Wednesday, October 28, 2026

Angeli a Roma. L’eterna bellezza, il cielo su di noi.

Articolo di Patrizia Di Franco

A Roma il cielo si espande nell’etere, rischiara i sanpietrini, dipinge volti, talvolta assume le sembianze di un angelo. È di una bellezza radiosa, capace di rendere visibile l’invisibile e di rivelarsi, come espressione altissima e simbolica, negli angeli. A loro è dedicata la splendida mostra “ANGELI. Messaggeri, Custodi e Viandanti. Le sublimi creature dall’Antico al Contemporaneo“, allestita nelle sale di Palazzo dei Conservatori, ai Musei Capitolini. L’evento, a un anno dalla scomparsa di Papa Francesco, rappresenta un omaggio al “Vescovo degli ultimi”.

Angelo coi simboli della passione Cesare Nebbia. Photo Patrizia Di Franco

Nelle intenzioni dei curatori, Massimo Rossi Ruben e Viviana Vannucci, è un tributo alla sua memoria, perché “proprio come gli angeli protagonisti della rassegna, egli ha inteso interpretare la propria vocazione per il prossimo come un ponte tra cielo e terra”. L’evento offre un eccellente e coinvolgente percorso tra arte e spiritualità, attraverso opere provenienti da importanti musei italiani, collezioni private, istituzioni culturali.

Angeli in Santini e immaginette votive. Photo Patrizia Di Franco

L’esposizione, inaugurata il 13 maggio e visitabile fino al 1° novembre, è stata promossa da Roma Capitale con l’Assessorato alla Cultura e la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, e organizzata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura, presieduto da Giuseppe Lepore, con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura. La mostra copre un ragguardevole arco temporale, dal Medioevo all’età contemporanea, con richiami alla tradizione paleocristiana, e si dispiega in tre sezioni tematiche:
I Messaggeri. Dall’annuncio biblico alle espressioni rinascimentali: angelo latore di speranza e del Verbo; I Custodi. La presenza che illumina, regge, veglia e protegge, simbolo della premura e amorevolezza divina, alleato e custode, eterno conforto nell’esistenza terrena; I Viandanti. Figura di prossimità e condivisione, guida che accompagna e orienta il cammino dell’uomo nelle lotte e sfide del suo tempo.

La raffinata e suggestiva rassegna invita a riscoprire gli eterni messaggeri sospesi fra cielo e terra, e il loro profondo legame con l’umanità. Meravigliose opere di eccelsa estetica, tra cui sculture, ceramiche, dipinti, tempere, pergamene, narrano l’evoluzione del ruolo angelico: da presenza divina e solenne a simbolo profondamente umano e contemporaneo.

L’ Angelo custode Lo Spadarino. Photo Patrizia Di Franco

Un affascinante excursus tra nomi celebri quali Carlo Dolci, Bartolomeo Caporali, Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona, Guercino, Giovanni Antonio Galli detto lo Spadarino, Lorenzo Sabatini, Carlo Saraceni, Domenico Morelli con il suo olio su tela, manifesto della pittura di storia della scuola napoletana del secondo Ottocento. Nella creazione artistica di Morelli, la dimensione drammatica della morte si dissolve in un movimento ascensionale che conduce i corpi dei martiri verso una luce ultraterrena, il dolore viene trasmutato in una visione lirica e umana della salvezza, il volo degli angeli si fa simbolo di speranza, trasformando il martirio in un atto di passaggio sospeso tra la materialità del corpo e la leggerezza dell’anima eterna. Dalle suggestioni del pittore napoletano si prosegue in una esplorazione appassionante, tra custodia e cura, protezione e speranza, nell’intrecciarsi di arte, fede, spiritualità, riflessioni. Occasione rara di ammirare capolavori normalmente non accessibili al pubblico tra cui spicca “Angelo Custode” di Giovanni Antonio Galli, detto” lo Spadarino”, concesso eccezionalmente dal Fondo edifici di culto del Ministero dell’Interno e conservato nella Chiesa di San Rufo a Rieti. La mostra riunisce opere provenienti dal Museo e Real Bosco di Capodimonte, dalla Galleria degli Uffizi di Firenze, dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma e dai Musei del Bargello.

Pietro da Cortona L’ Angelo Custode. Photo Patrizia Di Franco

Tra i capolavori esposti figurano “L’Angelo Custode” di Pietro da Cortona, datato 1656 e proveniente da Palazzo Barberini, “L’Angelo annunziante” di Carlo Dolci, e “San Matteo con l’Angelo” del Guercino. Particolare attenzione è riservata alla progressiva trasformazione della figura del messaggero celeste, che nel corso dell’età moderna assume una dimensione più vicina all’uomo, fino alle riletture simboliche e metaforiche dell’arte tra Ottocento e Novecento. Il progetto artistico si presenta come un invito a osservare gli angeli non soltanto quali protagonisti dell’iconografia religiosa, ma come figure che continuano a interrogare la sensibilità contemporanea.

CARLO DOLCI Angelo annunziante (1650 ca) Photo Karm Amato

Le più antiche raffigurazioni di angeli risalgono ai primi secoli del cristianesimo e si distaccano dalle immagini pagane da cui in seguito deriveranno alcuni caratteri. All’origine dell’iconografia non vi è un’immediata trasposizione dell’archetipo che solamente dopo l’editto di Costantino nel 313 d.C., verrà utilizzato come immagine di riferimento. Nella più antica Annunciazione finora conosciuta, in un lacerto di affresco presente nella catacomba di Priscilla (II-III secolo) a Roma, figura un angelo aptero, senza ali, come dovevano essere le immagini dei messi divini, per distaccarsi dal repertorio figurativo idolatra.

“Messaggeri divini”, “Esseri di luce”, “Spiriti celesti”, “Servitori dell’Altissimo”, “Ministri di Dio”, “Guardiani delle Anime”, “Araldi del cielo”, sono soltanto alcune delle espressioni utilizzate per definire gli angeli. L’abito dell’angelo è la tenuta liturgica del cristiano, il cosiddetto pallio, ovvero il paramento posto sulla veste elegantemente foggiata a tunica, difatti gli araldi celesti per essere distinguibili dal mondo pagano non indossano il chitone delle vittorie alate, né sono nudi, e nell’evoluzione cronologica avranno un abito da dignitario di corte, adorno di simboli liturgici, con stola eburnea o cremisi, e una lunga dalmatica distintiva.

Arcangelo Michele sconfigge il demonio; Ugo Attardi, Photo Karm Amato

Nell’arte, a cominciare dal IV-V secolo, gli angeli avranno le ali, diverranno messaggeri di annunci importanti o liete novelle, e saranno senza veli soltanto se pargoli o in età puberale. Il concetto di angelo da sempre è stato centrale nel pensiero umano, adattandosi ai differenti contesti culturali, artistici, filosofici, nel corso dei secoli. La rappresentazione dell’angelo, dal punto di vista iconografico, ha avuto origine con caratteri e sembianze marcatamente maschili, tale aspetto è stato influenzato dall’eredità e forma mentis patriarcale dell’epoca, perciò non sono rare immagini di angeli barbuti nelle catacombe, un dettaglio che riappare nelle raffigurazioni del Quattrocento degli angeli dell’Apocalisse, in un evo in cui iniziano a prevalere figure angeliche dai tratti somatici e acconciature palesemente femminili.

Gli spiriti celestiali, nell’arte, sebbene presentati in forme umane ma provvisti di ali, dovevano essere concepiti asessuati, privi di genere e di età anagrafica. Nacque un modello non stereotipato ma flessibile: più maturi gli esseri di luce delle apparizioni bibliche e i combattenti dell’Apocalisse, più efebici e femminili gli adoranti delle Natività rinascimentali, fino alla creazione dell’angelo bambino che riportò in auge, con la riscoperta del mondo classico, l’Eros dei Misteri Orfici, creato con nuove spoglie dell’iconografia cristiana. La mostra ammalia i visitatori in questo viaggio temporale, concettuale, spirituale, attraverso meravigliose opere: di grande impatto e davvero emozionante, all’entrata dello spazio espositivo, è la creatura straordinaria: “L’Angelo custode”, statua in gesso (1849) di Pietro Tenerani (Museo di Roma, Palazzo Braschi, Roma). L’angelo quale fonte e musa ispiratrice possiede misticismo, mistero, purezza, ma anche sensualità, caratteristiche peculiari di “Eros in volo recante una lepre come dono amoroso”, raffigurato su olpe (antico vaso greco, o etrusco, utilizzato come recipiente da mensa per contenere e versare liquidi, soprattutto il vino) , ceramica attica a figure nere  490 a. C (Roma, Musei Capitolini collezione Augusto Castellani) . Qualità rivelate anche dall’ “Eros addormentato”, scultura di marmo pario (metà II secolo d. C. Roma, Musei capitolini, Palazzo Clementino). Certosina e originale è la lavorazione del “Rilievo assiro con genio alato” (IX sec. a.C.), rilievo in granito (Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, Roma).

Una delle prime tempere esposte è “Angelo ministrante” della Scuola napoletana, tempera grassa su tavola sagomata (seconda metà del XVII secolo, Roma, collezione privata) . Solennità e spiritualità, bellezza e grazia, nei diversi angeli, annunzianti, adoranti, aiutanti, musicanti. ”Angelo annunziante”, olio su tela, di Carlo Dolci (1650 ca., Firenze Galleria degli Uffizi), colpisce per il candore e l’espressività dello sguardo.  La Madonna è dipinta nell’opera di Bartolomeo Caporali, “Madonna con bambino e angeli entro una ghirlanda”, tempera e olio su tavola (1470-1480 ca., Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria), e nell’olio su tavola “Madonna con Bambino serviti dagli angeli, tra i Santi Giovannino e Caterina d’Alessandria” (metà del XVI secolo, Orvieto, courtesy of Galleria antiquaria Cannucciari) di Lorenzo Sabatini. Mirabile è “Angelo custode” di Giovanni Antonio Galli “lo Spadarino”, olio su tela (Diocesi di Rieti, Chiesa di San Rufo. Patrimonio del Fondo Edifici di Culto).

Bartolomeo Caporali Madonna e bambino ghirlanda. Photo Patrizia Di Franco

Gli angeli guidano i santi, li salvaguardano dalle tentazioni e dai peccati, si manifestano loro, e sono i soggetti di varie opere a tema: “Santa Cecilia con l’angelo” di Carlo Saraceni, olio su tela (1610 ca. Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, Palazzo Barberini); “Santa Francesca Romana e l’angelo”, olio su tela, del 1630, di Giovanni Antonio Galli (Roma, collezione Bnl Bnp Paribas).

Gli Angeli sono anche musicanti, eteree figure amanti del bel canto e delle sette note, non di rado con strumenti musicali tra le mani, e le loro prime immagini appaiono nelle pagine dei codici miniati italiani e francesi del Trecento. Secondo la tradizione filosofica da Pitagora a Platone, e dal Medioevo fino al Rinascimento, la musica degli angeli viene intesa come “voce dell’ordine cosmico”, melodia suadente che custodisce l’equilibrio dell’intero creato. Gli angeli non si limitano a suonare, bensì con la loro musica danno voce all’invisibile. Le loro note, afferma Leonardo nei suoi trattati e taccuini: “fan parere vibrare insieme al moto delle sfere celesti, l’ordine niscosto de l’universo”. Tra gli angeli musicanti, oltre a “Santa Cecilia con l’angelo” di Saraceni, è presente l’Angelo reggicartiglio” de “La Musica sacra”, olio su tela (1841) di Luigi Mussini (Firenze, Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello, Galleria d’Arte Moderna).

Di grande intensità sono “La Maddalena”, olio su tela applicata su masonite, di Lorenzo Pasinelli, del XVII secolo (Collezione Intesa Sanpaolo), e “San Matteo e l’angelo”, olio su tela del 1622, di Giovanni Francesco Barbieri detto Guercino (Roma, Musei Capitolini, Pinacoteca).

LORENZO PISANELLI La Maddalena (XVII sec). Photo Karm Amato

Una sezione molto significativa è dedicata all’angelo custode, una delle immagini devozionali più diffuse dell’età moderna. Nell’Angelo custode di Pietro da Cortona, il gesto protettivo acquista monumentalità barocca; nella tela dipinta da Spadarino, il rapporto con il Bambino diviene raccolto e domestico, pur affiorando da un fondo cupo e drammatico. Nel libro di Giobbe si legge: ”Un angelo sarà presso l’uomo, segno di grazia e armonia, un protettore tra mille, per mostrargli il compito assegnato e per riportarlo alla verità”. L’iconografia dell’Angelo custode si ispira specialmente alle rappresentazioni degli Arcangeli Michele, Raffaele, e Gabriele, oppure è spesso mostrato come protettore di bambini, con magnificenti ali e un poderoso scudo simbolo di abbraccio celeste. L’iconografia deriva dal tema biblico di San Raffaele e Tobia: una figura che guida, indica la strada. Stupendo è “L’Angelo custode”, olio su tela, dipinto da Pietro Berrettini detto Pietro da Cortona, nel 1656 (Roma, Gallerie Nazionali di Arte Antica, a Palazzo Barberini). Quanto la figura dell’Angelo custode sia da sempre rilevante e amata lo testimoniano anche la storia italiana, e l’insegnamento della preghiera dell’Angelo custode nelle scuole elementari del Belpaese. “La preghiera dell’Angelo custode” era ritenuta strumento fondamentale per l’educazione morale e spirituale e veniva recitata quotidianamente in aula.

OMAR GALLIANI Blu oltremare (1997)Pastello blu su tavola Photo Karm Amato

L’istruzione primaria, durante il Regno d’Italia, tra il 1861 e il 1946, fu profondamente segnata dalla presenza della religione cattolica, nonostante le tensioni politiche tra Stato e Chiesa, specialmente dopo la presa di Roma nel 1870 e la laicizzazione dell’istruzione pubblica. Infatti, con la Legge Coppino del 1877, lo Stato rese gratuita e obbligatoria l’istruzione elementare, ma tentò di ridurre l’incisività del ruolo della religione nei programmi scolastici, tendendo verso la laicizzazione e libertà. Nelle scuole elementari, la formazione religiosa continuò a essere parte integrante dell’educazione degli alunni, in modo preponderante nel 1929, con la firma dei Patti lateranensi che sancirono la riconciliazione tra Stato e Chiesa e resero obbligatorio l’insegnamento della religione cattolica in tutte le scuole italiane. L’Angelo custode assunse un ruolo pedagogico preciso: il protettore rassicurante e benevolo, compagno di vita e magister vitae, nel percorso di crescita, promuovendo obbedienza, rispetto e senso del dovere. La figura angelica rappresentò un punto d’incontro tra l’autorità religiosa e quella scolastica, rafforzando il controllo educativo esercitato dalla Chiesa e dallo Stato, in uno status ideologico che caratterizzò la scuola elementare fascista. Nonostante ciò, la preghiera dell’Angelo custode, per brevità, facilità di memorizzazione, per messaggio di vicinanza affettiva e amicale, di protezione, senso di fiducia, serenità e pace, che trasmetteva, ha lasciato traccia profonda nella memoria collettiva, e tuttora è tra le più note e recitate preci  nella tradizione popolare, a conferma della forza e potenza con cui  questo testo, insegnato e recitato tra milioni di banchi di scuole italiane e come preghiera della sera prima di addormentarsi, ha inciso non solo sulla spiritualità personale ma perfino sulla cultura dell’Italia all’epoca. Testimonianze di ciò sono i registri scolastici con lo svolgimento del programma didattico per ogni mese, e, nelle teche, le immagini votive con raffigurazioni angeliche.

Veronica Piraccini L’Angelo di Dio Photo Karm Amato

Il concetto di protezione degli araldi celesti ritorna: nell’olio su rame “La Sacra Famiglia con angeli aiutanti” (XVII secolo), “Ambito della Scuola dei Bamboccianti” (Collezione privata); nell’olio su tela del 1610 “Sacra Famiglia con Santa Elisabetta, il giovane San Giovanni Battista e un angelo” di Orazio Borgianni (Palazzo Barberini, Roma); nell’olio su tela “La fuga in Egitto” (1855-1868) di Pietro Gagliardi (Roma, Museo di Roma, Palazzo Braschi). Fin dal concepimento, e nel racconto della Natività, la vita di Gesù è costantemente accompagnata dalla presenza dei messaggeri divini. L’Annunciazione è raccontata attraverso preziosi lavori, manufatti e documenti: “Annunciazione”, olio su tela (1619) di Domenico Fetti (Roma, Collezione privata);  “Meditazioni sul Vangelo. Annunciazione alla Vergine”, volumi di “Massime eterne” del canonico Lèopold Beaudenom, editi dalla Casa editrice “Cardinal Ferrari” di Milano, pubblicati nel 1927; “Annunciazione”, altorilievo in terracotta (seconda metà XVII-inizio XVIII secolo, conservato nella Galleria antiquaria Cannucciari di Orvieto).

Angelo Ministrante Scuola Napoletana. Photo Patrizia Di Franco

La nascita di Cristo non è un fatto privato, è una questione cosmica, e in molte opere artistiche la presenza angelica attorno alla Sacra Famiglia rimarca questa dimensione universale. La mediazione delle entità angeliche è preziosa e determinante: un angelo appare in sogno a Giuseppe che nella fuga in Egitto mette in salvo la sua famiglia, in particolar modo Gesù bambino, dalla minaccia di Erode. Durante il battesimo nel Giordano, le presenze angeliche sono mostrate dalla tradizione iconografica come testimoni celesti della rivelazione trinitaria, la loro presenza silente ma potente enfatizza la sacralità dell’evento e la manifestazione pubblica della missione del Redentore, ben evidenziati nell’olio su tavola (1585-1590) “Battesimo di Cristo” di Ippolito Scarsella, detto Scarsellino (Roma, Musei Capitolini-Pinacoteca).

Annunciazione terracotta ignoto ceramista. Photo Patrizia Di Franco

Nell’ambito della vita pubblica del Salvatore, gli angeli appaiono in momenti di particolare tensione spirituale e in circostanze di pericolo, oppure di sofferenza e dolore, solitudine, stanchezza emotiva, sconforto. Gli esseri di luce, dopo le tentazioni nel deserto, offrono sostegno e conforto al provato e stremato Cristo.  Nell’episodio dell’agonia nell’orto degli ulivi, un essere angelico conforta Gesù nel momento di estrema solitudine e di tribolazioni, svelandosi quale segno di compassione divina, presenza discreta, ma fondamentale, nel dramma umano del Figlio, e la scena è raffigurata nell’opera, olio su tavola (fine XIX-inizio XX secolo, Collezione Intesa Sanpaolo) , “Orazione di Gesù Cristo nell’orto del Getsemani”, autore anonimo, copia da Antonio Allegri detto Correggio.

Protagonisti di rilievo e determinanti sono gli Arcangeli Michele, Raffaele, Gabriele. Un ruolo di primo piano in due annunci di nascita lo svolge proprio Gabriele, l’inviato di Dio: appare a Zaccaria per predire la venuta al mondo di Giovanni il Battista, e, successivamente, compie la sua missione più importante: si presenta alla Vergine Maria per annunciare il concepimento di Gesù Cristo. Raffaele Arcangelo, guaritore e guida, è indicato come “uno dei 7 angeli” operanti tra cielo e terra. Nel Libro di Tobia, l’Arcangelo Raffaele si manifesta come guida celeste in risposta alle preghiere di Tobit, un anziano colpito da cecità durante l’esilio assiro a Ninive. Raffaele è il compagno di Tobia, detto Tobiolo, il giovane figlio di Tobit e Anna, incaricato dal padre di portare a termine una missione delicata per la quale è necessario affrontare un pericoloso e faticoso viaggio. L’arcangelo Raffaele sotto le mentite spoglie del giovane Azaria, si propone come compagno di viaggio ed esperta guida di Tobia. Il racconto ha un forte valore spirituale, poiché l’obiettivo finale del lungo e difficile percorso è la guarigione dalla malattia del padre. Si tratta dell’unico momento biblico in cui l’Arcangelo Raffaele rivela il suo nome, che significa letteralmente “Dio ha guarito”, e che lo canonizza come protettore della salute e della guarigione.

Sacra Famiglia Angeli aiutanti Scuola Bamboccianti. Photo Patrizia Di Franco

Gli Arcangeli sono presenti nella rassegna, tramite santini, e immaginette votive del Primo Novecento, provenienti da Italia, Francia e Inghilterra (da Collezione privata, Roma). Straordinaria e potente la scultura in bronzo su base lignea, “San Michele Arcangelo sconfigge il demonio”, a opera di Ugo Attardi (2003, Roma, Fondazione Attardi-Ulisse Gallery).

Pietro Tenerani L’ angelo custode gesso. Photo Patrizia Di Franco

Il simbolismo angelico nell’arte contemporanea è stato reinterpretato in maniere innovative, attraverso linguaggi astratti, concettuali o surreali, tramite opere in cui l’angelo ha “incarnato” la metafora della condizione degli esseri umani con le loro fragilità, debolezze, tormenti, inquietudini e oscurità. Nasce dunque un ibrido, fatto di umano e divino, nell’intersecarsi di sacro e profano. Nei mondi sospesi di Marc Chagall, le figure angeliche fluttuano come messaggeri di un universo popolato dalla memoria e dalla tradizione ebraica. Paul Klee nel dipingere in modo infantile gli angeli, manifesta la fragilità dello spirito in una condizione segnata dal trauma dell’ “arte degenerata e dalla soggezione nazista”. Nella cultura pop e nella street art nascono originali interpretazioni. Nei paesaggi urbani di Banski, accade la sorprendente metamorfosi in chiave ironica e quasi dissacrante, gli angeli divengono personaggi ribelli, oppure homeless, poliziotti. Nelle figure stilizzate di Keith Haring, trionfano l’amore e la speranza di cui l’angelo diviene icona. Dalla pittura concettuale alla realtà aumentata, dall’astrazione all’arte digitale e multimediale, l’angelo simbolo polisemico, rielaborato dai linguaggi Ntf, dalla fotografia e arte 3D, da progetti metafisici con esperienze immersive di Bill Viola, viene presentato in versione cyberpunk, in modo inquietante, o surreale, futuristico, in un domani post-umano.

Un esempio delle innumerevoli evoluzioni e trasformazioni, sono i lavori di artisti contemporanei, provenienti da collezioni private, che consentono di verificare come le iconografie angeliche si siano progressivamente affrancate dalle narrazioni della Bibbia o di molti testi religiosi, nella produzione artistica dal secondo dopoguerra al presente. Il percorso espositivo si conclude con la sezione dedicata all’arte contemporanea, dove la figura angelica assume significati simbolici e metaforici. Se permangono rappresentazioni di figure misteriose che alludono ad una dimensione metafisica, come nella tavola esposta “Blu oltremare” dell’emiliano Omar Galliani, sono sempre più frequenti le immagini degli angeli che hanno perso quelle caratteristiche efebiche, fanciullesche oppure eroiche come la tradizione storico artistica tramandava, diventando figure “viventi” con le stesse fragilità ed emozioni degli esseri umani. Un esempio significativo è la produzione di quadri degli anni Cinquanta di Osvaldo Licini, in mostra con “Angelo ribelle su fondo blu cupo”, olio su masonite, datato 1951/ 1952 (Milano, collezione privata), in cui gli esseri ultraterreni, come pure i ribelli, sono immagini ibride tra il figurativo e l’astratto. Gli angeli hanno perso ogni requisito di riconoscibilità naturalistica, diventando rappresentazioni archetipali, immagini simboliche di connessione tra cielo e terra, ciò si può riscontrare nel dipinto del 1984 di Franco Marrocco, intitolato “Nel mio Cielo volano anche gli Angeli”, un’opera astratta, monumentale, suddivisa in tre pannelli, in cui le creature celesti non sono altro che puntini luminosi sparsi nell’ immensità del firmamento. Il celebre trittico di Marrocco, opera acrilica su tela, rappresenta il suo passaggio dalla tradizione realistica verso l’astrazione e il lirismo emotivo; infatti, le entità celesti perdono le loro sembianze “umane” o figurative, esse diventano minuscoli punti luminosi geometrici disposti nel blu che evocano una misteriosa costellazione e una profonda spiritualità. L’opera ha consacrato la notorietà dell’artista a livello nazionale quando è stata esposta alla XI Quadriennale Nazionale d’Arte di Roma nel 1986.

Veronica Piraccini L’Angelo di Dio. Photo Karm Amato

“L’Angelo di Dio”, tecnica mista su tela, del 1994 (Roma. Atelier Piraccini), di Veronica Piraccini, è un lavoro incantevole e intrigante con un segreto custodito, accendendo la torcia e puntando il fascio di luce in corrispondenza del triangolo, appaiono l’immagine della Trinità e il volto di Gesù. Non è rassicurante e serafico, ma inquieto e pensieroso, l’ “Angelo in gradazione”, tecnica mista su tela, 2009 (Roma, collezione privata), di Marco Tamburro. Seduta su una lunga scala, questa misteriosa creatura non vola sebbene abbia ali enormi. Non è Lucifero ma evoca l’angelo caduto e perduto, oppure il concetto saliente di ombra nella psicoanalisi di Carl Gustav Jung, e pure certi personaggi nell’universo mitico, letterario, di “ordinaria follia” di Charles Bukowski. Quasi racchiuso in se stesso, con il capo chino osserva il cumulo di bottiglie di whisky identificabili dalle etichette.  La gradazione, geniale idea nonché ironico termine ben scelto, non si riferisce quindi a un processo graduale o a una mutazione, bensì, ça va sans dire, alla gradazione alcolica. Il male non è lui, in realtà egli osserva il male: le dipendenze dannose, l’alcolismo, il materialismo, il consumismo, il caos dei perduti e l’Inferno dei dannati e tormentati. Le bottiglie hanno reso schiavo l’uomo che infatti non figura qui, o forse non c’è più…Svanito, dapprima stordito o consolato da bevande alcoliche, infine annientato dal personale e interiore Inferno, precipitato nell’abisso dell’alcolismo. La graduale discesa agli Inferi non è da parte dell’angelo ma degli esseri umani che allontanandosi dalla luce vengono imprigionati nell’oscurità. Questo angelo cosa dunque potrebbe fare? Salvarli, assistere impotente o sadicamente compiaciuto, soffrire e piangere, lasciare loro facoltà di scelta e potere di agire con il libero arbitrio, provare compassione, decidere di aiutarli o restare lì, paziente e immobile, ad ascoltarli? La maggior parte di loro non vuole, non sa, più ascoltare, ma ha un disperato bisogno di essere vista e ascoltata.

Riflessioni, domande, introspezione, emozioni, sensazioni, ricordi, sentimenti anche contrastanti, senso di pace, vengono suscitati dalla visita della mostra magnifica e di successo. Gli angeli, al di là della fede e orientamento religioso di ciascuno, appartengono alla storia dell’immaginazione umana. Parlano di protezione e conforto nell’emarginazione e isolamento, di annuncio e attesa, di bellezza e fascinazione. Nelle opere d’arte il loro essere eterei diventa una soglia simbolica: non cancella la distanza fra cielo e terra, ma suggerisce la possibilità di attraversarla con lo sguardo. E forse è proprio questo il loro fascino sempiterno. In una città come Roma, dove il passato continua a dialogare con il presente e la bellezza si manifesta spesso in modo inatteso, gli angeli sembrano ricordarci che esiste sempre qualcosa oltre ciò che appare. Una promessa, una domanda, un desiderio di elevazione. Il cielo, in fondo, è ancora lì, eternamente sopra di noi.

Ottobre, mese degli Angeli, siamo entrati per guardarli, ne siamo usciti con la sensazione che fossero loro da secoli a osservarci e vegliare su di noi. Dove sono, chi sono, questi esseri misteriosi? Esistono angeli terreni? Forse sì, come suggerisce e insegna, sullo sfondo della scultura “Arcangelo Michele” di Ugo Attardi, la bellissima frase del regista e fotografo Wim Wenders: “Gli angeli dei nostri tempi sono tutti coloro che si interessano agli altri prima di interessarsi a sé stessi”.

Patrizia Di Franco
Patrizia Di Franco
Patrizia Di Franco, è nata a Torino, e lavorato a Roma. Giornalista iscritta all'Albo Professionale Nazionale (dal 1992) , con certificati dei trienni FPC. Moltissime Testate per cui ha scritto: regionali, nazionali, scientifiche, bilingui, quotidiani, periodici. A Roma: giornalista a "Italia Radio" nazionale; Direttrice di"Zeus" per anni, formatrice, docente di giornalismo e comunicazione di base. Docente di Comunicazione efficace, PNL, linguistica carismatica, psicologia, empowerment for women. Poetessa, saggio, poesie, racconti, pubblicati, premi nazionali e internazionali. Certificata Addetta Stampa Agenzia"Brizzi", Roma. Photoreporter. Poliglotta. Stilista ("Accademia di Roma"; "Accademia Internazionale di Alta Moda e del Costume "Koefia" Roma). Certificazione in:"Biologico, alimentazione naturale, fitoterapia". Pittrice. Ambientalista, ecologista, animalista, vegetariana, sportiva. Attivista:diritti umani;libertà di stampa;contro violenze di genere.

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