Sunday, August 7, 2022

Questo pianeta è una discarica

di Emanuele Guerrini

La Terra è talmente piena di rifiuti che gli umani si sono trasferiti su una nave spaziale, lasciando i robot a stoccare l’immondizia. Questa la trama di Wall-e, premio Oscar come miglior film di animazione nel 2009, che racconta dell’ultimo androide rimasto solo a compattare spazzatura fino all’arrivo di Eve, sua simile inviata a verificare le condizioni di vita sul Pianeta e la possibilità di un ritorno “a casa” del genere umano. Abbiamo parlato del film e della situazione dello smaltimento dei rifiuti con Mario Tozzi, divulgatore e ricercatore del Cnr-Igag

Premio Oscar come miglior film di animazione nel 2009, Wall-E racconta di un futuro distopico dove il pianeta Terra è ridotto a una discarica e gli esseri umani sono scappati sulla base spaziale Axiom, lasciando ai robot, chiamati Wall-E, il compito di stoccare l’immondizia in cubetti e di impilarli formando centinaia di grattacieli. Solo uno di loro rimane in funzione, continuando zelantemente per 700 anni a compattare la spazzatura che ha reso il Pianeta invivibile e sviluppando un senso di solitudine che sparirà solo con l’arrivo di Eve, un robot femmina il cui compito è verificare se ci sia vita sulla Terra per un possibile ritorno degli umani. Il piccolo Wall-E non ha intenzione di perderla e al suo rientro la segue a bordo della base spaziale abitata da uomini e donne resi obesi da troppo cibo, inattività e dipendenti quasi in tutto dalle macchine.

Nel film il lieto fine arriva, ma nella realtà cosa succede? Qual è l’impatto dei rifiuti sull’ambiente? Possiamo migliorare la situazione o siamo a un punto di non ritorno? Ne abbiamo parlato con Mario Tozzi, primo ricercatore dell’Istituto di geologia ambientale e geoingegneria (Igag) del Consiglio nazionale delle ricerche e divulgatore scientifico.

Una scena del film Wall-E

Wall-E e Eve

“Il film ci dice che la società del futuro sarà piena di spazzatura perché non la riusciamo a trattare: produciamo rifiuti che non rientrano nei circoli naturali perché abbiamo creato materiali che in natura non esistono”, commenta Tozzi. Dovremmo produrre meno spazzatura. “Sarebbe più sostenibile per l’ambiente aggiustare e riutilizzare prodotti già in uso, ma purtroppo ora è più costoso che comprare qualcosa di nuovo. La strada maestra è quella del riutilizzo dei materiali, ma si riesce a recuperare poco”, prosegue Tozzi. “Dovremmo riuscire a incrementare la percentuale di riciclo arrivando a dover smaltire il 15% dei rifiuti, sarebbe già un traguardo. Il film è un facile profeta, perché purtroppo non lo stiamo facendo”.

La ricerca studia come coltivare verdure e ortaggi in condizioni ambientali estreme come avverrebbe su altri pianeti, può essere utile? “Sì, nel lungo periodo, ma vorrebbe comunque dire che abbiamo abdicato e rinunciato quindi a risolvere il problema, trovando rimedi alternativi che chissà quando potranno essere realizzati”, aggiunge il ricercatore. Nel film, Wall-E compatta e accumula l’immondizia, quali sono le tecnologie in aiuto al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti? “Uno dei problemi è nell’imballaggio. Le confezioni monouso andrebbero riservate per gli usi indispensabili come quello medico”, osserva Tozzi. “Il packaging è spesso composto da plastica, cartone e ferro e quindi diventa più difficile da riciclare. La strada per semplificare la produzione e lo smaltimento mi sembra ancora lunga ma una soluzione potrebbe essere creare imballaggi composti da un solo materiale riciclabile”. Anche le infrastrutture di smaltimento sono importanti. “Per incrementare il riciclo dei rifiuti andrebbero potenziati i piccoli impianti locali per trattare il materiale differenziato e reimmetterlo nei cicli produttivi in maniera efficace, altrimenti il lavoro di raccolta differenziato va sprecato”, continua il ricercatore.

Una scena del film Wall-E

Wall-E e umani

Nel film gli umani sono obesi, pigri e si spostano soltanto su improbabili poltrone volanti, ormai quasi incapaci di camminare. Gli autori di Wall-E muovono quindi una critica non troppo velata anche al sistema produttivo, alla “cultura” della sedentarietà e alla eccessiva, inutile e anzi dannosa sovralimentazione degli esseri umani. “Sicuramente il problema dell’enorme produzione dei rifiuti e della connessa difficoltà del loro smaltimento, con tutto quello che ne consegue, risiede anche nel sistema culturale consumistico che pervade il cosiddetto mondo industrializzato, ma questa è un’altra storia”, conclude Tozzi.

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Tiziano Thomas Dossena, Direttore Editoriale della rivista.

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