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A ottant’anni dalla Repubblica: la donna ha davvero i diritti che le spettano?

Caro direttore Dossena, in occasione delle celebrazioni per gli ottant’anni della Repubblica si è giustamente ricordato il 2 giugno 1946, quando le donne italiane votarono per la prima volta. Ricordo mia madre che raccontava dell’emozione provata nel trovarsi davanti alla scheda elettorale. «Mi sentivo davvero un essere umano», diceva. Per lei quel voto significava molto più di una scelta politica: rappresentava il riconoscimento della propria dignità di cittadina e la speranza di un futuro di uguaglianza. Quel segno sulla scheda le faceva sognare una donna finalmente libera e considerata pari all’uomo. Ricordo anche i sacrifici della sua vita quotidiana: il lavoro senza sosta, la fatica, le mani segnate dall’artrite. Eppure conservava la fiducia che quel cambiamento avrebbe aperto nuove strade alle donne che sarebbero venute dopo di lei. Ottant’anni dopo, molto è stato conquistato. Le donne hanno ottenuto diritti e opportunità che allora sembravano impensabili. Ma possiamo davvero dire che il loro valore sia pienamente riconosciuto nel lavoro, nella famiglia e nella società? I divari salariali, le discriminazioni e le violenze che ancora oggi colpiscono tante donne inducono a qualche dubbio. Per questo mi chiedo se il sogno che illuminava il sorriso di mia madre quel giorno del 1946 sia stato davvero realizzato. Sicuramente la strada percorsa è stata lunga e importante, ma il cammino verso una piena uguaglianza non è ancora concluso. La politica, la buona politica, rifletta e renda giustizia a tutte le donne!

Raffaele Pisani

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