Thursday, December 1, 2022

LIGHT PAINTINGS LA FASCINAZIONE IPNOTICA DI BRIAN ENO

scatti d’autore a cura del fotografo  KARM   AMATO  di  Roma. 

La  luce e la sua simbolicità. Luci  artefici di  splendide opere d’arte, tra cibernetica, astrattismo, cinetica, sperimentazione, suoni suggestivi, nella mostra Light Paintings, di Brian Eno. 7-brianIn alcune sale del teatro Margherita, a  Bari (dal 29 ottobre al 14 novembre), l’installazione di Eno ha originato una serie di creazioni “dipinte con la luce” che catturano lo sguardo e generano straordinarie emozioni, sensazioni soggettive, nell’osservatore mai fruitore passivo, o impantanato e fermo davanti a qualcosa che si muove, lì dove non si stimola alcun tipo di interazione. Nell’ambito della quinta edizione del Medimex, in 6-briananteprima assoluta, la leggenda vivente del rock Eno, ha portato nel capoluogo pugliese, questa perla artistica. Un cadeau, un evento in esclusiva per la stampa, di cui noi giornalisti abbiamo potuto  godere pienamente, senza la moltitudine degli spettatori e il brusio della folla. Mostra apprezzata tantissimo sia per la sua originalità e bellezza che per l’atmosfera ideale, giacché abbiamo avuto l’onore e il privilegio di visionarla, in anteprima, in santa pace e tranquillità, il 28 ottobre,  in un pomeriggio connotato da una splendida luce naturale. Altri colori e luci, alltrettanto coinvolgenti, negli spazi espositivi, illuminati solo dalle opere di Eno.

5-brianTre sale, due esperimenti: “77 Million Paintings” in una sala, e,  nelle altre due sale,  “Light  Boxes” (“Turning Squares” e “Light Pictures”), strutture quadrate realizzate a mano, in fila, in modo orizzontale e anche verticale, che  assumono differenti ombre e intensità di colore dinnanzi a chi le guarda. Le light pictures lavorano con una struttura di camere fisse che ne creano la composizione, la luce proiettata sulla struttura artigianale, rigorosamente fatta a mano, muta costantemente, talvolta in maniera progressiva, altre volte con celerità. Tonalità e direzioni pure cambiano, in maniera tale da originare in ogni sala un differente effetto, in sostanza si produce in diretta 4-brianun’opera con infinite combinazioni di colori, sotto gli occhi stupefatti e ammirati degli astanti. Nei dettagli, “Turning squares” è un lavoro “semplice”: diversi pannelli in polistirene, di misura decrescente, appesi in fila, con libertà di rotazione tra essi, uno di fronte all’altro, qui le luci colorate vengono disposte ad altezze diverse e con varie angolazioni, in maniera tale da ideare nette ombre e molteplici combinazioni policromatiche. “Io sono interessato  a un lavoro basato sulle immagini, che si osserva e dal quale ci si possa allontanare come si fa con un quadro. Mentre questo è fermo, sei tu a muoverti” asserisce Eno, ed è ciò che si verifica, apprezzando ulteriormente la mostra.

3-brianL’altra opera, “77 Million paintings”, si accompagna a una metamorfosi graduale e lentissima, trasmessa su dodici monitor, e fa uso dei principi  generativi affinchè ne scaturisca un gran numero di  opere, risultato: difficilmente l’artista e l’osservatore guarderanno lo stesso quadro due volte. “77 Million Paintings” costituisce un paesaggio sonoro e immaginifico in perenne evoluzione, che nasce dalla ricerca tra le potenzialità espressive ed estetiche del software generativo. Se per convenzione un pezzo originale è unico, in questo esperimento l’originalità  risiede nell’unicità dell’istante, nella certezza quasi assoluta che tale momento non è esistito prima. “Light pictures” presenta cinque pezzi realizzati a mano, opere luminose dentro una struttura di camere fisse che ne costituiscono la composizione, la luce all’interno si modifica con costanza e casualità, l’effetto è dunque sempre diverso e svela molteplici combinazioni di colore.

2-brianI Light Paintings sono il prodotto di un’incessante ricerca ed esplorazione dei sistemi generativi al fine di dare vita a un lavoro artistico attraverso la luce come mezzo fine a se stesso; in essi  ritroviamo ispirazioni  “prese in prestito” da Piet  Mondrian, Kazimir Severinovič Malevič, e, soprattutto, Paul Klee, Robert  Delaunay, Vasilij Vasil’evič Kandinskij, ma anche esempi  di arte cinetica e programmata (evoluzione dell’astrattismo, negli anni Sessanta) che ci richiamano alla mente Gianni Colombo, Alberto Biasi e Getulio Alviani. Le produzioni creative mutano evolvendosi delicatamente o fugacemente, la malia e il fascino dell’utilizzo e del controllo, in base a determinate scelte artistiche, della luce, risale agli anni Sessanta.

Eno, nato a Woodbridge, dopo avere frequentato  l’Ipswich College, l’istituto d’arte in cui per un bienno farà sperimentazione e approfondirà le sue conoscenze e il suo amore per l’arte in genere e per le arti visive in particolare, conseguirà la laurea nel 1969 alla Winchester School of Art di Southampton. Successivamente lavorerà a Londra come tecnico multimediale e grafico. Questo per sottolineare quanto studio, teoria e pratica, ci sia dietro alle invenzioni e alla ricca produzione artistica di Brian Peter George St. John le Baptiste de la Salle Eno, visual artist (espone dalla fine degli anni Settanta, a Tokyo, Cape Town, Rio de Janeiro, New York, Londra, Madrid), musicista, cantante, compositore e produttore discografico britannico. In ambito informatico è principalmente conosciuto per essere il compositore del jingle, startup sound, utilizzato all’avvio del sistema operativo Windows 95. Genere ambient, rock sperimentale, musica elettronica, le sue passioni e pane quotidiano. Precursore di generi musicali, tra cui ambient, new wave, e di recente new age, Eno ha prodotto e supportato come perfomer gli album di artisti di caratura internazionale, i talenti migliori: David Bowie, David Byrne e i suoi Talking Heads, Bryan Ferry e i suoi Roxy Music, Peter Gabriel, Ultravox, Philip Glass (“Bowie&Eno meet Glass”, 2003), Paul Simon, le cantanti e artiste Laurie Anderson e Grace Jones, U2, Coldplay. Tra le collaborazioni italiane, spiccano:quella con la bravissima Teresa De Sio, per ben due volte, per “Africana” nel 1985 e per “La storia vera di Lupita Mendera” (musiche di Teresa De Sio, Michael Brook, Brian Eno) , contenuta nell’album “Sindarella Suite” del 1988; e la mostra – evento Mimmo Paladino/Brian Eno “A work for the Ara Pacis”, Opera per l’Ara pacis, a  Roma, nel mese di maggio 2008, il primo evento site specific ideato per gli spazi del Museo dell’Ara Pacis, musiche composte da Eno per le sculture di Palladino, due indiscussi e grandi protagonisti della cultura contemporanea.

1-brian

Un altro sodalizio fruttuoso e memorabile è quello con lo straordinario artista, cantante, mimo, attore, pittore, musicista polistrumentista, compositore, britannico, David Bowie, alias “Il Duca Bianco”, tra il 1977 e il 1979, Brian Eno incontra il genio Bowie e collabora con lui alla cosiddetta  trilogia berlinese, tre album fantastici: “Low”, “Heroes”, “Lodger”, il momento più sperimentale di Bowie. Con “Low”, in piena esplosione punk, Bowie ed Eno danno vita a Berlino a un suono futurista, glaciale, tenebroso ma talmente originale da risultare unico, inimitabile e indelebile. Una parte cantata e una ambientale, il pop  trasfuso in arte pura, l’inno neoromantico e tutt’ oggi celeberrimo “Heroes” che diventa una cult song, caratterizzano l’album “Heroes” (1977). Terza e ultima parte della trilogia berlinese è “Lodger” (1979) che strizzava l’occhio all’avant-pop (movimento artistico statunitense scaturito dal postmodernismo negli anni novanta del XX secolo). Le sonorità di questi capolavori influenzeranno notevolmente le band della seguente stagione New Wave europea. L’ultima creazione musicale, in ordine cronologico, di Eno è “High Life” (2014), una collaborazione con Karl Hyde. Nel  2013, il libro “Brian Eno: Visual  Music”, scrittore Christopher Scoates, collaboratore Eno, è un’antologia delle creazioni di Brian Eno, una sorta di catalogo di una mostra immaginata e agognata, ma non allestita, che però è stato di buon auspicio, e ha già aperto la strada a future esposizioni dell’artista di Woodbridge, la prima è stata proprio questa, la magnifica mostra nel teatro Margherita attualmente in fase di restauro e riconversione in museo di arte contemporanea.

Patrizia Di Franco
Patrizia Di Franco
Patrizia Di Franco, è nata a Torino, e lavorato a Roma. Giornalista iscritta all'Albo Professionale Nazionale (dal 1992) , con certificati dei trienni FPC. Moltissime Testate per cui ha scritto: regionali, nazionali, scientifiche, bilingui, quotidiani, periodici. A Roma: giornalista a "Italia Radio" nazionale; Direttrice di"Zeus" per anni, formatrice, docente di giornalismo e comunicazione di base. Docente di Comunicazione efficace, PNL, linguistica carismatica, psicologia, empowerment for women. Poetessa, saggio, poesie, racconti, pubblicati, premi nazionali e internazionali. Certificata Addetta Stampa Agenzia"Brizzi", Roma. Photoreporter. Poliglotta. Stilista ("Accademia di Roma"; "Accademia Internazionale di Alta Moda e del Costume "Koefia" Roma). Certificazione in:"Biologico, alimentazione naturale, fitoterapia". Pittrice. Ambientalista, ecologista, animalista, vegetariana, sportiva. Attivista:diritti umani;libertà di stampa;contro violenze di genere.

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