Thursday, April 22, 2021

Angelica , la trobairitz, (ovvero l’appassionata studiosa di poetesse d’Occitania)

Articolo di Marina Agostinacchio

Poetesse di Occitania, Angelica vi chiama a raccolta!
E sì. Anni fa cercavo informazioni sugli scritti dei trovatori del 1100. Dovevo dare contenuto storico e stile al poemetto che ancora non trova editore (anzi lo trova ma a prezzo alto per la pubblicazione).
Mi imbatto in una tesi di laurea di una ragazza italiana e tra la bibliografia vedo il nome di Angelica Rieger, studiosa di trobairitz di Occitania.
Ma chi sono queste signore?
Delle vere e proprie poetesse, di origine nobile che danno il cognome ai figli, posseggono un castello donato dal padre in vista delle nozze dove fare vivere anche parenti e amici della dama al suo seguito, allestiscono spettacoli in cui i trovatori recitano poesia accompagnandosi a strumenti musicali, piccole arpe o vielles.

La lingua e la cultura dell’Occitania ancora viva tra le valli tra Francia, Italia Spagna

Sono donne assolutamente autonome e imprenditrici! Decido di scrivere Ad Angelica attraverso le coordinate della studentessa. Le invio una mail e scopro che sa esprimersi in Italiano, spagnolo, inglese e francese, oltre nella sua lingua, il tedesco.
Entusiasta dal mio interesse per le poetesse occitaniche, mi invia una ventina di miniature di queste donne, miniature del secolo XII da cui si evincono la loro vita e il loro potere. Le dico che prima o poi andrò a trovarla. E fu così.

Quell’estate (2015) organizziamo un viaggio in Germania. Mio marito propone un giro in bicicletta lungo il Reno. Contratto subito: si al giro ma a patto di andare ad Achen per conoscere Angelica e ringraziarla del prezioso materiale inviatomi.
Partiamo in auto con tanto di bici issate sopra. Prima tappa la Baviera. Vicino a Monaco abbiamo degli amici. Trascorriamo due giorni bellissimi. Già durante le soste del viaggio ci sperimentiamo in pedalate. Non oso narrare le mie seppure “candide” salite…
Quando ripartiamo la tappa pensata e condivisa con Angelica è Mainz. Lei vive lì col marito. Arriviamo in una giornata fresca verso l’ora di pranzo, come convenuto. La sento prima per il cellulare perché siamo in ritardo. La voce…
Sapete cosa vuole dire sentire la vibrazione di un suono che dice una vita… L’inclinazione di accenti fonici da cui capisci quanto si ha nel cuore…
Mi sentii accolta da quella voce che mi diceva, piana, in un italiano comprensibile, di non preoccuparci e che ci aspettavano.
Ci accoglie il marito. E subito due gatti di cui uno ha il nome Merlino.

Professoressa Angelica Rieger, Area didattica e di ricerca Intercultural Studies – Romance Studies. RWTH Università di Aachen (Germania)

Contesto perfetto per presentarci una studiosa di Letteratura Medioevale.
Arriva Angelica. Scende da una scaletta. Ci abbraccia e subito afferma che la loro casa non è chissà cosa ma che lei, proprio lei, l’ ha scelta perché ha un terrazzo con vista sul Reno.
Lì, col marito, quando possono, è solita gustare l’ aperitivo.
È un modo per aprire l’ ospite scelto a una condivisione che parte dal piacere di un incrocio tra un vino bianco profumato del Reno con un liquore alle rose. Ricordo bene il gusto. Feci il bis.
Si parlava in inglese spagnolo italiano. Tutti ci capivamo ed eravamo seduti a conversare in discorsi plurimi tessuti da sempre.
Poesia, trovatore, fiume, barche le parole che narravano pezzetti di vite diverse; ma poi forse non tanto.
Si parte quindi alla volta di una camminata che ci conduce a un ristorante con vista a vetri sul fiume.
Mangiamo e gustiamo parlando in ben quattro lingue: inglese e francese gli uomini, per meglio dire, il passaggio di parole a me arriva in francese che non sempre capisco.
Allora Angelica mi traduce in spagnolo ma poi passa la palla al marito in italiano. Marito che sconvolto le dice in tedesco che lui l’ italiano non lo sa…
Se qualcuno avesse ancora dubbi sull’ unione dei popoli europei, qui sarà smentito. Fare circolare le idee si può, eccome.
Dopo pranzo, giro per Mainz un po’ in tram, un po’ a piedi.

Quello che resta…
Entriamo nella chiesa di Santo Stefano. Lì ci fanno vedere le vetrate di Chagall commissionate dal parroco della chiesa nel periodo americano dell’artista.
Angelica si commuove nel raccontarmi il rifiuto di Chagall di vedere di persona l’installazione di quelle ”azzurrate” trasparenze.
Ha troppo dolore per tornare in Germania dopo tutto l’orrore del nazismo.
Gli occhi inumiditi di Angelica mi invitano a un abbraccio immediato. Quello scattato in due fotografie, in una delle quali lei ha un sorriso triste.
Tornati a casa, Angelica mi fa partecipe di un piccolo segreto. Una piccola gioia. Per un sentierino, posto dietro l’abitazione, si giunge al fiume. Il suo “mare privato”.
Nelle brevi estati, si immerge munita di una copertura, perché il fiume ha inciampi di pietre e flora.
Nuota felice in una natura che è tutta sua. Penso, quando mi racconta, sua per un’adesione del corpo e della mente a una sublimazione del paesaggio fluviale.
Ci salutiamo; dobbiamo essere in un’ altra cittadina, a sera.

Ogni tanto sento via mail Angelica. E mi dico che esistono sintonie d’anima. Eccome se esistono. Coglierle e ricrearle nella mente, se la vita non ti dà l’opportunità di un viaggio.

 

Una “trovatrice”, la contessa Beatrice de Dia, “Il mio desiderio” (1173-1210)

 

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