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Perché crediamo alle fake news

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19 February 2021

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Perché crediamo alle fake news

Credono quasi sempre che si trami alle loro spalle. I complottisti sono convinti che dietro un fatto politico o sociale il più delle volte si nasconda una congiura ai loro danni. I nuovi mezzi di informazione e i social media amplificano la circolazione di queste credenze e delle false notizie, che tuttavia hanno radici lontane.

“Il complottismo è una componente essenziale della vita sociale, esisteva anche nell’antichità. Dopo il grande incendio di Roma nel 64 d.C., si diffuse la fake news che fosse stato l’imperatore Nerone ad appiccare il fuoco. Ma Nerone, che era molto amato dal popolo romano, a sua volta diffuse la voce che l’incendio fosse stato colpa dei cristiani, cominciando a perseguitarli, con grande soddisfazione della plebe che li odiava”, spiega Sergio Benvenuto psicanalista dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione (Istc) del Consiglio nazionale delle ricerche. “Più vicina a noi, anche la persecuzione delle streghe, che durò tre secoli, si basava su idee complottiste”.

Le teorie cospirazioniste sono un fenomeno trasversale. “Il complottismo è diffuso in tutto il mondo. In certe società, come quella dei Jivaros del Brasile, ogni morte naturale è interpretata come frutto di magia nera: occorre quindi trovare il colpevole e punirlo”, continua il ricercatore. “In una famosa inchiesta sulla personalità autoritaria, Adorno disse che vedere complotti dappertutto è una caratteristica delle persone di destra, con una mentalità autoritaria. Ma anche chi è di sinistra spesso accoglie idee complottiste. Così come è errato pensare che il complottista, in Italia o altrove, sia una persona di scarsa cultura: anche alcuni personaggi coltissimi lo sono”.

Congiure e complotti però esistono. “Sta alla cultura e all’intelligenza delle persone distinguere il ragionevole sospetto dal delirio su congiure immaginarie”, afferma Benvenuto. Ma come si informa il complottista? “Una volta la fonte era il bocca a orecchio, oggi qualsiasi frottola può diffondere una teoria complottista tramite libri, social network, giornali… L’opera stampata più famosa sull’argomento è ‘I protocolli dei saggi di Sion’ della fine dell’Ottocento, che raccoglieva i documenti di un supposto complotto ebraico per dominare il mondo. Poi si scoprì che l’opera era stata scritta dalla polizia zarista. Uno dei casi in cui il complottismo è frutto di un complotto. Pensare che ogni teoria complottista sia a sua volta frutto di un complotto è però anch’esso complottismo”.

Conclude l’esperto, che è autore di “Dicerie e pettegolezzi” (Il Mulino): “In psicoanalisi rigettiamo l’etichetta di patologico, di solito si dice che il complottista sia una personalità paranoica. Ma idee paranoidi si diffondono anche tra persone che tali non sono. Potremmo anzi dire che la paranoia non è una patologia proprio perché la maggior parte delle persone ha idee paranoiche. Nel caso del complottismo possiamo parlare di paranoia sociale, ma la paranoia è proprio socializzare un problema soggettivo. Per capire la personalità paranoide è utile leggere Freud e Lacan, ma non esistono cure al complottismo. Dobbiamo imparare a conviverci, così come dobbiamo imparare a convivere con un certo tasso di criminalità e di inquinamento”.

Emanuele Guerrini

{Da Almanacco della Scienza N. 3 – 10 feb 2021]

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