Sunday, July 3, 2022

Mariangela D’Abbraccio è ELENA a Volterra, tra mitologia ed intimismo

Elena. Foto di Natalia DiBartolo
Elena. Foto di Natalia DiBartolo

Grande “Elena” di Gianni Ritsos, interpretata a Volterra da Mariangela D’Abbraccio, in scena per il XII Festival internazionale del teatro romano, direttore artistico Simone Domenico Migliorini.

Secondo spettacolo della kermesse, nella impareggiabile cornice archeologica vitruviana; secondo brivido proveniente dai classici, in perfetta sintonia con la tematica coerente di ogni cartellone del Festival, da sempre.

Elena, causa della guerra di Troia per la propria bellezza, la donna più bella fra i mortali, è la protagonista di un auto-racconto surreale, che ripercorre la sua storia e la sua vita, ma decontestualizzandola e facendola fluttuare ed oscillare tra la leggenda e la storia, tra l’antico e il moderno.

Elena
Elena

Un monologo interiore e sentito dall’interprete fino alle lacrime, un ripercorrere una vita   apparentemente infinita….in una sorta d’immortalità maledetta, in cui il fantasma della bellezza leggendaria assale la ormai pluricentenaria protagonista ridotta quasi larva nel palazzo che vide la sua gloria e la sua rovina, in balìa di quelle ancelle che la servivano e che adesso, nel rinnovarsi del tempo, esse giovani, le riversano addosso scherno e livore.

Un ripercorrere onirico, in trance, quasi delirante del passato ed un tuffo nel presente. I fantasmi di coloro che l’amarono e con lei vissero momenti di gloria e di rovina circondano Elena e non le danno tregua, in un mondo esteriore di variegata fattezza e d’indeterminatezza temporale, ricco di nostalgici cimeli e di trapassate, polverose chincaglierie.

Un’interpretazione del personaggio della mitologia greca di assoluta originalità, in un anelito comunque sottinteso di umanissima, intima speranza nei confronti almeno di un barlume d’immortalità.

Diretta dal regista Francesco Tavassi, applauditissima la protagonista, che ha retto l’intero spettacolo tenendolo in pugno e trasmettendo intense emozioni, nell’essenzialità di una scena spoglia e supportata solo da fascinose proiezioni sullo sfondo e da una voce fuori campo.

pag 5 - ELENA

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