Articolo di Tiziano Thomas Dossena
Gigliola Cinquetti, celebre per la canzone “Non ho l’età”, con cui visse il Festival di Sanremo e si aggiudicò l’Eurovision Song Contest (prima italiana a riuscirci) nel 1964, ha indossato i panni di Beatrice in un talk show dall’aldilà, scritto e interpretato da Ennio Cavalli presso l’Istituto Italiano di Cultura di New York.
Lo show è un ping-pong tra passato e contemporaneità che scava e indaga, con estro e humour, per offrire un ritratto sfaccettato di Dante, della sua epoca e della donna amata.
Una delle intuizioni esposte è che Beatrice fosse la vera “donna dello schermo”, rispetto al grande amore di Dante per la lingua italiana. In epoca di hater e di contrapposizioni senza tregua, il proposito è quello di ridare vita a un genere letterario e morale in ombra: il dialogo, ispirato all’intuarsi, all’inluiarsi, all’inmiarsi danteschi, neologismi-talismano dal grande potere.
Un discorso, talvolta complesso e sofisticato, che ha tenuto in sospeso il pubblico. L’autore, che è un noto poeta e narratore, vincitore di numerosi importanti premi nazionali, tra cui il “Campiello – Giuria dei Letterati” e il “Viareggio Poesia”, ha creato un dialogo ottimo e piacevole, anche se a volte, forse, troppo raffinato per alcuni spettatori che non avevano una profonda conoscenza della lingua italiana.
A prescindere da ciò, la serata è stata un grande successo sia per gli interpreti sia per l’Istituto. Gigliola, alla fine della performance, è stata presentata in un filmato del 1964 mentre cantava a Sanremo, ottenendo applausi a piena forza. Certamente, l’entusiasmo del pubblico era anche legato alla simpatia che la cantante ed attrice ispira, ma “Beatrice senza veli” ha raggiunto il suo scopo, e largamente.

