Tuesday, Mar. 26, 2019

Pasolini, attualissimo

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25 February 2019

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Pasolini, attualissimo

di Isabella Rossiello

Il  Teatro Bonci accoglie la produzione del Teatro di Roma e ancora una volta riesce a stupire il pubblico con la trasposizione teatrale del libro di Pierpaolo Pasolini “Ragazzi di vita” scritto nel 1955 ma terribilmente attuale e che fa male come un pugno nello stomaco.

La regia di Massimo Popolizio è di forte impatto, i diciannove preparatissimi attori che sono in scena, recitano anzi vivono il dramma con grande bravura e tanta passione.

Le borgate, le periferie guardate e vissute con occhio disincantato da Pasolini, amore e pietas umana sono portate in scena da una scenografia minimalista, grigia, con interventi scenici fatti di materiale “povero”, l’io narrante è interpretato dall’attore Lino Guanciale, ci sono figure ormai scomparse come il “fusajaro”  il venditore di lupini una volta figura familiare nei cinema.

Il personaggio del “riccetto” ragazzo “de core” di Roma che prima salva una rondine e poi la lascia morire, ragazzi senza una morale corrente, istintivi, ignoranti, ambiscono alla Roma del centro ma poi ne sentono il disagio e tornano in quella periferia in cui sono padroni, disperati ma padroni e citando Tolstoj: “ Il popolo è un grande selvaggio nel seno della società”.

Tre sono le figure attorno a cui ruotano drammi, fatti, storie e altri personaggi: Agnolo, Riccetto, Begalone, il branco che agisce senza pensare alle conseguenze o al male fatto agli altri e a se stessi, tutto e subito … il domani quasi non esiste o per loro è già segnato.

Stupende le canzoni di quegli anni cantate coralmente e grandemente nostalgiche, i ragazzi recitano in romanesco ma comprensibilissimo, si dibattono tra voglia di vivere a cento all’ora e  presagi di morte, la loro leggerezza è il peso che li porterà a fondo.

Pasolini quasi profetico nella scena dell’omosessuale che segue un po’ titubante i ragazzi di vita che vivono di istinti animaleschi, addirittura l’autore antroporformizza due personaggi che diventano la cagna e il cane.

Ti lascia  l’amaro in bocca questo spettacolo che ci ricorda di quanto poco, molto poco sia stato fatto per Roma (qui nello specifico) sporca, abbandonata, una meravigliosa sgualdrina, una matrona troppo truccata e sguaiata … Roma nella sua magnificenza e nella sua ricca storia, la Roma della Dolce Vita dipinta magistralmente da Fellini e la Roma coatta delle periferie coacervo di ignoranza inconsapevole, cattiva e innocente allo stesso tempo tratteggiata da Pasolini come un doloroso acquarello  .

Foto gentilmente concesse dalla Fondazione Teatro di Roma


Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo 1922 è stato poeta,scrittore, regista, sceneggiatore, drammaturgo e giornalista, considerato tra i maggiori intellettuali del ventesimo secolo.

Figura controversa per la sua libertà di giudizio soprattutto della morale borghese corrente, fu bocciato in italiano per poi dare gli esami ad ottobre, suo padre era ufficiale di fanteria e fu arrestato per debiti, sua madre era insegnante; a soli diciassette anni si laurea in letteratura a Bologna, adora il calcio e adora René Clair.

Il fascismo avanza e suo fratello Guido, fa parte della brigata Partigiana Osoppo  e rimane ucciso, trascinando la famiglia in uno strazio indicibile; arruolato a forza, Pasolini scappa travestito da contadino. Si dedica allora alla lettura di classici e con la madre negli anni cinquanta si trasferisce a Roma.

Subisce un primo processo per atti osceni in luogo pubblico e al contempo è espulso dal Partito Comunista Italiano per comportamento indegno. Pasolini lavora come correttore di bozze, fa la comparsa, dato che fu allontanato anche dal liceo dove insegnava, conosce Sergio Citti che gli insegna il romanesco, scrive romanzi ed articoli, collabora a sceneggiature di film. Garzanti pubblica Ragazzi di Vita che non partecipò al premio Strega perché parlava di omosessualità maschile, addirittura la presidenza del consiglio presieduta da Antonio Segni taccia il libro di pornografia.

Fu il poeta Giuseppe Ungaretti ad avere parole splendide sul libro a far decadere l’accusa di oscenità; collabora con Fellini, Bolognini, Sanguineti.

Scrive il soggetto di Accattone, poi viene il film Mamma Roma con il mito Anna Magnani, Il Vangelo secondo Matteo, seguiranno Uccellacci e Uccellini con Totò e Ninetto Davoli, Porcile, Teorema, e Medea con la grande Callas, Salò o le 120 giornate di Sodoma.

Fu nella notte fra il primo e il 2 novembre che alle 6.30 del 1975 una donna scoprì il cadavere orrendamente maciullato di Pier Paolo Pasolini, sul litorale di Ostia; colpevole fu riconosciuto Piero Pelosi, già noto alle forze dell’ordine come “ladruncolo e ragazzo di vita”.

È giusto ricordare Pasolini, la sua vita, le sue lotte, le sue opere, la sua morte orrenda, ma ribadisco poco è cambiato da allora e lo dico con grande rammarico, grazie quindi al regista Massimo Popolizio per la mise en scene accorata, passionale ma anche incisiva e fredda come una giornata di novembre.

Grazie ai ragazzi che hanno interpretato diversi personaggi con una bravura e rispetto dei tempi tecnici ammirabile e che sono: Flavio Francucci, Francesco Giordano, Lorenzo Grilli, Sonia Barbadoro, Giampiero Cicciò, Verdiana Costanzo, Roberta Crivelli, Michele Lisi, Pietro Masotti, Paolo Minnielli, Alberto Onofrietti, Lorenzo Parrotto, Elena Polie Greco, Francesco Santagada, Stefano Scialanga, Silvia Pernarella, Josafat Vagni, Andrea Volpetti.

Le scene sono di Marco Rossi, i costumi sono di Gianluca Sbicca.

Caro Pasolini ci manchi, manca la tua cultura e la tua critica senza appello ad una borghesia ipocrita, la tua lungimiranza e l’attenzione ad un sottoproletariato da sempre invisibile ad uno stato in certi posti fantasma.

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