Chi l’ha detto che una vacanza perfetta è fatta solo di mare, spiagge, feste al tramonto e discoteche? Per divertirsi, emozionarsi, conoscere gente e fare nuove esperienze, sono sempre di più i giovani di origine italiana che scelgono di visitare il nostro Paese. Ma attenzione: non si recano solo nelle mete turistiche più gettonate e amate in tutto il mondo – come Roma, Firenze, Napoli o Milano – ma scelgono il paese dei nonni, dei bisnonni o dei loro antenati. In quel piccolo borgo di provincia che ha visto partire negli anni i loro discendenti – e non solo – questi turisti speciali vivranno una vacanza memorabile, un’esperienza che resterà impressa nei loro ricordi: andranno ad esplorare quelle viuzze di cui tanto hanno sentito parlare fin dall’infanzia, riconosceranno il profumo del piatto tipico preparato a casa nei giorni di festa, riascolteranno quell’accento familiare che tanto gli ha fatto amare l’Italia.
Magari parteciperanno alla famosa processione e applaudiranno la banda del Paese il giorno della festa del Santo Patrono, assaggeranno prelibatezze alla sagra in piazza e faranno tappa in Comune, in Chiesa o al cimitero per rintracciare le proprie origini e ricostruire la propria storia familiare. Lì, dove il tempo sembra essersi quasi fermato – ma dove tradizioni, cultura, riti, folclore sono ancora più vivi che mai – incontreranno parenti mai conosciuti prima: ci saranno lunghi abbracci, stupore, lacrime. È un turismo delle emozioni. O meglio, è il turismo delle radici, mosso dall’esigenza di riscoprire o tenere saldo il radicamento alle origini, geografiche e culturali, della propria storia e che ha per protagonisti i figli e i nipoti di emigrati.
Un fenomeno su cui l’Italia ha deciso di investire: la Direzione generale per gli italiani all’estero (DGIT) del MAECI (Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale) ha iniziato a guardare con interesse a questa speciale forma di turismo già dal 2018. Con un gioco di squadra tra istituzioni centrali, enti locali, settore privato e associazioni, nel 2024 ha lanciato Italea, progetto del Pnrr finanziato da NextGenerationEU: l’obiettivo è attrarre italiani all’estero e italo-discendenti intenzionati a scoprire i luoghi e le tradizioni delle proprie origini, fornendo un insieme di servizi per agevolare il loro viaggio in Italia, dagli sconti su cibo e trasporti fino alle agevolazioni ai musei e molto altro.
Promuovere così il ritorno e l’accoglienza degli emigrati italo-discendenti nei territori di provenienza e allo stesso tempo valorizzare i piccoli borghi del nostro Paese. È un fenomeno di grandi numeri, perché già in passato l’Enit aveva registrato sotto questa voce milioni di arrivi, con un flusso economico in entrata superiore a 4 miliardi di euro in epoca pre-Covid. Un segnale importante per sei milioni di italiani residenti all’estero, una cifra che sale a 80 milioni comprendendo anche oriundi e discendenti e addirittura a 260 milioni se si includono gli affini con legami parentali di quanti parlano la lingua italiana o si sentono comunque vicini alla nostra cultura. Una comunità enorme che ha voglia di riscoprire le proprie origini e che rappresenta dal punto di vista turistico una domanda potenziale di dimensioni sorprendenti. Con un valore economico totale potenziale che potrebbe ammontare a 65 miliardi di euro, superando i 141 miliardi di euro applicando il moltiplicatore economico del turismo. Per il 2024, le stime sulla spesa sostenuta dai viaggiatori delle radici indicano un ammontare di circa 5 miliardi di euro. Un valore destinato a crescere ulteriormente per attestarsi oltre i 5,5 miliardi di euro nel 2026.
Quello che qualcuno potrebbe definire nostalgico o malinconico è un fenomeno che si sta rivelando contemporaneo, un trend. Il turismo delle radici è molto di più che un’esperienza di viaggio: stimola l’economia, rafforza i legami con le comunità di italiani all’estero, favorisce scambi culturali e politiche sostenibili e responsabili. Spiega il Consigliere d’Ambasciata e responsabile del Progetto ITALEA presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Giovanni Maria De Vita: “Sempre più persone nel mondo cercano di tracciare le linee della propria genealogia, ritornando nei luoghi d’origine delle proprie famiglie. Una tendenza che diventa opportunità perché il Turismo delle Radici rilancia territori in crisi, contrasta il fenomeno dello spopolamento, genera introiti, sostiene l’occupazione in settori chiave come l’ospitalità, i trasporti, il commercio e promuove il patrimonio culturale e naturale. Oggi riveste un’importanza cruciale per l’Italia dove l’operazione Turismo delle Radici è entrata nel vivo nel 2024 – Anno delle radici italiane nel mondo – proprio grazie a Italea”. “Il nome Italea deriva da ‘talea’, una pratica con cui si consente ad una pianta di propagarsi – conclude De Vita – recidendone una parte e ripiantandola, le si può dare nuova vita, facendo crescere nuove radici: proprio come accade con le migrazioni. Questo programma rappresenta un invito alla riscoperta della ‘pianta madre’”.






