Thursday, April 30, 2026

Verona: il Dissoluto Don Giovanni di Stinchelli

Recensione di Salvatore Margarone

La ripresa al Teatro Filarmonico di Verona del Don Giovanni di Mozart, nell’allestimento firmato da Enrico Stinchelli e già presentato nella stagione 2019, conferma le perplessità emerse fin dal suo debutto. La regia, improntata a un sostanziale rispetto letterale del libretto, si colloca su un piano prevalentemente illustrativo, rinunciando a un’elaborazione concettuale capace di interrogare in profondità la complessa ambiguità drammaturgica dell’opera.

Photo©ENNEVI

L’azione scenica procede con linearità, ma senza una reale tensione interna: la dialettica fra dramma giocoso e dimensione tragico-metafisica resta sostanzialmente irrisolta. Il personaggio di Don Giovanni viene così restituito più come ingranaggio funzionale alla narrazione che come principio perturbante e catalizzatore dell’intero impianto teatrale. La ripresa non sembra aver beneficiato di un ripensamento sostanziale rispetto al 2019: la direzione degli interpreti appare spesso generica e le soluzioni registiche privilegiano la chiarezza narrativa a scapito di un più incisivo approfondimento psicologico e simbolico.

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Di segno decisamente opposto la lettura musicale di Francesco Lanzillotta, che offre una concertazione di solida consapevolezza stilistica. Il direttore costruisce un equilibrio accurato fra slancio teatrale e controllo formale, lavorando su un’agogica flessibile e su un’articolazione nitida del fraseggio orchestrale. Particolarmente riuscita la gestione dei recitativi, sostenuti con autentica attenzione drammatica e mai ridotti a mero raccordo, così come la cura delle dinamiche, funzionale a mettere in rilievo la tensione interna della partitura. L’Orchestra del Teatro Filarmonico risponde con compattezza e precisione, mostrando una buona coesione timbrica e una tavolozza cromatica ben definita.
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Sul versante vocale, la produzione presenta alcuni elementi di notevole interesse. Marta Torbidoni si impone come interprete di spicco, distinguendosi per autorevolezza vocale e solidità tecnica: l’emissione è ben appoggiata, il registro acuto risolto con sicurezza e la linea di canto sorretta da un fraseggio incisivo, capace di restituire la nobiltà e la tensione drammatica del personaggio di Donna Elvira. Le arie sono affrontate con intelligenza musicale, evitando derive veristiche e mantenendo una coerenza stilistica pienamente mozartiana.
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Più problematica la prova di Elisa Verzier, chiamata anche in questa recita a sostituire Gilda Fiume nel ruolo di Donna Anna. L’interpretazione, pur attenta al dettaglio espressivo, risulta disomogenea sul piano vocale e scenico; la cantante talvolta appare spaesata, complice anche un impianto registico che offre pochi appigli drammaturgici e un palcoscenico visivamente spoglio.

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Efficace anche il Leporello di Paolo Bordogna, ben calato scenicamente nel ruolo del servitore-spalla, dotato di presenza teatrale e di una vocalità sicura, capace di coniugare precisione musicale e senso del teatro, conquistando il pubblico con meritati applausi.

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Corretta e professionale la prova del Don Giovanni, interpretato da Christian Federici con voce controllata e intenzioni sempre misurate, senza compiacimenti o forzature, a testimonianza di una lettura consapevole e stilisticamente rispettosa del ruolo. Qualche riserva, invece, per la coppia Zerlina-Masetto, rispettivamente Emma Fekete e Alessandro Abis: Zerlina evidenzia una vocalità talora stridula e instabile, mentre Masetto appare scenicamente e vocalmente ancora acerbo. Analoghe perplessità suscita il Don Ottavio di Leonardo Sánchez, la cui resa vocale non sempre sostiene le intenzioni musicali e risulta impacciato sul piano attoriale.

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Infelice, ancora una volta la scelta, nella scena finale, di far cantare il Commendatore, interpretato da Ramaz Chikviladze, da dietro le quinte con un amplificatore (nemmeno calibrato bene).

Scene di Enrico Stinchelli e costumi di Maurizio Millenotti rimangono invariati in questa ripresa, così come le luci di Paolo Mazzon e il visual design di Ezio Anronelli.

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Nel complesso, questo Don Giovanni veronese si impone come una produzione di interesse soprattutto musicale, sostenuta da una direzione orchestrale di alto profilo e da alcune prove vocali di rilievo. L’impianto registico, già problematico in origine, continua invece a lasciare irrisolti i nodi interpretativi di un’opera che richiederebbe uno sguardo più radicale, analitico e coraggioso sul piano teatrale.

La recensione si riferisce alla recita del 25 gennaio 2026.

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Salvatore Margarone
Salvatore Margarone
Vincitore di oltre 30 Concorsi Nazionali e Internazionali in duo liederistico con il soprano Stefania Pistone, pubblicano insieme tre Saggi Critici: Il Lied e Franz Schubert, Il Lied e L.v.Beethoven e La Romana da Salotto Italiana, tutti con CD allegato editi dalla Casa Musicale Eco di Monza. Negli ultimi anni è stato direttore artistico del Circolo della Lirica di Padova, dove vive tutt’ora, proseguendo l’attività pianistica. Nel 2014, in occasione del 150° anniversario della nascita di Richard Strauss, pubblica il volume “Richard Strauss, Uomo e musicista del suo tempo”.

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