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IL FIASCO TOSCANO: LO STILE ITALIANO DELLA BOTTIGLIA IMPAGLIATA

IL FIASCO TOSCANO: LO STILE ITALIANO DELLA BOTTIGLIA IMPAGLIATA

Articolo di Anna & Maria Sciacca

La bella bottiglia di vino impagliata in italiano chiamata “fiasco” o fiaschetto dal Latino Flasca, rappresenta la tradizionale e genuina cucina e la cultura italiana di convivialità, in particolare la Toscana. Nei tempi antichi il vino di solito non veniva bevuto puro, durante i banchetti l’anfora veniva aperta nella sala pranzo e il vino veniva versato dentro un altro contenitore di terracotta o bronzo e mischiato con l’acqua, il vino veniva estratto dal contenitore e versato nelle coppe degli ospiti.

La storia del fiasco è iniziata con l’arte del vetro intorno al ‘300 in Toscana, altre regioni italiane: Umbria, Marche, Lazio, Emilia Romagna, Veneto, Calabria, Sicilia usavano tipi di bottiglie per conservare il vino e l’olio. Il lavoro artigianale dei maestri vetrai e fiascai si sviluppò specialmente nelle aree della Val d’Elsa e Val d’Arno.

I maestri vetrai realizzavano con la tecnica della soffiatura, bottiglie in vetro verde con una forma rotonda che si ispirava alle bottiglie d’acqua dette “Borracce” utilizzate dai viandanti. Le bottiglie di vetro per il vino venivano coperte con la “stiancia” (Typha Latifolia) e il “salicchio”, erbe palustri che si trovavano negli stagni e acquitrini. Il faticoso lavoro di rivestire le bottiglie a forma rotonda con la paglia viene eseguito dalle donne chiamate “fiascaie”. Viaggiavano dalla campagna verso le vetrerie con un carretto per raccogliere le bottiglie di vetro dalle botteghe dei vetrai, poi intrecciavano a mano la paglia, avvolgendola intorno alle bottiglie. E’ un lavoro pagato a “cottimo”, dipende da quante bottiglie riuscivano a confezionare quotidianamente.

Antico Fiaschetto in vetro, Museo del Fiasco di Montelupo Fiorentino, Photo di Anna & Maria Sciacca

I primi fiaschi erano grandi, contenevano due litri di vino mentre le bottiglie più grandi contenevano quattro o più litri di vino ed erano conosciute come damigiane rivestite con vimini e paglia da cima a fondo. Nelle cantine il vino veniva di solito conservato nelle damigiane, barili di legno, ceramiche, anfore e poi il vino veniva servito ai tavoli delle taverne nelle caraffe, brocche di ceramiche e di terracotta che erano usati come boccali.

Fiaschi Elefante e Cammello Fantasia, Museo del Fiasco, Photo di Anna & Maria Sciacca

Nel 1574 si stabilisce la misura del vino 2,280 litri e nel 1629 un marchio viene apposto sul vetro del fiasco per garantire l’autenticità del vino toscano. Durante il XVI secolo la bottiglia in vimini è anche impiegata nelle farmacie, queste bottiglie sono fatte di un vetro più chiaro con la paglia intrecciata in losanghe sovrapposte in file orizzontali.

Le bottiglie di vino impagliate “fiasco” venivano chiuse con un ciuffo di paglia, era abitudine sigillare in alto il vino con dell’olio d’oliva e un tappo di vimini o della carta ma nel XVII secolo i tappi di sughero sostituiscono quelli fatti di legno e stoppa, il vino viene conservato nei barili. Le strisce di paglia coprono le bottiglie per dare protezione durante il trasporto e garantire una migliore conservazione del vino dalla luce e dagli agenti atmosferici. Le bottiglie iniziano ad essere parzialmente avvolte con la paglia.

Dal XVIII secolo la paglia orizzontale che copriva completamente le bottiglie diventò verticale coprendo parzialmente le bottiglie e un cestino di paglia viene inserito alla base del fiasco. Trebbiano, Vermiglio e Firenze rosso erano vini popolari ma il caratteristico fiasco impagliato rese famoso il vino Chianti, principalmente prodotto con uve Sangiovese. Il nome Chianti deriva dalla collinosa regione toscana tra Firenze e Siena. Nella regione del Chianti l’inquadratura della paglia era verticale nell’area di Firenze, e orizzontale in quella di Siena.

Museo del Fiasco, vino in un dipinto rinascimentale, Photo di Anna & Maria Sciacca

Il fiasco diventa così popolare che è menzionato nel 1887 nel Novo Vocabolario dell’Accademia della Crusca della lingua italiana a Firenze. In Toscana il fiasco è anche conosciuto come Toscanello.

Intorno all’inizio del 1900 con l’immigrazione italiana verso l’America, i fiaschetti di vino Chianti sono molto richiesti nelle cucine delle case degli italiani e ai tavoli delle locande e dei ristoranti di cucina italiana come anche sugli scaffali delle drogherie della Little Italy di New York.

Per gli italiani avere un fiaschetto sulla tavola, la tradizionale bottiglia impagliata di vino Chianti, era come portare con sé un caro sapore della loro Italia. Vigneti come Melini, Ricasoli, Frescobaldi, Antinori, Bertolli, Cecchi, Chianti Ruffino iniziarono ad esportare bottiglie di vino Chianti in America. Il Chianti diventa famoso in tutto il mondo, i titolari delle aziende vinicole non andavano a proporlo ma erano gli importatori che venivano in Toscana ad acquistare i fiaschi di vino Chianti.  Le fiere internazionali tra il XIX e il XX secolo erano grandi opportunità per i produttori di vini italiani. Fiaschi impagliati di vino Chianti venivano esportati con due strisce rosse e verdi che rappresentavano i colori della bandiera italiana sulla paglia sbiancata.

Di questi tempi il tipico fiasco Chianti avvolto nella paglia non è facile da trovare nei negozi. Intorno al XIX secolo la bottiglia in stile Bordeaux (Bordolese) iniziò a diventare popolare tra i produttori di vino e con l’industrializzazione i fiaschetti spesso venivano prodotti con delle basi di paglia sintetica o plastica, tuttavia alcuni produttori di vino con il Consorzio del Fiasco Toscano hanno tentato di rivalutare la qualità del vino Chianti e dare l’autenticità del tradizionale fiasco con la paglia naturale.

Il fiasco Chianti è un simbolo dell’Italia e specialmente della regione Toscana, è diventato anche un articolo decorativo piazzato sulle tovaglie a quadretti rossi e bianchi delle trattorie di cucina italiana dove si possono vedere sulle mura, immagini del Colosseo a Roma, il Vesuvio a Napoli, panorami con il mare di Amalfi e Sorrento e la bellezza della campagna toscana. Films italiani e americani hanno spesso presentato romantiche scene con un fiaschetto sulla tavola di una trattoria o in scene di vita quotidiana.

La torre Medicea trecentesca del Museo del Fiasco Toscano a Montelupo Fiorentino

Fino al 1940 era normale vedere lungo le strade nelle città di Firenze e Roma “I barrocci” o “Carrettieri del vino”, i carretti di vino che portavano i carichi di fiaschi impagliati, trainati dai cavalli verso le cantine e le taverne. Negli anni il fiasco ha cambiato taglia, forma e modello, ci sono bottiglie di un litro e mezzo, di un litro o mezzo litro e anche bottiglie più piccole. Nel 1975 Ruffino ha realizzato la bottiglia Florentine basata sulla forma dello storico fiasco, un’altra nuova edizione è realizzata nel 2012 e nel 2014 ha prodotto un altro modello di bottiglia chiamata Dame-Janine.

Fiascaie, Museo del Fiasco, Montelupo Fiorentino

A Firenze l’antica storia del fiaschetto di paglia è raccontata anche in alcune strade. Tra via Calzaioli e Via Condotta, c’è l’indicazione “Canto dei Fiascai”, (Song of the Fiascai), poiché c’erano molti fiascai che avevano le loro botteghe e magazzini di fiaschi. Firenze è anche popolare per delle porticine che sono le fiorentine, finestrelle del vino chiamate “Buchette del vino” costruite nelle mura di antichi palazzi. Le finestre del vino sono piccole aperture costruite nel XVI secolo quando la gente usava acquistare del vino da queste simpatiche e piccole finestre che si affacciavano sulle strade. Di recente le “Buchette del vino” sono tornate di moda specialmente per il turismo, queste piccole finestre erano solamente usate per la vendita del vino al dettaglio mentre oggi sono utilizzate per servire vini, cocktails, gelati.

fiaschi collection, Museo del Fiasco Toscano, Photo by Anna & Maria Sciacca

Nelle regioni d’Italia ci sono anche altre bottiglie rivestite di paglia, la bottiglia Pulcianella di Orvieto in Umbria, la Valpolicella del Veneto, il vino bianco Frascati e il vino rosso Castelli Romani un vino caratteristico delle fraschette del Lazio che furono costruite come fresche cantine con barili di legno, tavoli e sedie dove si può mangiare e bere un bicchiere di vino.

Il Museo del Fiasco a Montelupo Fiorentino con il monumento dedicato alla fiascaia racconta l’arte del vetro dei maestri vetrai e il lavoro artigianale di rivestire le bottiglie con la paglia fatto dalle fiascaie: “una tradizione tipicamente toscana che unisce l’arte del vetro con la cultura della terra, del vino”. L’arte del vetro risale al XIII secolo, i maestri vetrai erano chiamati bicchierai per la produzione di bicchieri e fiaschi. Visitare questo museo tra le sue spesse e fresche mura con il pavimento in cotto è come un viaggio nel tempo nel lavoro e nelle tradizioni di un’antica e autentica Italia.

INCONTRO CON RICCARDO BARTOLOZZI AL MUSEO DEL FIASCO DI MONTELUPO FIORENTINO

Riccardo Bartolozzi con collezione di fiaschi impagliati, Photo di Anna & Maria Sciacca

Nell’antica torre trecentesca del Museo del Fiasco di Montelupo Fiorentino che si affaccia sul fiume Arno, Riccardo Bartolozzi figlio di Giovanni Bartolozzi, Presidente della vetreria Etrusca, che ha fondato il Museo del Fiasco, collezionando rari fiaschi in paglia, ci illustra la storia del fiasco attraverso fotografie, utensili,  affreschi e una preziosa collezione di vari modelli di bottiglie e di fiaschi impagliati di vino Chianti, realizzati in varie epoche e un fiaschetto in paglia argentato.

Nell’ingresso del Museo si trova il caratteristico carretto con diversi fiaschi, Riccardo ci fa vedere nelle vetrine anche le bottiglie Pulcianella di Orvieto in Umbria, i  fiaschetti impagliati della zona del veronese e un fiaschetto in paglia comprato al mercato delle pulci di New York.

“La storia del fiasco, è iniziata in Toscana nel trecento, si parla del fiasco nel Decameron di Boccaccio, e successivamente si trova in alcuni dipinti di artisti come Botticelli e il Ghirlandaio” dice Riccardo Bartolozzi, “Oggi il fiasco viene fatto in maniera meccanica, non c’è più il lavoro delle fiascaie. Le donne svolgevano questo lavoro dopo pranzo o dopo cena, era un lavoro che integrava il salario del marito. Il sistema di trasporto era il carretto, dalle campagne le donne si approvvigionavano dei fiaschetti verso le vetrerie”.

Proseguendo nelle sale del Museo, Riccardo Bartolozzi ci mostra interessanti modelli di intrecciatura in paglia che avvolgono completamente fiaschi del 1400 e fiaschi parzialmente rivestiti di paglia del 1700 fino alla metà del Novecento. Riccardo spiega: “Siccome non esistevano le macchine fotografiche, ci si rifà ai quadri, se si trova il dipinto di un pittore si vede il tipo di soffiatura di quel periodo, fiasco toscano del 1400 poi del 1500 poi del 1600, 1700 e 1800 fino alla metà del novecento. Un collezionista distingue un fiasco anche dal tipo di impagliatura”.

Quando usciamo dal Museo del Fiasco, ci viene mostrata un’opera artistica “La Madonna dei vetrai” realizzata dalla Vetreria Etrusca e Vetreria Lux, l’opera a forma di torre in vetro presenta la Madonna con il Bambino e un fiasco impagliato. Realizzata dal maestro Lelio Rossi con la tecnica serigrafica alcune scene raccontano il lavoro dei vetrai e delle fiascaie, alla sera la torre si illumina con la luce delle lampade e con la Festa dei vetrai nella 28° edizione dal 2 al 6 Luglio presso il Circolo La Torre, a Montelupo Fiorentino è stata celebrata l’arte vetraria, offrendo eventi culturali, gastronomia, intrattenimento e opere dei maestri vetrai.

“FIORENZO E GIGLIOLA STORIA DI UNA FIASCAIA” DI GIOVANNI BARTOLOZZI

Nella bellezza rustica del paesaggio collinare toscano, Giovanni Bartolozzi racconta la storia d’amore tra Fiorenzo e Gigliola in genuini scenari di vita quotidiana ma il libro è anche un documento storico sugli antichi mestieri e le tradizioni della cultura toscana, il lavoro dei maestri vetrai e delle fiascaie. Donne semplici e forti, svolgevano un lavoro faticoso che non era ben pagato.  Nel libro Giovanni Bartolozzi scrive: “…rivestivano fiaschi anche dopo cena: in estate fuori, sotto il lampione pubblico; d’inverno in casa, vicino alla finestra, quando c’era il chiaro di luna, per risparmiare la luce”.

L’autore del libro Giovanni Bartolozzi con un barroccino di fiaschi

 

Il libro pubblicato da Giunti Gruppo Editoriale, Firenze nel 2003, presenta foto della Famiglia Bartolozzi, fotografie di fiascaie, alcuni tipi di fiaschi: borraccia, fiasco rosatello, pulcianella, marasca, fiasco del quattrocento e fiasco del cinquecento, un’immagine del ristorante Fior d’Italia degli anni venti.

Il libro ha anche un grande valore per queste sincere parole che Giovanni Bartolozzi ha scritto: “Nella vita non desiderate più di quanto potete permettervi. Cercate gratificazione nelle cose che fate, più che nel profitto che potete ricavarne…La ricchezza più grande sta nel fare le cose che piacciono. Se avete questa possibilità abbiate la forza di accontentarvi e vivrete felici”.

https://museodelfiasco.it/it

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