Wednesday, Oct. 17, 2018

Otello a Verona: il Bene e il Male in un Fuoco di Gioia.

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6 February 2018

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Otello a Verona: il Bene e il Male in un Fuoco di Gioia.

Di Salvatore Margarone

Otello è la penultima opera di Giuseppe Verdi, dove ritroviamo l’amore, l’odio, i sotterfugi, i tradimenti, i giochi di potere. Tratta dall’omonima tragedia di William Shakespeare, venne rappresentata per la prima volta a Milano al Teatro alla Scala, il 5 febbraio 1887, su libretto di Arrigo Boito. Viene proposta dal Teatro Filarmonico di Verona come primo titolo in cartellone di quest’anno.
Quest’opera verdiana rappresenta il momento storico di transizione con cui Verdi si approccia all’opera wagneriana; ne è un chiaro esempio il suo inizio, il modo di musicarne i versi e l’invenzione della linea melodica, che qui diviene continua (come in Wagner) abbandonando, come subito dopo farà anche per Falstaff, i “pezzi chiusi” nella costruzione dell’opera, per proiettarsi ad un flusso continuo di musica e voce in un intreccio indissolubile, segnando così il momento della maturità verdiana pronta all’innovazione.
Tanti i personaggi all’interno di quest’opera sono diversi tra loro per carattere e per significati; tra questi, prima ancora che Otello e Jago, sicuramente spicca Desdemona, destinata come molte donne verdiane (per esempio Leonora o Violetta) a morire per amore: è vittima della società umana, che non accetta che il suo sentimento vada contro le convenzioni sociali. Come tutte le eroine verdiane è disposta al sacrificio non per masochismo né per senso del dovere, bensì perché crede in un amore assoluto, anzi, crede nell’assoluto, per il quale, nella visione pessimistica di Verdi, non c’è spazio in questo mondo. Il suo sacrificio è dunque allo stesso tempo una ribellione e un grido di dolore.
La vicenda umana di Otello, invece, ruota intorno a due poli opposti: Desdemona che rappresenta il Bene,  e Jago, quello opposto, cioè il Male.
Tra Desdemona e Jago si viene così a creare un rapporto in netta contrapposizione, mancante sia nella novella italiana che nel dramma inglese, e che si esplica interamente nella musica. Verdi elimina a priori la possibilità che Bene e Male scendano a compromessi; sarà Otello a scegliere fra loro.

In questa produzione, purtroppo, la regia di Francesco Micheli, ripresa da Giorgia Guerra, e la scenografia di Edoardo Sanchi, non convincono pienamente, troppi gli squilibri che rileviamo. In primis le costellazioni: sono forse quelle che hanno guidato Otello durante le sue navigazioni?

Le stesse, impresse nella tela e nelle mura dei fondali, che fungevano contemporaneamente da porto e da sale del palazzo, tali restano per tutta l’opera. O forse sono solo simboli che rimandano ai quattro personaggi principali: Otello, Desdemona, Jago e Cassio?

Come incerti ci hanno lasciato i costumi, curati da Silvia Aymonino: essendo l’opera traslata temporalmente, com’è uso fare ormai al giorno d’oggi, ci è sembrato tutto proiettato in un periodo tardo ottocentesco (pur con diversi richiami orientali), in netto contrasto con la corazza dorata, chiaramente di epoca romana, indossata da Otello nel terzo atto. Per non parlare delle lucide barchette tenute in mano dai coristi.
Discutibile anche il finale dove, essendosi ormai consumata la tragedia dell’omicidio di Desdemona e il suicidio di Otello, i due si prendono per mano e insieme si dirigono verso la pace eterna.
Le luci, create da Fabio Barettin, che avrebbero dovuto avere maggiore rilevanza in una presenza di arredi così scarna, sono risultate piuttosto statiche e poco dinamiche, a differenza di come invece aiutarono l’immaginario del pubblico nella stessa scenografia allestita a Palazzo Ducale in Venezia, nel luglio 2013.

La partitura verdiana, nella direzione del Maestro Antonio Fogliani che ha guidato l’Orchestra del Filarmonico, è risultata intrisa del giusto sinfonismo che richiede quest’opera, ma decisamente eccessiva nelle sonorità, tanto da coprire interamente fin dall’inizio gli artisti del coro (diretti da Vito Lombardi) le cui voci non arrivavano in sala; forse il coro stesso doveva stare più avanti nel palcoscenico e non relegato in fondo al palco. Al contrario, troppa confusione nella parte corale più imponente dell’opera, “Fuoco di gioia”, che, immersa in una prevalenza di fredde luci bianche e blu, è risultata caotica e poco avvincente, specialmente nell’incongruente finale dove sono volati cuscini ovunque.

Per quanto riguarda le voci scelte per i ruoli, che in quest’opera necessitano di  potenza oltre ad una incisività espressiva notevole, nella maggior parte sono risultate  troppo esigue. Assenti infatti molti accenti verdiani che in Otello sono il cardine drammatico della vocalità.
In particolare, è mancata quella personalità subdola nel personaggio di Jago, affidato a Vladimir Stoyanov, il quale, con una dizione poco chiara ha portato in scena un carattere troppo delicato, rispetto a quel “male” di cui è impregnato tale personaggio. In molti momenti i suoi interventi non erano udibili in platea, e alcune parti che dovevano essere incisive e ricche di accenti sono risultate scialbe e con scarso nerbo.

La Desdemona di Monica Zanettin, pur dotata di una voce gradevole, ci è sembrata sforzata sugli acuti, spesso troppo vibranti; buono il centro, un po’ carente il grave. Lodevole, anche se non eccelsa, l’interpretazione dell’ Ave Maria.
Kristian Benedikt è stato Otello: avendo alle spalle numerose interpretazioni di questo ruolo (difficilissimo per un tenore) non ha deluso le aspettative, e, dimostrando una buona tecnica vocale e bel timbro, ha reso il carattere impetuoso del protagonista con sapiente utilizzo della voce, passando dal registro centrale a vertiginosi e improvvisi acuti senza apparente sforzo.

Il resto del cast si è difeso bene a partire da Cassio, Mert Süngü, Roderigo, Francesco Pittari, e ottima l’Emilia di Alessia Nadin, la quale, pur avendo una parte minore, ha dimostrato notevoli doti interpretative e sceniche che non sono passate inosservate; lo stesso dicasi per Lodovico, Romano Del Zovio, Montano, Nicolò Ceriani, Un araldo , Giovanni Bellavia.

Simpatica la prova sia vocale che scenica del bravo e disciplinatissimo Coro di Voci bianche A.LI.VE diretti da Paolo Facincani.
Nonostante tutto grandi applausi finali da parte del pubblico che ha ben gradito questo esordio di stagione, per un titolo che mancava in questo teatro da ben 30 anni.

Allestimento della Fondazione Teatro La Fenice in coproduzione con la Fondazione Arena di Verona.
Prossime recite il 6, 8 e 11 febbraio.
Foto ©Ennevi

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Salvatore Margarone

Nasce a Catania nel 1972, si diploma in pianoforte al Conservatorio Statale di Musica Tito Schipa di Lecce sotto la guida del Maestro Dario Nicoletti. Agli studi pianistici affianca quelli di Organo e Composizione Organistica con il Maestro Gianluca Libertucci (Organista Ufficiale del Vaticano) e Composizione con Letizia Spampinato. Si perfeziona in esecuzione pianistica con Fabrizio Migliorino, Paul Badura Skoda. Alla carriera solistica affianca quella Vocale da Camera in duo con il soprano Stefania Pistone, con la quale segue i corsi specialistici sul Lied Tedesco di Elio Battaglia ad Acquasparta e a Salisburgo presso il Mozarteum. Da questo incontro inizia una lunga collaborazione con il maestro Battaglia accompagnando i corsi di canto lirico tenuti negli anni a seguire a Napoli e Catania, incidendo dal vivo, nel 2001, un CD delle Arie da Camera di V. Bellini per il bicentenario della nascita del compositore catanese. Vincitore di oltre 30 Concorsi Nazionali e Internazionali in duo liederistico con il soprano Stefania Pistone, pubblicano insieme tre Saggi Critici: Il Lied e Franz Schubert, Il Lied e L.v.Beethoven e La Romana da Salotto Italiana, tutti con CD allegato editi dalla Casa Musicale Eco di Monza. Con la stessa casa editrice prosegue una fruttuosa collaborazione che lo porta a pubblicare revisioni pianistiche di raccolte di lieder tra cui: Zelter, Mozart, Schubert, Schumann, Liszt, Brahms, Wagner, Wolf, ecc… in più due Antologie di Lieder per i Conservatori e Raccolte di Arie D’Opera. Si è esibito per enti lirici, tra i quali Teatro Bellini di Catania, Teatro Paisiello di Lecce, Teatro Comunale di Merano, varie associazioni ed enti pugliesi, ecc… all’estero Wiener Saal di Salisburgo, Gabinete Letteral di Las Palmas di Gran Canaria ecc…; stagioni concertistiche a livello internazionale tra cui : Settembre Musica 2001, per una “Maratona Beethoven”, dove nella stessa giornata si esibiva anche il Maestro Riccardo Muti con l’orchestra del Regio di Torino. Negli ultimi anni è stato direttore artistico del Circolo della Lirica di Padova, dove vive tutt’ora, proseguendo l’attività pianistica. Nel 2014, in occasione del 150° anniversario della nascita di Richard Strauss, pubblica il volume “Richard Strauss, Uomo e musicista del suo tempo” edito dalla Casa Musicale Eco di Monza, riscuotendo notevoli consensi di critica sulle maggiori testate giornalistiche specializzate (GB OPERA MAGAZINE, OPERACLICK, BELLININEWS, SUONARE NEWS, ecc…) Attualmente è impegnato nella stesura di un nuovo volume “Il Melodramma”, dalle origini ai giorni nostri, ed una Biografia su Sergej Rachmaninoff e la scuola russa. Si dedica con passione alla didattica del pianoforte e del canto, ed è docente presso l’Istituto Comprensivo Statale “Ricci Curbastro” di Padova.

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