Monday, June 15, 2026

Se una specie scompare…

di Katia Genovali

Le conseguenze della scomparsa di una specie vanno ben oltre la semplice assenza dei suoi individui nell’ambiente. Può, al contrario, provocare effetti piuttosto complessi e talvolta a cascata sull’ecosistema, coinvolgendo tutte le altre specie e l’habitat circostante. Ce ne parla Emiliano Mori dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr

La perdita di biodiversità, ovvero la progressiva scomparsa delle specie dal Pianeta, è considerata tra le emergenze ambientali più gravi del nostro tempo, ancor più dei cambiamenti climatici. Il rischio ambientale legato alla perdita di biodiversità si estende non solo alle specie a rischio, ma anche, e soprattutto, all’intero ecosistema che le ospita, per gli effetti a catena che essa provoca.  È per questo che è importante monitorare le specie a rischio e gli effetti che la diminuzione degli individui che la compongono provoca sulle altre e sull’ambiente, come evidenzia Emiliano Mori, ricercatore dell’Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri del Cnr: “L’assenza o la scomparsa di una specie in natura non crea un semplice vuoto, più spesso produce una riorganizzazione, a volte silenziosa, delle relazioni ecologiche che tengono insieme un ecosistema. Ogni specie, infatti, non occupa soltanto uno spazio fisico, ma svolge una funzione importante: consuma risorse, ne rende disponibili altre, modifica habitat, trasporta nutrienti, crea opportunità per altri organismi. Quando questa funzione viene meno, gli effetti possono propagarsi ben oltre la specie stessa”.

Non tutte le specie hanno lo stesso peso ecologico. Alcune, pur essendo numericamente poco rilevanti, esercitano un’influenza sproporzionata sull’ambiente. È il caso delle cosiddette specie chiave o, in alcuni casi, delle specie “ingegnere dell’ecosistema”, capaci di modificare fisicamente il territorio e creare nuove condizioni ecologiche. “Il castoro europeo, ‘Castor fiber’, rappresenta uno degli esempi più noti: abbatte in modo selettivo la vegetazione, costruisce dighe e canali, agendo sui corsi d’acqua e favorendo la formazione di zone umide adatte a uccelli, piccoli mammiferi, insetti e numerose altre specie. Dove il castoro manca, si perdono tutti i processi ecologici che contribuiscono alla diversità del paesaggio. Anche la presenza del topolino delle risaie, ‘Micromys minutus’, è bioindicatrice degli ambienti umidi, in particolare agricoli, e segnala habitat a elevata complessità vegetazionale e buona qualità ecologica”, specifica l’esperto.

Bruco

Alcune specie hanno effetti meno appariscenti sull’ambiente, ma possono avere un ruolo comunque fondamentale. L’orecchione sardo, “Plecotus sardus”, pipistrello endemico della Sardegna minacciato di estinzione, è un esempio di biodiversità altamente specializzata e limitata a livello geografico. “Oltre al rischio di estinzione di una specie unica al mondo, la riduzione delle popolazioni di orecchione può alterare le dinamiche ecologiche del vulnerabile ecosistema insulare e di controllo naturale degli insetti. Se l’orecchione diminuisce, aumenta la popolazione delle specie di cui si nutre, tra cui ‘Lymantria dispar’, estremamente dannose per alcune specie di alberi forestali. La perdita di biodiversità, insomma, rende gli ecosistemi meno resilienti”, spiega il ricercatore.

La scomparsa di una specie produce anche effetti meno facilmente osservabili. “Talvolta un ecosistema sembra continuare a funzionare normalmente, ma perde progressivamente complessità e capacità di risposta ai cambiamenti. L’istrice, ‘Hystrix cristata’, diffuso nel paesaggio rurale italiano, attraverso il disturbo del suolo, la dispersione di semi e la modifica microstrutturale dell’habitat, influenza indirettamente la formazione di vegetazione e la disponibilità di risorse per altre specie”, continua Mori.

C’è infine la questione delle aree urbane. “Molte specie forestali, soprattutto mammiferi, uccelli e chirotteri legati a boschi maturi, cavità naturali e continuità ecologica, possono andare incontro a una vera e propria estinzione locale: non scompaiono a livello globale, ma cessano di essere presenti in determinati contesti, come città e aree periurbane. Questa assenza è spesso il risultato dell’azione umana: frammentazione degli habitat, semplificazione del verde urbano, rimozione di alberi vetusti, illuminazione artificiale e disturbo antropico. A scomparire non sono necessariamente le specie più rare, ma spesso quelle più specializzate, che dipendono da microhabitat specifici come cavità nei tronchi, legno morto, sottobosco strutturato o corridoi ecologici continui”, conclude il ricercatore.

La protezione della biodiversità, dalla città all’ambiente rurale, passa da scelte consapevoli e oculate, che riescano a evitare le cause di sofferenza delle popolazioni e a favorire misure per il loro benessere, in un’ottica di protezione globale di tutte le altre specie, compresa la nostra.

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Tiziano Thomas Dossena, Direttore Editoriale della rivista/Editorial Director of L'Idea.

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