Friday, August 19, 2022

“Scrivo le mie memorie dipingendo su grandi piatti di ceramica…” Intervista esclusiva all’artista Elena Candeo.

L’artista ELENA CANDEO: è nata a Cologna Veneta (VR) nel 1979. Diplomata in Pittura nel 2003 all’Accademia di Belle Arti di Venezia, insegna discipline artistiche dal 2005 nella scuola.
Oltre alle numerose esposizioni, l’artista ha illustrato vari libri di poesia, tra i quali, ultimamente, “Trittico Berlinese” di Marina Agostinacchio, edito nel 2021 dalla casa editrice  Idea Press (USA).

L’Idea Magazine: Buongiorno Elena. È evidente che sei completamente assorbita dalla tua arte. È sempre stato così o questo tuo bisogno di creare e sperimentare è sbocciato durante i tuoi studi accademici?
Elena Candeo: Esprimermi con le immagini è un’attitudine che ha caratterizzato la mia quotidianità dacché ne abbia ricordo. All’asilo le suore mi facevano dipingere con un cavalletto nel terrazzino dell’aula, il primo giorno di scuola la maestra ha fatto il giro dell’edificio con un mio disegno in mano (l’avevo ritratta con la ricrescita scura dei capelli tinti di biondo…). Non so se esiste davvero “la dote”, ma credo che a volte lo spirito di osservazione venga sollecitato di più nei primi anni di vita e ciò generi l’indomito desiderio di creare immagini. Provengo da una famiglia di operai e artigiani, che hanno sempre accolto con stupore le mie abilità, talvolta con timore. Gli anni precedenti agli studi accademici sono stati un’attesa, a volte tormentata, di trovare la mia giusta dimensione, consolata dalla curiosità e dall’amore per le discipline umanistiche e scientifiche che mi hanno accompagnato nell’adolescenza.

L’Idea Magazine: Quando e come hai iniziato la tua produzione artistica?
Elena Candeo: Mi sono laureata nel 2003 in pittura presso l’Accademia di BB AA di Venezia, dove ho iniziato a conoscere la vertigine che si prova costantemente nel labirinto della creazione artistica; la mia ricerca era allora incentrata su una nuova rappresentazione del corpo umano, che coincidesse con una geografia dell’interiorità. La mia attenzione era rivolta prettamente al genere maschile, per escludere suggestioni erotiche o legate alla maternità che potessero trasudare dal nudo femminile. Cercavo la rappresentazione di un eroe contemporaneo, o, meglio, di un anti-eroe, se inteso nell’accezione classica che vede coincidere la perfezione del corpo con la bellezza dell’anima. Corpi muscolosi e aitanti, ma colti in una dimensione intima, insicura, come se fossero visti dal foro di una serratura, spiati. Il contrasto che emergeva era rimarcato da forti contrasti cromatici e da sfaldamenti delle masse di colore contrapposti a linee grafiche e descrittive.
Era come suonare…

Aerea. Olio e acrilico su tela

L’Idea Magazine: Ma poi hai anche sperimentato con altri soggetti, oltre al corpo umano…
Elena Candeo Le masse corporee hanno, via, via varcato i confini della tela impadronendosi dello spazio e aprendolo ad illusioni prospettiche, paesaggistiche. Contemporaneamente allo sbocciare della ricerca pittorica, sempre durante gli anni di studio, è nata in me l’esigenza di sperimentare mezzi espressivi diversi, che esulassero dai virtuosismi ipnotici della pittura, così ho cercato la terza dimensione.
Avevo 22 anni quando sono partita con un panetto da 25 kg di creta rossa in spalla e mi sono inoltrata in un sentiero nel bosco, verso il Sagromonte, a Granada.
Ho cercato un albero dal tronco molto ampio e lì ho modellato un corpo di dimensioni monumentali, stavolta femminile, un busto che fuoriusciva dalla corteccia. Mi dava l’impressione di rendere reali i corpi che si estendevano fino a farsi paesaggio o, meglio, ora era il paesaggio a divenire antropomorfo, risuonando con le immagini pittoriche.

L’Idea Magazine: E i tuoi paesaggi, quando sono nati?
Elena Candeo: Nella pittura i corpi si sono dilatati fino a trasformarsi in paesaggi antropizzati. Paga della conquista di uno spazio tridimensionale, la presenza umana è diventata attrice di scene che affrontavano tematiche ambientaliste, mai troppo esplicite, quanto, piuttosto, oniriche.

Chrone. Olio e acrilico su tavola

L’Idea Magazine: Poi, se non sbaglio, dal colore sei passata al segno grafico…
Elena Candeo: Quando la narrazione è diventata più nutrita la ricerca cromatica ha lasciato il posto al segno grafico, per non perdere la spinta evocativa. Questo passaggio è avvenuto in particolar modo quando ho rivisitato le sculture in gesso di Antonio Canova in occasione di un’esposizione personale alla Gipsoteca di Possagno, nel 2010.
Il bianco delle sculture si contrapponeva ad un segno grafico nero, allo stesso modo l’estetica dei corpi idealizzati contrastava con la narrazione concettuale espressa dai disegni, che interpretavano le tematiche trattate.
Così a poco a poco la pittura si è emancipata dal colore, in favore della leggerezza del segno. Ma rimaneva il peso dell’opera, l’accumularsi di tela, carta, che risplende nel momento dell’esposizione per poi ingrigire nell’ombra. Quindi ho cercato un modo per liberare il segno dal supporto e usarlo puro e l’ho trovato in una dimensione performativa.
Ricordo il primo esperimento con emozione: a conclusione di una performance di danza al Bastione Alicorno di Padova il mio desiderio era che la danzatrice alzasse le braccia poiché si prolungassero in rami lunghi quanto la vertiginosa altezza delle pareti del Bastione; indaffarata per l’organizzazione della complessa performance non avevo fatto prove e un caro amico fotografo mi aveva prestato la fotocamera e l’aveva collegata al proiettore. Giunto il momento di agire non funzionava niente… dopo qualche secondo ho visto comparire il mio

segno bianco sulle mura, forte e splendente, che ramificava le braccia della danzatrice.
L’espressione sonora di sorpresa del pubblico mi ha confermato che stesse succedendo davvero.
E così ho portato il segno bianco su foglio nero in diversi palchi, entrando in scena con musicisti e danzatori con il mio strumento: il gesto grafico. Anche questo è come suonare.
L’accumularsi della carta diviene scenografico, non più peso morto; a volte utilizzo un rotolo di carta nera di diversi metri, così alla fine degli spettacoli più lunghi si crea una vera e propria strada illustrata.

L’Idea Magazine: A quali altre attività artistiche ami dedicarti?
Elena Candeo: Amo illustrare testi, soprattutto poetici, dipingere su piatti di ceramica per uso alimentare, perché sono altri modi per rendere dinamiche le immagini, vive, tangibili.
Continuo a realizzare installazioni naturali, personificando il paesaggio, cercando costantemente di sondare il mistero del corpo, anche su dimensioni monumentali, modellando masse di terra, con le mani. Allo stesso modo del segno performativo, qui la terza dimensione si fa lieve, ai miei occhi viva: pur se realizzo immagini di grandi dimensioni, esse sono effimere, destinate a dissolversi nelle forme del paesaggio naturale.
Chissà se un giorno torneranno i blu…

L’Idea Magazine: Hai dei progetti particolari in lavorazione dei quali vuoi parlare?
Elena Candeo: I progetti ci sono, procedono nei tempi rubati al lavoro e alla famiglia, con una forza indomabile, che scavalca, inesorabilmente, i limiti temporali e fisici. La maternità, l’insegnamento, occupano la maggior parte della mia vita, ma poiché essi trovino ragion d’essere continuo ad avanzare nel mio percorso artistico, a volte in punta di piedi, altre a passo sicuro.
L’anno scorso è nata un’associazione di artiste, Reitia Art, con la quale ci sono diversi progetti multidisciplinari per il 2022; ho testi meravigliosi da illustrare che prendono forma nel buio delle mie notti e che non vedo l’ora di realizzare.

L’Idea Magazine: In che modo sta influendo sulla tua creatività e la tua arte un periodo come quello in cui viviamo, con il Covd19, la quarantena e l’ isolamento?
Elena Candeo: Tra i tentativi di rendere efficace l’insegnamento on-line, di rendere colorata la crescita di mio figlio piccolo, le quarantene sono state, fino ad ora, indaffarate e caleidoscopiche. Ciò che affiora nei pochi momenti di silenzio è forse la ricerca di spiritualità, dell’essenza delle cose. Emergono sensazioni paragonabili a quelle che può aver provato Silvio Pellico nelle Casematte, quando scrisse “Le mie prigioni”, così scrivo le mie memorie dipingendo su grandi piatti di ceramica, ritrovando l’importanza della condivisione dei momenti quotidiani, preparando una futura, più consapevole, convivialità.

L’Idea Magazine: Se dovessi definirti con tre aggettivi, quali sarebbero?
Elena Candeo: Non saprei, mi vengono in mente sempre le mie debolezze: l’essere inquieta, sensibile, impulsiva… Vado meglio con i sostantivi: mamma, insegnante, generatrice di immagini.

L’Idea Magazine: Sogni nel cassetto?
Elena Candeo: Continuare a creare visioni positive che amplifichino la bellezza di questo mondo, e, sì… avere una casa con uno studio affacciato sulla natura.

L’Idea Magazine: Se tu potessi incontrare un personaggio del passato o del presente e porre qualsiasi domanda, chi sarebbe e che cosa chiederesti?
Elena Candeo: Ana Mendieta: come avresti continuato il tuo lavoro se non fossi caduta dal trentaquattresimo piano a trentasette anni?
Poi cercherei di far sorridere il mio adorato Buster Keaton.

L’Idea Magazine: Come passi il tempo libero?
Elena Candeo: Il mio tempo libero è condiviso esclusivamente con mio figlio, quindi i miei hobby sono quelli di un bambino… Adoro stare all’aria aperta e disegnare, disegnare, disegnare.

L’Idea Magazine: Chi è l’artista o artisti che ammiri di più?
Elena Candeo: Gli artisti che ammiro sono molti: in assoluto per ciò che ha significato per le varie fasi della mia vita il grande Michelangelo, poiché le sue opere condividono generosamente e in modo autentico la sua brulicante passione; tra i contemporanei impossibile non citare Anselm Kiefer e Gherard Richter per la ricerca pittorica, Theo Jansen e Cardiff-Miller per le tematiche di attualità affrontate con geniale raffinatezza.  Ricordo l’emozione provata a vent’anni nel conoscere Ana Mendieta, Annette Messager, Frida, e la sensazione di riconoscermi, un po’, in loro.

L’Idea Magazine: Un messaggio per i nostri lettori?
Elena Candeo: Fare sempre di necessità virtù, trovare o creare molteplici necessità per generare circoli virtuosi virali. Ovvero, usare l’arte come scudo, per sopravvivere!

 GALLERIA

Tiziano Thomas Dossena
Tiziano Thomas Dossenahttp://tizianodossena.info
Tiziano Thomas Dossena is the Editorial Director of L’Idea Magazine. He is the author of “Caro Fantozzi” (2008), “Dona Flor, An Opera by van Westerhout” (2010), "Sunny Days and Sleepless Nights" (2016), "The World as an Impression: The Landscapes of Emilio Giuseppe Dossena" (2020), and "Federico Tosti, Poeta Antiregime" (2021). Dossena is the editor of A Feast of Narrative anthology series and co-editor of Rediscovered Operas Series books on librettos.

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