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GIOVANI VIOLENTI. FAMIGLIA e SCUOLA IN PRIMA LINEA

A proposito dello studente tredicenne che, in una scuola media, ha accoltellato una sua professoressa, pur essendo solo un vecchio scugnizzo, mi permetto di dire qualcosa in merito. Nell’arco del mio percorso scolastico ho avuto la gioia di incontrare insegnanti che per lo più sono stati dei veri Maestri. Ma, purtroppo, ne è bastato uno soltanto non all’altezza del suo compito, per segnare negativamente il mio percorso scolastico. Non invoco attenuanti e me ne assumo ogni responsabilità, però, per onestà verso me stesso, devo riconoscere che nei miei fallimenti c’è stato lo zampino di una maestra (!) con gravi carenze umane. Io, nato nel 1940, vi posso assicurare che, a differenza di adesso, la comprensione che allora circolava nelle aule era ben poca, anche se posso considerarmi abbastanza fortunato. Sicuramente l’ambiente in cui è cresciuto questo ragazzo non deve averlo aiutato a mitigare certe predisposizioni innate del suo carattere e qualche “ferita” non sanata ha ancora di più esacerbato la sua indole. Un rimprovero rivolto a un ragazzino di indole mite, cresciuto in una famiglia sana e di elevati principi, viene percepito come uno sprone a migliorarsi, ma non ci si può aspettare la stessa reazione da chi cova dentro di sé odio e rancore. Per questo penso che la scuola, che adesso può fare affidamento su insegnanti più preparati non solo dal punto di vista didattico, può, sempre con la costante collaborazione della famiglia e con un valido supporto psicologico, aiutare soprattutto chi si trova a dover attraversare il difficile periodo dell’adolescenza. La professoressa accoltellata che ha mostrato una grande maturità nel rispondere con comprensione e perdono dichiarando, appena uscita fuori pericolo: ”Le mie ferite saranno un ponte, non un muro!” ci mostra qual è la strada da seguire.

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