Monday, Nov. 30, 2020

Entriamo nel mondo fantastico di Gioia Colli. Un intervista esclusiva con la scrittrice.

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27 October 2020

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Entriamo nel mondo fantastico di Gioia Colli. Un intervista esclusiva con la scrittrice.

Intervista di Tiziano Thomas Dossena

La scrittrice emiliana Gioia Colli ha recentemente presentato “L’invasione del paese già a soqquadro – L’arrivo dei fantasmi”, il primo volume di una serie fantasy caratterizzata da caustico umorismo, bizzarre avventure e avvincenti misteri. Una commedia frizzante che mescola realtà e fantasia non solo per raccontare una storia originale e divertente, ma anche per far riflettere con leggerezza sui problemi della nostra folle, complessa e a volte stolta società. Abbiamo colto l’occasione per fare una chiacchierata con la simpatica scrittrice…

L’Idea Magazine: “L’invasione del paese già a soqquadro – L’arrivo dei fantasmi” è il suo ultimo romanzo, primo di una serie fantasy umoristica. Può parlarcene un po’?
Gioia Colli: Una forza aliena invade la terra per conquistarla, ma invece di partire dall’America o dal Giappone comincia dall’Italia. Oltre ad avere chiaramente sbagliato qualcosa, questi esseri simili a fantasmi sono inarrestabili e originari di una dimensione con regole molto diverse dalla Terra: quella dei cartoon. Difatti sono i cattivi di un cartone animato che Camena, la protagonista, conosce molto bene, al punto che il suo esserne una fan le impedisce di provare la paura che si sono giustamente presi tutti i suoi consimili. Di qui una serie di dialoghi brillanti e surreali che mi sono divertita moltissimo a scrivere, situazioni paradossali e… segreti. L’invasione del paese già a soqquadro è ambientata in un mondo simile al nostro che svelerà poco a poco le sue insidie e lo stesso accadrà coi personaggi. Quindi le risate non mancheranno, ma nemmeno una storia interessante.

L’Idea Magazine: A cosa mira con questa nuova serie?
Gioia Colli: A molte cose: la prima è creare una storia multilivello allettante sia per chi divora i libri e ciò che hanno scritto tra le righe, sia per chi legge in modo più lento o più superficiale. Vorrei diventasse come Chi ha incastrato Roger Rabbit o certi vecchi cartoni, che pur essendo amati dai bambini, sono capaci di lasciare un segno nella Storia e far riflettere, ridere ed emozionare anche gli adulti con molti elementi pensati appositamente per loro. Sebbene il Narratore lasci intendere quale sia il tono “giusto”, spetta al lettore stabilire quanto prendere seriamente le vicende, se ridere, preoccuparsi o lasciarsi scuotere. Volevo anche sperimentare con una struttura narrativa più libera rispetto a quelle che si usano solitamente senza andare a ledere la chiarezza e la comprensibilità, anzi, giovando a entrambe e alla credibilità; quante volte, in serie scritte o televisive, l’evoluzione di un personaggio avviene talmente in fretta da risultare poco credibile? Quante volte, pur di far arrivare la trama dove serve, lo scrittore non esita a rompere le regole che aveva stabilito prima o spinge i personaggi ad agire in modo contrario al loro essere? Volevo dare ai personaggi il modo e il tempo necessari per brillare e cambiare e lo stesso per il mondo in cui si trovano, risolvendo il problema della struttura narrativa di certi cartoni, o troppo lenta (ma tale da farci amare e conoscere personaggi e mondo in ogni dettaglio e segreto) o talmente veloce e piena di scene d’azione da nuocere alla coerenza e alla nostra capacità di capirci qualcosa. Volevo provare combinazioni mai provate di cose già dette e viste: questo è il significato dell’originalità; in questa direzione va anche la scelta del genere, un postmoderno ribaltato in cui i personaggi, invece di arrendersi al caos, sono chiamati a rimettere insieme i pezzi, capire e sperare anche in circostanze impossibili e assurde. Dare speranza resta uno dei miei obbiettivi, quando scrivo.

L’Idea Magazine: La Sua passione per i cartoons l’ha dimostrata fino dagli anni universitari, presentandosi con la tesi magistrale ‘La narrazione in CGI animation dei Blue Sky Studios e di Illumination Entertainment’. La tesi fu seguita dalla pubblicazione di “Cartoni Esaminati, saggio anarchico su stupidità, genio e inventiva”. Da cosa è nata questa Sua passione e cosa racconta veramente in questo libro?
Gioia Colli: Amo i cartoni animati da prima che imparassi a leggere e crescendo questa passione, invece di sparire, si è arricchita di domande. Il libro raccoglie qualche risposta e molte curiosità sulla storia del cinema e dell’animazione, il tutto mentre mi diverto a proporre chiavi di lettura e trovare spunti colti anche in serie sciocche. Ad esempio gli sfondi di Mucca e Pollo sono identici ai quadri espressionisti. Il saggio è un miscuglio di considerazioni, notizie storiche, analisi, amore (e occasionali disamori) per le serie d’animazione lì trattate. Volevo porre rimedio al fatto che non esiste alcun libro che tratti i cartoni animati in modo così profondo, serio e al tempo stesso leggero, nonostante vi siano trentenni – me compresa – che ancora amano e ricordano le serie animate della loro infanzia. L’animazione è un’arte che mi affascina e per una sorta di bizzarro paradosso, non è raro che i personaggi più semplici siano quelli capaci di rimanere più impressi. Un’altra molla che mi spinse a scrivere il saggio – e a farne una seconda edizione qualche anno più tardi – fu la scrittura della tesi triennale; non ero abituata a stendere testi con regole così rigide e Cartoni Esaminati fu un modo per evaderne. Per la tesi magistrale, invece, decisi di prendere sul serio l’amore per l’animazione e studiare come funzionasse presso i grandi studios come la Pixar, la Illumination Entertainment e Blue Sky. Ho sempre pensato che, sebbene fossero evidenti caricature, i (buoni) cartoni animati avessero una carica di sincerità viscerale inattingibile persino al migliore degli attori, come se potessero dire la verità in un modo indiretto ma molto più vero di tantissime serie televisive con attori in carne e ossa o saggi storici e questa convinzione ha influito sulla mia poetica.

L’Idea Magazine:Lei ha anche scritto tre libri definiti di ‘formazione. Può spiegare a cosa mirava con“Lisa e i Succhia Talento” e “Viaggio a Tetraktys: Resoconti di uno Sceleriano” e “Il segreto di Peach”, e di che cosa trattano? Questi romanzi sono connessi in qualche modo fra loro, a parte l’aspetto formativo?
Gioia Colli: Lisa è nata a mo’ di risposta al trend dei vampiri allora nascente (quanto imperante) che a me non piaceva; mi solleticava l’idea di una giovane alle prese con il soprannaturale e un mondo più complesso del previsto, ma gli elementi romance non mi interessavano. Così ho provato a scrivere una piccola collana di racconti fantasy selezionando i tratti del fantasy che mi piacevano; il risultato non è particolarmente stellare, ma tenendo conto del fatto che lo scrissi a sedici anni, penso sia stata una prima buona prova. Lisa, dapprima chiusa e testarda, impara pian piano a farsi delle amiche e contare su di loro oltre che su sé stessa; inoltre non si vergogna le rare volte in cui è impaurita e non sente affatto il bisogno di un fidanzato e pensavo che questo suo arco narrativo contenesse messaggi che la mia generazione aveva bisogno di sentirsi dire. Viaggio a Tetraktys, invece, è una storia di viaggio, esplorazione e fantascienza: un uomo qualunque viene reclutato da alieni umanoidi come paciere per il loro pianeta, ma durante il viaggio l’astronave viene attaccata e lui è costretto letteralmente a paracadutarsi in quel mondo sconosciuto e trovare una via verso la capitale. È un romanzo che scrissi dopo Lisa: il mondo e i personaggi sono più complessi, ma sebbene fossi ancora un’inesperta lo considero un buon passo avanti. Volevo catturare la gioia e le paure dei racconti di esplorazione che mi intrigavano e suggerire come sia saggio usare sia la testa sia le emozioni per capire ciò che ci circonda. Il segreto di Peach, invece, è un’opera che ho rielaborato più volte; è parzialmente ambientata nel mondo di Supermario, ragion per cui, per correttezza, ho scelto di metterne l’ebook gratuito. Tratta dell’amore per i videogiochi e di come questo possa aiutare a passare periodi difficili oppure, se estremizzato, a gravi problemi, ma tocca anche questioni profonde sull’esistenza umana e… letteratura. Naturalmente Mario non è l’unico eroe videoludico citato; ci sono personaggi inventati da me e svolte impreviste. È una lettera d’amore non solo alla cultura ma anche all’arte videoludica, per me un carissimo hobby oltre alla lettura.

Questi tre libri non sono collegati se non da ciò che collega tutti miei libri: la poetica di dire la verità per mezzo della fantasia. La realtà, come la testa di Medusa, impietrisce, è tentacolare e troppo complessa per poterla affrontare e capire direttamente e interamente; la fantasia diventa così lo specchio necessario a vederla e comprenderla, mentre contemporaneamente ci prendiamo una pausa di lettura da essa. Evasione, consolazione e verità formano così una sola moneta. Questo unisce tutti i miei libri, ma non escludo, magari in un futuro volume dell’Invasione, di creare un universo che raduni tutte le mie storie

L’Idea Magazine: Ha anche pubblicato un’antologia, “Roviglia Morr e la bottega dei racconti”. I racconti di questa antologia sono tutti fantasy? Anche qui troviamo l’impronta umoristica? Si trova più a Suo agio nello scrivere i racconti brevi o i romanzi?
Gioia Colli: I racconti appartengono tutti al genere fantastico, sebbene modellato diversamente da storia a storia: alcune sono fiabe moderne, altre sono racconti più realistici, altre sono inni all’immaginazione e al potere delle storie (come la stessa cornice). L’impronta umoristica va e viene ma non scompare completamente; trovare speranza mentre scrivo e portarla al lettore rimane uno dei motivi che mi spingono a scrivere.

Mi trovo più a mio agio nei romanzi, visto che i personaggi hanno molto più spazio per crescere, mostrarsi e finire in situazioni che ho più spazio per definire, ma può anche capitare che mi venga una buona idea senza sufficiente materiale per costruirci un romanzo. In quest’ultimo caso mi è possibile farne un buon racconto breve, ma sia da scrittrice sia da lettrice preferisco le storie più lunghe. Nei racconti brevi non c’è spazio per affezionarsi e conoscere i personaggi; molto più spesso mi sono capitate storie – anzi, schizzi – che puntavano tutto sul fattore shock. Non avevo il tempo di capirci qualcosa o riprendermi dal disgusto che subito era finito tutto. Preferisco le storie provviste della lunghezza a loro necessaria: niente fretta, né pagine di troppo.

L’Idea Magazine: Viene ispirata da particolari personaggi dei cartoni animati, anime o fantasy nello scrivere i suoi romanzi?Qual è il cartone animato che Lei ama di più? Ed il personaggio?
Gioia Colli: Quando scrivo o sono in cerca di idee i personaggi anime o di cartoni animati possono formirmi spunti preziosi, ma non è mi mai successo di vederne uno e pensare: “ecco, questo devo farlo entrare nel romanzo!”. O almeno così era prima di incontrare il cattivo principale di Pacman e le avventure mostruose. Riguardando quella serie mi sono resa di quanto non fosse così speciale come mi era apparsa in un primo momento, ma la personalità del villain e il modo in cui avevano le situazioni di sfuggire di mano agli stessi cattivi, costringendo i buoni a capire cosa fosse successo prima ancora di poterci mettere una pezza, mi fecero (e fanno tuttora) sorridere e ridere più di una volta. Con gli anime, poi, ho un rapporto particolare: pur amando l’animazione, preferisco seguire serie che adoro come One Piece, Black Clover o Der Werewolf the annals of Veight in forma manga o di romanzo. Forse è perchè gli anime mancano spesso della levitas dei cartoni animati o appartengono a generi che non sempre mi interessano (e il fanservice non aiuta a farmeli piacere). Se dovessi fare un elenco dei cartoni animati che amo scriverei come minimo tre romanzi! Ogni mio personaggio è costruito in modo tale da non poter fare a meno di comportarsi come fa e muovere la trama come fa; i dettagli sono spesso un misto di spunti da serie animate, personaggi reali e un’altra miriade di possibili fonti, compresi approfondimenti di Youtuber, articoli di giornale, videogiochi… ma se devo pensare a serie a cartoni che ho amato, citerò brevemente: I Puffi e molte di Hanna-Barbera (compresi ovviamente Tom e Jerry), poi i Looney Tunes, Bonkers gatto combinaguai, Talespin, I Netturbani

L’Idea Magazine: Lei ha un blog molto attivo in Internet. Di che cosa tratta?
Gioia Colli: I miei articoli parlano di un ventaglio di argomenti piuttosto ampio: le serie librarie che amo e perché le amo, considerazioni sull’animazione, la letteratura, i miei gusti letterari,  i libri che mi hanno colpito, curiosità di vario genere, la mia poetica… in un articolo parlo della differenza tra realismo, verisimiglianza e coerenza e in un altro posso divertirmi a parlare di quanto non abbia nervi abbastanza saldi per poter apprezzare il genere horror. Ho molti interessi e volevo che il blog riflettesse il mio eclettismo con parole semplici in piccole dosi.

L’Idea Magazine: Segue anche gli scrittori di stile fantasy in lingua inglese?
Gioia Colli: Jessica Townsend della recente ma splendida serie di Nervermoor, Roald Dahl e Johnatan Stroud nella serie Lockwood sono quelli principali, ma ultimamente la maggior parte delle serie fantasy che seguo sono light novels, ossia romanzi giapponesi tradotti in inglese (e più raramente in italiano).

L’Idea Magazine: Lei parla nel Suo Blog di Dante Alighieri. Qual è la connessione, secondo Lei, tra Dante e lo stile fantasy di oggi? Perchè lo ama tanto?
Gioia Colli: Amo Dante perchè scrisse un classico immortale che tratta di cose cruciali senza essere noioso, disperato o inaccessibile. Era serio, ma al tempo stesso le cantiche sono piene di immagini quotidiane o fantastiche e Dante come personaggio è fortemente imperfetto: ha paura di tutto, abbisogna di continue spiegazioni, sviene di continuo e senza una guida è perso o morto. Ci sono autori che invece, quando si inseriscono, si ritraggono come esseri perfetti ed onniscienti; per quanto riguarda il fantasy, temo si sia allontanato da Dante. Dante ha preso l’uomo e Dio estremamente sul serio senza ballarci intorno piangendo miseria, o stendere una sterile opera di teologia, bensì ha cesellato con fatica un monumento che ha resistito nei secoli e parla a tutti, a chiunque, dovunque in qualsiasi epoca, non per far passare per forza le sue idee, bensì per ridare speranza. La scrisse innanzitutto per ridarla a sé stesso, esiliato e con la sua donna ideale morta, per dirsi e dire a tutti di non arrendersi al male e alla disperazione, anche quando rischiano di tralvolgerci. Io adoro le opere che mi lasciano qualcosa di bello e memorabile dicendo la verità in modo diretto eppure indiretto, mentre non apprezzo i libri troppo cupi o troppo vacui, anche quando si tratta di fantasy aventi alle spalle un evidente sforzo nel caratterizzare il mondo e i personaggi. In questo pesa anche il mio gusto personale: la mitologia, fosse anche inventata, resta per me qualcosa di sterile, già visto, rivisto, studiato e ripassato mille volte per sette anni di fila che viene usato come pretesto per l’azione o come paravento per non parlare delle altre radici dell’occidente.
Un classico, invece, resta nella memoria, non invecchia mai, parla di cose cruciali e problemi della sua epoca e intrattiene senza deprimere, tutto ciò contemporaneamente. La Divina Commedia resta un classico e io amo i classici. Inoltre la letteratura italiana fino 1600 è il mio periodo preferito delle nostre lettere.

Affresco di Domenico di Michelino. Dante e il suo Poema (1465)

L’Idea Magazine: Se Lei avessse l’opportunità di incontrare un personaggio qualsiasi, del passato o del presente, e potrebbe parlare con lui (o lei), chi sarebbe e che cosa chiederebbe?
Gioia Colli: Chiederei a Dante se può dirmi dov’è un suo autografo della Commedia! Sarebbe una scoperta eclatante! E poi ne parleremmo a fondo, chiarendo misteri sulla sua opera e vita.

L’Idea Magazine: Un messaggio per i nostri lettori?
Gioia Colli: Pensate con la vostra testa, non esitate a dissentire (ed informarvi) se qualcosa non vi convince. Ma di messaggi ne avrei tanti, se posso aggiungerne un altro, sarebbe uno di quelli principali nell’Invasione: gli odi, compresi quelli di natura politica, sono tutti una gran brutta cosa. E non dimenticate Ombre sulla comunanza, il secondo volume dell’Invasione uscito proprio mentre scrivevo queste righe!

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Tiziano Thomas Dossena

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