Riportare l’emergenza climatica al centro del dibattito politico e sociale della nazione: con questo obiettivo è stata annunciata, per sabato 5 dicembre 2026, dalle ore 12.30 fino al tramonto, in Piazza del Popolo a Roma, la manifestazione nazionale “La Terra chiamò“. Promossa da un cartello di nove organizzazioni – ASviS, Fondazione Symbola, Future Food Institute, Greenpeace Italia, Kyoto Club con i Green Heroes, Legambiente, Marevivo, Venice Climate Week e WWF Italia -, l’iniziativa intende trasformarsi in una grande piazza aperta al mondo della scienza, della cultura, del volontariato, delle imprese e delle nuove generazioni, legandosi alle ricorrenze della Giornata mondiale del suolo FAO e della Giornata internazionale del volontariato ONU.
La mobilitazione prende le mosse dai drammatici dati rilevati nell’estate appena trascorsa. Secondo le analisi pubblicate sulla rivista scientifica Nature Health, durante la stagione estiva 2026 si sono registrati oltre 50.000 decessi in eccesso legati al caldo nelle città europee, con l’Italia che detiene il primato assoluto con 13.303 vittime stimate in 87 aree urbane. Nel bacino del Mediterraneo le temperature superficiali del mare hanno superato fino a 8 °C le medie storiche del periodo 1991-2020, provocando fenomeni di sbiancamento della Posidonia e compromettendo gli ecosistemi marini. Pesanti le ricadute anche sul comparto agroalimentare e sull’economia: le stime del Centro comune di ricerca UE indicano per il 2026 un calo delle rese medie quinquennali dell’8% per il mais da granella e del 7% per le patate, mentre a settembre l’aumento dei prezzi degli alimentari freschi in Italia si è attestato al +5,5% su base annua. Ciononostante, il settore della green economy mostra segnali di forte tenuta: nel 2025 le fonti rinnovabili hanno coperto circa il 41% della domanda elettrica nazionale con il fotovoltaico a quota 44 TWh, mentre i “green jobs” italiani sono saliti a 3,3 milioni, pari al 13,8% dell’occupazione complessiva.
Dalla mobilitazione di Roma partiranno quattro precise istanze indirizzate al Governo e alle forze politiche, destinate a confluire in un manifesto condiviso: la priorità della sicurezza climatica nell’agenda pubblica, l’accelerazione dei processi di mitigazione tramite l’uscita dai combustibili fossili, il potenziamento delle strategie di adattamento territoriale e l’applicazione del principio “chi inquina paga”, chiedendo alle multinazionali dell’energia di finanziare la transizione. Nel sottolineare l’urgenza dell’iniziativa, Riccardo Luna, curatore della Venice Climate Week, ha spiegato che “l’adattamento ad un clima che è già cambiato va fatto subito: è una questione di protezione delle persone fragili e di sicurezza. Come la scienza aveva previsto, siamo entrati in una fase meteorologicamente imprevedibile. È obbligatorio prepararsi e accelerare la transizione energetica, perché altrimenti nessun adattamento ci salverà da un pianeta sempre più caldo”. Sulla stessa linea Stefano Ciafani, presidente di Legambiente, per il quale “occorre accelerare la realizzazione di impianti a fonti rinnovabili, l’elettrificazione dei trasporti e dell’edilizia, e stanziare le risorse necessarie per il Piano nazionale di adattamento”, mentre Giulio Lo Iacono, Segretario Generale dell’ASviS, e Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, hanno ribadito come la risposta verde rappresenti la strada maestra per coniugare coesione sociale, sviluppo e competitività. (aise)
La Terra chiamò: a Roma la manifestazione per il clima

