Napoletani, ovunque voi siate, preghiamo tutti insieme per salvare la città di Odessa che la Russia sta distruggendo. Odessa appartiene un poco anche a tutti noi, è la terra dove è nata ‘O SOLE MIO, la canzone più conosciuta e cantata al mondo. Pochi sanno che la musica è stata composta a Odessa.

Vi racconto la storia: nell’aprile del 1898 Giovanni Capurro (Napoli, 1859/1920), uno dei più importanti poeti napoletani, affidò il testo al compositore Eduardo Di Capua, che era in partenza per una serie di concerti nell’Europa orientale. La prima tappa era Odessa. La mattina dopo l’arrivo, ci fu un acquazzone tale da impedire al maestro di uscire dall’albergo. Fu così che, dovendo gioco forza restare in camera, tirò fuori dalla tasca la poesia di Capurro che, guarda caso, iniziava così: “Che bella cosa è na jurnata ‘e sole, n’aria serena doppo na tempesta…” e in quella mezza mattinata rivestì di magiche note i versi di ‘O sole mio, tant’è vero che nel 1920 avvenne un fatto eccezionale riportato da tutte le cronache del tempo. Ai giochi olimpici di Anversa, nel 1920, il giovane milanese Ugo Frigerio si aggiudicò la vittoria in entrambe le gare di marcia, i 3000 metri e i 10 chilometri, guadagnando due medaglie d’oro. Durante la premiazione, il direttore della banda incaricato di eseguire la Marcia Reale, non riuscendo a trovare lo spartito, ordinò all’orchestra di suonare ‘O sole mio. Il pubblico presente andò in visibilio e la notizia fece il giro del mondo.
Purtroppo il poeta Capurro non ebbe dalla vita e dall’arte quella fortuna che avrebbe meritato. Lui, così ricco di vera poesia, morì povero e solo. Nelle due quartine di una lirica pubblicata nel 1977 in una breve raccolta di versi, uno scugnizzo scriveva: “Eppure ‘n pietto le sbatteva ‘o core/ cchiù ricco ‘e tutta ‘a terra, e ne screvette/ vierze ‘mpastate ‘e mèle e sentimento,/e quanto ammore dinto ce mettette./ Campaie dint’’a miseria amara e nera,/ senza avé maie ‘a gioia ‘e n’arrecrio,/ desideranno ‘e vvote pure ‘o ppane…/ e ‘o munno sano canta “ ‘O sole mio”!
Raffaele Pisani






