Saturday, Nov. 17, 2018

L’ironia come strumento di critica costruttiva. Intervista esclusiva con l’autore Cosimo Scarpello.

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10 September 2018

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L’ironia come strumento di critica costruttiva. Intervista esclusiva con l’autore Cosimo Scarpello.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

Ci incontrammo nello stand dell’Italian Trade commission al Book Expo di New York, ben quattro anni fa. Dopo una piacevole conversazione, ci lasciammo con la promessa di risentirci e di continuare i nostri discorsi con tutta calma. Avvocato, consigliere comunale, vicesindaco ma soprattutto autore di successo, Cosimo Scarpello ha portato un’aria di fresca ironia nell’ambito dell’editoria italiana con i suoi simpatici libri di saggistica, e recentemente ha pubblicato anche un ottimo romanzo, “La figlia mai avuta”. Cogliamo, quindi, l’occasione di riprendere la nostra conversazione interrotta a New York e di potere aggiornarci sulle sue attività.

L’IDEA: Sei passato dai libri di diritto e di legge a quelli di saggistica e poi al romanzo. Che cosa ti ha stimolato a fare questo passo?
Cosimo Scarpello: Durante la mia attività professionale come avvocato e la mia esperienza politico-amministrativa sono venuto a contatto con persone di ogni età e di ogni estrazione sociale. I problemi, le sofferenze, le aspirazioni e le ossessioni della gente, legate agli stili di vita del nostro tempo, sono state oggetto di mie continue e profonde riflessioni che a un certo punto ho deciso di condividere pubblicamente attraverso dei saggi divulgativi. Per quanto riguarda il romanzo, a ispirare la mia vena narrativa è stato l’animo umano con i suoi angoli più nascosti e i desideri più inconfessabili.

L’IDEA: “Impasseport” è una critica umoristica, a volte anche autoironica, del sistema visto dall’interno, dato che tu sei stato consigliere comunale e vicesindaco. Come l’hanno ricevuta i tuoi colleghi di allora? Questo libro ha influenzato in qualche modo la nuova amministrazione?
Cosimo Scarpello: È un libro nato quasi per gioco, con l’intento di descrivere, con lo strumento dell’ironia e del sano umorismo, alcuni momenti della vita politica di una piccola comunità. Una raccolta di strafalcioni linguistici, pronunciati dagli amministratori locali, con cui ho cercato di offrire al lettore un aspetto più gradevole di un mondo che viene continuamente denigrato e dal quale la gente prende sempre più le distanze. La maggior parte dei consiglieri comunali, allora miei colleghi, ha capito lo spirito goliardico della mia iniziativa e ha riso dei propri errori. Qualcun altro, più permaloso, si è sentito offeso e non mi ha rivolto la parola per molto tempo. L’opera ha avuto qualche effetto anche sulla successiva amministrazione, poiché c’è stato chi, durante i propri interventi nelle sedute dei consigli comunali, ha fatto più attenzione a ciò che diceva e soprattutto a come si esprimeva.

L’IDEA: “Stressbook” è un’intelligente analisi dell’influenza negativa dei ‘social networks’. Il libro ha avuto un discreto successo sia di pubblico sia di critica. Vorresti spiegare in breve qual è la tua posizione in merito a questo argomento e a che cosa miravi con la pubblicazione di “Stressbook”?
Cosimo Scarpello: Stressbook contiene delle riflessioni sul mondo di Internet e dei social network. La trattazione, che ha un taglio ironico in alcuni punti e più serio in altri, ha l’intento di evidenziare, attraverso una rassegna di banalità, idiozie e contraddizioni che imperversano sui social, l’influenza negativa della comunicazione virtuale sulle relazioni interpersonali. La mia opinione su questo argomento, pertanto, è drastica. In alcuni capitoli del libro invito i lettori a tenere alta la guardia contro le possibili degenerazioni di un cattivo uso della rete, come la pubblicazione di foto e video violenti, l’incitazione all’odio e le notizie false. Alcuni anni fa, quando in un’intervista a un quotidiano locale ho sostenuto che la rete sociale, essendo uno strumento privo di filtri, può generare violenza, le mie affermazioni sono state definite persino oscurantiste. Ma quello che accade oggi è sotto gli occhi di tutti: basta scorrere una qualsiasi pagina di Facebook per trovare violenze, turpiloqui, offese e minacce. Senza considerare, poi, che di recente le fake news hanno influenzato il voto in alcune tra le più importanti democrazie occidentali, tra cui l’Italia. I fatti, dunque, sembrano darmi ragione, anche se – credimi – rivelarsi dei buoni profeti, in circostanze come queste, ha un sapore più amaro dell’essere smentiti.

L’IDEA: Potresti parlarci un poco di “Perduti”, il tuo libro finalista al Premio Quasimodo? Ha delle similarità a “Stressbook”? Pensi che il tuo messaggio sia anche quello di molti di noi della vecchia generazione ai quali manca il contatto umano?
Cosimo Scarpello: “Perduti” trasmette un messaggio più ampio e più forte di quello di Stressbook, perché la critica qui non investe soltanto il mondo di Internet e dei social network, ma si estende a una serie di paradossi e di contraddizioni che caratterizzano l’epoca attuale. Il libro contiene un susseguirsi di riflessioni e di squarci di vita quotidiana che, attraverso un costante confronto con un passato non molto remoto,  hanno l’obiettivo di guidare il lettore verso l’amara presa di coscienza di un presente angosciante e di un futuro incerto. C’è tutto il disagio di una generazione, quella degli over 40, che improvvisamente si è ritrovata catapultata in un mondo surreale, governato dalle leggi del mercato, dalla finanza, dallo spread, da Internet e dai social network, in cui l’umanità sembra aver smarrito il senso dell’orientamento. Un mondo vittima di una crisi antropologica, prim’ancora che economica, dominato da valori alienanti che costringono uomini e donne del nostro tempo a vivere in una precarietà quotidiana con conseguenze funeste. Un mondo nel quale ci sentiamo sempre più soli. Una società sintetica, virtuale, dimentica degli autentici valori umani, nella quale non riusciamo più a riconoscerci e in cui ci sentiamo tutti un po’ perduti.

L’IDEA: Il tuo romanzo “La figlia mai avuta”, vincitore del premio della giuria al Premio Letterario Milano International 2017, è la tua ultima opera pubblicata. Di che cosa parla?
Cosimo Scarpello: È un thriller che ha come protagonista un imprenditore senza scrupoli, avido, egoista e prepotente, che subisce la vendetta di un nemico che agisce dietro le quinte e la cui identità viene svelata solo nel finale. Lo scenario è un piccolo paese del Sud Italia, in cui la facciata è più importante della sostanza, dove le maldicenze, le rivalità e la superficialità regnano sovrane e persino la mediocrità è vista come un pregio.  Non aggiungo altro per non svelare il contenuto della trama e sottrarre al pubblico il piacere di scoprirlo attraverso la lettura.

L’IDEA: Se avessi l’opportunità di incontrare un personaggio importante del passato, chi sarebbe? Perché? Che cosa gli o le diresti? Che cosa ti aspetteresti che direbbe del mondo di oggi, della globalizzazione, dei social network, della mancanza di contatto umano in generale?
Cosimo Scarpello: John Kennedy e Michail Gorbaciov, che in un recente passato si sono spesi per abbattere le barriere nel mondo. La globalizzazione incontrollata ha scatenato reazioni opposte, generando ovunque sentimenti nazionalistici e spinte conservatrici.  L’uso distorto dei social network, inoltre, ha contribuito a consolidare queste tendenze, alimentando le propagande sovraniste mediante l’incitamento all’odio, alla violenza e al razzismo, facendo sentire importanti gli idioti e gli incoscienti. Quegli idioti e incoscienti, che in questi anni hanno eletto altri idioti e incoscienti alla guida dei loro Paesi: individui scellerati e irresponsabili che chiudono frontiere, costruiscono muri o negano soccorsi ai profughi in balìa del mare, vanificando in poco tempo il faticoso percorso di distensione, di unificazione e di progresso seguito all’abbattimento del muro di Berlino, per la cui caduta Kennedy prima e Gorbaciov poi si erano tanto prodigati. Spesso mi capita di chiudere gli occhi e di immaginare lunghe conversazioni con loro, dissertazioni politiche, analisi sociologiche e disquisizioni antropologiche su quanto accade nel mondo in loro assenza. Oggi più che mai avremmo bisogno di questi due grandi personaggi.

L’IDEA: Hai in serbo altri romanzi nel prossimo futuro oppure tornerai alla saggistica?
Cosimo Scarpello: Sto lavorando a un romanzo di formazione, che spero di completare per l’anno venturo. Quanto a un mio possibile ritorno alla saggistica, esso non è da escludere: dipenderà tutto dall’ispirazione del momento.

L’IDEA: Qual è il libro che hai scritto con il quale ti identifichi di più e perché?
Cosimo Scarpello: Perduti, perché come ho già detto esprime il disagio di una generazione alla quale appartengo e di cui nel libro mi faccio interprete. Una generazione che assiste ai profondi e repentini cambiamenti che avvengono intorno a lei, ne investiga le ragioni ma rimane impotente di fronte al disgregarsi di una civiltà alla quale sente ancora di appartenere e che cerca di difendere a oltranza, pur sapendo che non potrà più tornare indietro. Una generazione che porta con sé il rammarico di non aver capito per tempo, quando si viveva bene, quando tutto luccicava e tutti ci dicevano che saremmo stati dei numeri uno e destinati al successo, il pericolo verso cui stava andando incontro.  Eravamo troppo assopiti nel benessere, nell’illusione di un futuro roseo e di false speranze, per accorgerci che proprio allora, intorno a noi, si stava formando il cancro che ci avrebbe distrutto: quella categoria di burocrati e di banchieri ai quali si è asservita la politica e che ci ha costretto a ubbidire alle sue logiche, schiacciandoci e rubandoci i sogni. Quindi anche noi siamo colpevoli e la consapevolezza di non aver reagito quando avremmo potuto o dovuto farlo rende ancor più amaro e rabbioso il nostro disagio.

L’IDEA: Chi è lo scrittore che ti ha più influenzato? In che modo? E quello che tu ammiri di più?
Cosimo Scarpello: Non posso dire di scrittori che mi hanno influenzato, perché ognuno di noi ha un suo stile narrativo e storie originali da raccontare. Di certo, oltre ai grandi classici del passato che hanno plasmato la mia cultura umanistica, vi sono autori contemporanei che prediligo più di altri. Tra questi Massimo Gramellini, che oltre a essere uno scrittore è anche giornalista e conduttore televisivo. I suoi scritti mi affascinano molto, sia per la profondità dei contenuti, sia per come egli riesca, con un linguaggio semplice, accessibile a tutti e intriso di frasi a effetto e di figure retoriche, a renderli nello stesso tempo gradevoli, facili da leggere e di alto spessore formativo, siano essi romanzi, saggi o semplici articoli di giornale. Ho sempre ritenuto, infatti, che un autore non debba limitarsi a curare l’aspetto contenutistico e la correttezza sintattica e grammaticale di un testo, ma deve cercare di spingersi oltre per piegare la lingua a quei canoni estetici che consentano al lettore non soltanto di appagare i propri bisogni di conoscenza, ma anche e soprattutto di lasciarsi trasportare dalla lettura e di ritemprarsi nello spirito.

L’Idea: Hai un messaggio da inviare ai nostri lettori italoamericani che ancora amano la lingua della madre patria?
Cosimo Scarpello: Più che un messaggio, un saluto e un caloroso abbraccio ideale, sperando che la lettura dei miei libri risulti di loro gradimento. Un caro saluto anche a te, Tiziano, e a tutta la redazione di questa prestigiosa rivista. Vi ringrazio per avermi onorato di una vostra intervista.

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Tiziano Thomas Dossena

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