18 anni mentre davo una mano all’organizzazione del Concorso Mario Lanza a Filignano. Tra un documento e l’altro dei concorrenti, chiesi se ci fosse la possibilità di farmi ascoltare ed eventualmente ricevere qualche consiglio dal celebre soprano che immediatamente mi propose di seguire una sua masterclass che avrebbe tenuto in Toscana da lì a pochi giorni. È stato l’inizio di un viaggio meraviglioso fatto di esperienze che mi sono rimaste nel cuore.

L’Idea Magazine: Il suo repertorio spazia dal barocco al contemporaneo. contemporanea. Quale genere sente più vicino al suo carattere e quale più adatto alla sua voce?
LAURA VERRECCHIA: Adoro i ruoli buffi ma c’è in me una forte componente drammatica. Croce e delizia di questo mestiere è l’empatia con i personaggi che interpreto, dunque, come la brillantezza e l’allegria che mi trasmette ad esempio Rosina de Il Barbiere di Siviglia mi portano in uno stato di benessere e leggerezza, la sofferenza e la disperazione di Lupa o di Suzuki mi trascinano nella parte più scura delle umane fragilità ed è difficile liberarsi in velocità da certi stati d’animo finito lo spettacolo. È un filo molto sottile quello che separa il personaggio dalla persona una volta che ci si lavora tanto e in maniera approfondita: ti può rimanere accanto la sua luce o la sua ombra.
Vocalmente posso dire che ho vissuto in questi anni praticamente a pane e Rossini, autore del cuore e senza il quale non sarei arrivata così serenamente ad altri repertori. Passando per il belcanto devo dire che il mio percorso piano piano sta arrivando felicemente ai ruoli del verismo e contemporanei, dando sfogo alla gamma di sonorità che non avevo esplorato fino a poco tempo fa.

L’Idea Magazine: Lei è giovane, ma ha già una lunga carriera, con una gavetta che le ha consentito di maturare un solido metodo di lavoro. Cosa pensa della gavetta e quale è stato il suo debutto?
LAURA VERRECCHIA: La gavetta è importantissima per un giovane artista: non si può correre se prima non si sa camminare. Bisogna studiare, formare le basi solide e non solo dal punto di vista vocale e scenico. C’è bisogno di temprarsi ad un lavoro che presenta tante difficoltà.
Il mio debutto ufficiale è stato nel 2015 con Il Barbiere di Siviglia al Teatro Goldoni di Livorno con il progetto L.T.L. operastudio.

L’Idea Magazine: Lei è una giovane donna di appariscente bellezza, ma in scena sa trasformarsi in un credibile uomo. Come fa a calarsi con tanta abilità nelle parti maschili?
LAURA VERRECCHIA: La trasformazione per me è uno degli aspetti più affascinanti del mio lavoro. Abbiamo la possibilità di vivere tante vite. E quanto è bello entrare in un corpo, nei pensieri, nei sentimenti e nelle abitudini di qualcuno così distante da te stesso (a volte neanche tanto distante) e addirittura di sesso diverso?! Credo che in ognuno di noi ci sia una parte maschile e una femminile che siamo più o meno predisposti ad esplorare. Io personalmente adoro trovare la mia parte maschile. Certo, in alcuni casi ci sono delle difficoltà oggettive ma innanzitutto mi aiuta la profonda osservazione e poi il caro buon metodo Stanislavskij fa il resto.

L’Idea Magazine: L’abbiamo ascoltata più volte al Verdi di   Trieste. Indimenticabile la sua Isabella, la protagonista di una edizione di ‘Italiana in Algeri’ con le scene di Ugo Nespolo. Com’è stato entrare a far parte di uno spettacolo con la componente così profondamente artistica?
LAURA VERRECCHIA: Ho un bellissimo ricordo di quella produzione. Si entra in uno spettacolo e lo si fa in toto: quei colori erano anche della mia Isabella, quella vivacità era la caratteristica dell’intera opera d’arte di cui noi tutti facevamo parte. Credo che l’opera lirica sia LA forma d’arte che comprende tutte le arti: la musica, il ballo, la recitazione, la pittura…

L’Idea Magazine: Parliamo di Angelina, la protagonista di questa ‘ Cenerentola’ con le scene di Lele Luzzati.
LAURA VERRECCHIA: Per me Angelina è l’unico personaggio umano e drammatico de ‘La Cenerentola’. La sua storia possiamo trovarla ancora in una qualsiasi famiglia di qualsiasi parte del mondo.
Angelina è una ragazza che si innamora in maniera disinteressata, ostacolata da una situazione familiare oppressiva e ingiusta a cui si ribella con dolcezza ma senza leziosità. Lo vediamo dai recitativi e da alcuni momenti musicali in cui mostra il suo carattere ad esempio quando, tornati dal ballo, si rivolge al patrigno in maniera quasi “sfottente” sapendo benissimo cosa turbi lui e le sorellastre: “ma dite…cosa è accaduto? Avete qualche segreta pena?” oppure troviamo la fermezza del suo carattere nei recitativi con Dandini e il Principe: “O mutate linguaggio o vado via.” e “fermati, non seguirmi. Io tel comando.” e in fine, al momento dell’aria finale quando parla di una vendetta che in realtà è il perdono. Se analizzato bene, il personaggio di Cenerentola è si la bontà più pura ma non senza carattere. La sua storia ci fa sognare un mondo migliore, il lieto fine ci aiuta a sperare che la sventura che possiamo incontrare sul nostro cammino, alla fine sia provvida e che poi vissero tutti felici e contenti. È bello sognare ogni tanto, no?

L’Idea Magazine: Recentemente ha interpretato il complesso ruolo della Lupa ed ha partecipato alla prima mondiale di ‘Il berretto a sonagli’ alla presenza dell’autore, il Maestro Tutino. Come è andata?
LAURA VERRECCHIA: L’esperienza recentissima de La Lupa e de Il Berretto a sonagli di Marco Tutino è stata la più intensa della mia carriera fino ad ora. I motivi sono tanti: testo e musica di entrambe ti penetravano l’anima, la presenza dell’autore durante le prove è un evento più unico che raro come rara è la possibilità di far parte della creazione della prima assoluta mondiale di un’opera.
Preziosissimo è stato il lavoro musicale con il M° Carminati ed incredibilmente profondo il lavoro sul personaggio con Davide Livermore. È stata un’esperienza che non dimenticherò, da cui ho imparato moltissimo e a cui penso con commozione e gratitudine.

L’Idea Magazine: Come si prepara per un ruolo?
LAURA VERRECCHIA: Quando si studia un ruolo è praticamente impossibile non farsi un’idea sia musicale che registica frutto della nostra personale interpretazione. La parola d’ordine è: duttilità. Cerco di arrivare il primo giorno di prove ponendomi come un foglio bianco, facendo fare al/alla direttore/direttrice e al/alla regista Il loro mestiere. È chiaro che, se dovesse esserci qualcosa che si scontra in maniera importante con l’idea di qualcuno o con qualcosa soprattutto di pratico, sia dall’uno che dall’altro canto, ci si deve confrontare e trovare una soluzione per venirsi incontro.

L’Idea Magazine: Cosa pensa del dibattito su regie tradizionali e regie trasgressive?
LAURA VERRECCHIA: A me piacciono tutti i tipi di regia purché siano rispettosi del testo, della narrazione musicale e della resa vocale. Non adoro gli sconvolgimenti fini a sé stessi.

L’Idea Magazine: Lei è stata guidata da personalità forti: Damiano Michieletto, Roberto Andò, David McVicar, Alberto Triola, Gianni Quaranta, Calixto Bieito, Gean-Louis Grinda, Chiara Muti. Ha mai dovuto dire di no a delle richieste che le parevano eccessive?
LAURA VERRECCHIA: Ho avuto la fortuna di essere guidata da personalità forti da cui ho imparato tanto a cui per ora non ho dovuto dire dei no perché le proposte non erano eccessive anzi, fino ad ora ho solo potuto imparare e cogliere nuovi spunti per i miei personaggi.

L’Idea Magazine: A quale dei suoi spettacoli è più affezionata e ce n’è qualcuno al quale avrebbe preferito non aver partecipato?
LAURA VERRECCHIA: “Il primo amore non si scorda mai” e per me è proprio ‘Il Barbiere di Siviglia’ dell’operastudio LTL. Comunque, ogni produzione in qualche modo mi è rimasta nel cuore e fino ad ora non è mai successo di essermi pentita di aver partecipato anzi, molte produzioni le rifarei ancora e ancora.

L’Idea Magazine: Quanto è importante l’atmosfera delle prove fra colleghi? Ci sono dei cantanti con i quali si è creata una sintonia oltre il palcoscenico?
LAURA VERRECCHIA: Il clima delle prove è fondamentale per la buona riuscita di uno spettacolo, se la squadra è affiatata, in scena possono accadere delle vere magie! Ho la fortuna di aver conosciuto dei colleghi con cui poi è nata l’amicizia proprio partendo dal palcoscenico ed è proseguita aldilà del lavoro. Certo, non capita sempre ma quando accade è meraviglioso. Che cosa preziosa è l’amicizia.

L’Idea Magazine: Se potesse scegliere fra tutti i personaggi del mondo dell’opera, quale le piacerebbe interpretare?
LAURA VERRECCHIA: Mi piacerebbe essere Lindorf, Coppélius, Le docteur Miracle, Dappertutto de Les Contesd’Hoffmann e mi piacerebbe interpretare il ruolo di Santuzza in Cavalleria Rusticana.

L’Idea Magazine: Qual è il suo rapporto con le recensioni: le legge o le ignora?
LAURA VERRECCHIA: Ho un buon rapporto con le recensioni, soprattutto quando chi le scrive ha la sensibilità, l’intelligenza e la cura di soffermarsi su tanti aspetti. Non mi piace la superficialità. Anche perché il nostro lavoro è così complicato e pieno di sfumature che a volte mi pare che alcuni critici si impegnino a sminuire e svilire (evidentemente perché non addetti ai lavori) tutto il sacrificio e lo studio che c’è dietro la singola nota o il singolo movimento in palcoscenico.
Devo dire anche che sono stata molto fortunata in questi anni perché la critica mi ha trattata spesso benissimo e, quando non è stato così, ho cercato di analizzare ciò che veniva detto cercando di migliorare gli aspetti evidenziati su cui, facendo autocritica, mi trovavo d’accordo con il recensore.

L’Idea Magazine: Cosa le piacerebbe vedere scritto di lei e cosa la infastidirebbe veder pubblicato?
LAURA VERRECCHIA: Mi piacerebbe che i critici vedessero di più con il cuore e si soffermassero sulle emozioni che uno spettacolo complesso come l’opera lirica sa dare e non sulla singola sbavatura del cantante, essere umano in balia della delicatezza dello strumento, delle condizioni psicofisiche e di molti fattori da lui indipendenti. Discorso valido anche per orchestra, coro, regia.
Ad esempio, si sa che le prime sono le serate peggiori per giudicare gli spettacoli per molti motivi, perché la stragrande maggioranza dei critici si ostina ancora ad andare a recensire le prime e non le altre recite più rodate e rilassate? Questa è una domanda che faccio io a lei.

L’Idea Magazine: Finiamo chiedendole quali sono i suoi prossimi impegni? Quali i suoi sogni?
LAURA VERRECCHIA: In luglio sarò Rosina al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e poi sarò a Verona con il Falstaff di Salieri, Torino con Pulcinella di Stravinskij, alla Fenice di nuovo con Il Barbiere di Siviglia, nel circuito AsLiCo con Il Don Quichotte, al Petruzzelli con Carmen e altri progetti che svelerò più avanti…
I miei sogni sono tanti! Mi piacerebbe debuttare qualche altro ruolo en travesti magari rossiniano, essere di nuovo Romeo e debuttare Santuzza quando i tempi saranno maturi. Ridotto ai minimi termini: vorrei continuare a fare teatro, a godere di tutte le sue magie. Per me è l’ossigeno…

L’Idea Magazine: Un grande grazie a lei, e speriamo di poterla applaudire presto!

 GALLERIA

Gianluca Macovez
Gianluca Macovez
Da oltre cinquanta anni segue con passione e costanza il mondo del teatro e dell’opera lirica. Architetto, docente, storico dell’arte, immediatamente dopo la laurea inizia una intensa attività espositiva, sia come allestitore che come curatore, collaborando con istituzioni importanti come il Museo di Pordenone, il Rossini Opera Festival di Pesaro, Villa Manin di Codroipo, il teatro Verdi ed il Museo Teatrale di Trieste. Autore di numerosi articoli, saggi e testi, curatore di cataloghi e di pubblicazioni, soprattutto legati alla storia del teatro dell’opera ed all’arte contemporanea . Dagli anni Ottanta ha esposto le sue opere pittoriche in gallerie, pinacoteche, musei, sia in mostre collettive che personali. I suoi ricordi teatrali si possono leggere anche sulla pagina fb : “Memorie inutili di uno spettatore irrilevante: mezzo secolo in platea” e su “ Gianluca Macovez Versi Bastardi” , pubblica scritti poetici ed opere pittoriche.

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