Friday, March 6, 2026

Ecosostenibilità al museo: l’esempio della canapa nella Valnerina

di Maddalena Rinaldi

Aperto al pubblico nel 2008 e riallestito nel 2016 grazie ai fondi della Programmazione europea 2007-2013, il Museo della canapa di Santa Anatolia di Narco in provincia di Perugia è un luogo dedicato alla valorizzazione e alla promozione di questa fibra

Premiato con menzione speciale dall’International Council of Museum (Icom) nel 2016 come “eccellente pratica nella relazione fra museo e paesaggio culturale” il Museo della canapa è al contempo ecomuseo e museo diffuso, esempio ben riuscito di promozione del patrimonio culturale e ambientale.

Mediante una complessa articolazione di spazi e narrazioni, l’ecomuseo della canapa dispiega il suo racconto lungo il caratteristico borgo medievale e invita il visitatore alla scoperta della storia della canapa, dei suoi usi e del suo sfruttamento, sia in ambito domestico che produttivo.

L’allestimento, articolato in tre differenti edifici del cinquecentesco palazzo comunale e lungo il tratto urbano che li collega, racconta al visitatore l’importanza della coltivazione della canapa per l’intera Valnerina in cui sorge, attraverso l’esposizione di una ricca collezione di manufatti tessili, molti dei quali donati dagli abitanti del paese. Col fine di studiare, conservare e valorizzare i saperi tradizionali e il patrimonio storico e antropologico legato alla coltivazione della canapa in Valnerina, il museo è il protagonista indiscusso del paese, fino al punto di mostrarsi come un museo diffuso, capace cioè di travalicare le pareti degli edifici occupando lo spazio urbano.

Il museo è, inoltre, parte attiva della comunità: svolge molte attività didattiche e offre a scuole e università un programma di approfondimento teorico pratico sulla rinascita della canapa e sul suo utilizzo in epoca contemporanea.

Frequentato da studenti e professionisti per ricerche sulla bioedilizia, la struttura prende parte a progetti artistici con gallerie e musei locali e nazionali e collabora ad attività di ricerca per il recupero e la riproduzione di tele a partire da calchi rinvenuti negli scavi con archeologi e con istituzioni nazionali e straniere.

Canapa

Il percorso museale inizia – tra corde, fili e tessiture – dal racconto di una guida che introduce lo spettatore alla storia della coltivazione della canapa e di tutte le sue fasi, descrivendo quanto con essa si produceva un tempo (farina, sapone, semi, olio…) e quanto ancora oggi invece si può produrre con moderne tecnologie (dalla birra a vernici e prodotti per la bioedilizia, usando il canapulo).  Il fil rouge che accompagna l’esposizione in tutto il percorso in cui si dispiega è il forte odore della canapa, che pervade tutti gli ambienti, rendendo la visita caratterizzata da una decisa saturazione organolettica. Al linguaggio sincretico tipico di questo allestimento, fatto di luci, immagini, prodotti tessili lavorati a mano, cifrati e intagliati, con trame e orditi tipici del territorio (come tovaglie, corredi per i neonati, camicie da notte, asciugamani, lenzuola), oggetti da toccare e racconti da ascoltare, si aggiunge infatti la sollecitazione olfattiva che contribuisce a coinvolgere emotivamente il visitatore al racconto.

Verso la fine del percorso la parola è lasciata agli oggetti esposti o proiettati: corredi neonatali in vetrina, proiezioni di riviste a parete ed esposizione di progetti artistici. L’ultima stanza, che conclude la visita al museo, mostra l’installazione artistica di Liliane Lijn, “Spinning Dolls”, un omaggio alle donne, ma anche alla moda e alla tessitura.  Prima di uscire il visitatore è accompagnato presso i locali del laboratorio didattico dove può cimentarsi nella tessitura della canapa. In questo ultimo ambiente, realizzato dal restauro di una bottega degli anni Sessanta, più moderno, le pareti sono realizzate con pannelli di vernice e polvere di canapa, in continuità concettuale con l’intera esposizione.

Il Museo della canapa, offrendosi come un viaggio nella storia di una intera comunità che ruota attorno alla materia prima della canapa, caratteristica del territorio, oltre ad essere un ecomuseo e un museo diffuso è a tutti gli effetti un museo etnografico, volto al recupero e alla valorizzazione di antichi mestieri come quello delle canapine (che coltivavano la canapa) del canapaio (che la raccoglieva e la tagliava) e del cordaio (che dalla canapa produceva corde).

Il museo è anche parte dell’Ecomuseo della dorsale appenninica umbra, una rete di realtà museali, centri di visita e spazi espositivi volta a conservare la memoria della storia e della cultura materiale e immateriale del territorio, a tramandare tradizioni e mestieri (come canapa e tessitura, norcineria, tartufo e scuola chirurgica), ma anche a fornire le chiavi di interpretazione e di accesso al territorio, promuovendone e favorendone la conoscenza attraverso aspetti culturali, ma anche economici e sociali.

Tipologia: Eco museo

Indirizzo: Piazza del comune vecchio, 1 – Sant’Anatolia di Narco (PG)

Sito web: https://www.museodellacanapa.it

Crediti fotografici: sito web del museo

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Tiziano Thomas Dossena, Direttore Editoriale della rivista.

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