Sunday, July 3, 2022

Il rinascimento: l’era delle poetesse. Parte Quarta

Rime, sonetto VII
Ecco ch’una altra volta, o valle inferna,
o fiume alpestre, o ruinati sassi,
o ignudi spirti di virtute e cassi,
udrete il pianto e la mia doglia eterna.

Ogni monte udirammi, ogni caverna,
ovunqu’io arresti, ovunqu’io mova i passi;
ché Fortuna, che mai salda non stassi,
cresce ogn’or il mio mal, ogn’or l’eterna.

Deh, mentre ch’io mi lagno e giorno e notte,
o fere, o sassi, o orride ruine,
o selve incolte, o solitarie grotte,

ulule, e voi del mal nostro indovine,
piangete meco a voci alte interrotte
il mio piú d’altro miserando fine.

Udrete il pianto e la mia doglia eterna…

La natura che circonda Isabella Morra è ostile, contribuisce ad acuire l’infinita tristezza e la disperazione della scrittrice che affida alla parola poetica il rimando a uno spazio interiore di sofferenza. Ha quindi la parola una potente funzione sonora mediata dal susseguirsi di figure retoriche quali l’allitterazione, (solo per fare un esempio nelle prime due quartine il suono della lettere R contribuisce a creare una sensazione di malessere: altra inferna/ ruinati/virtute /udrete/ erna/udirammi/caverna/arresti/Fortuna/cresce/ogn’or/ eterna/… ); l’iperbole, (Ogni monte udirammi, ogni caverna,/ovunqu’io arresti, ovunqu’io mova i passi); l’anafora, o ripetizione, ripresa, della lettera o della parola  con riferimento alle due quartinee alla prima terzina (o valle inferna,/o fiume alpestre, o ruinati sassi,/o ignudi spirti, ovunqu’io arresti, ovunqu’io mova i passi cresce ogn’or il mio mal, ogn’or l’eterna / o fere, o sassi, o orride ruine,/o selve incolte, o solitarie grotte).

Isabella Morra

Si avvertono consonanze letterarie ad altri scrittori cari alla Morra.

Così il motivo ricorrente del dolore di Isabella cui partecipano la valle, il fiume, i sassi, il monte, le selve si può reperire anche nel Petrarca che, nella costruzione del suo Canzoniere, rende la natura intimamente legata al suo stato d’animo. Due esempi di seguito scelti a modello a supporto di quanto affermato sono i seguenti:

(Canzoniere, 35, 1, 14) (Canzoniere, 288, 9,14)
Solo et pensoso i più deserti campi

vo mesurando a passi tardi et lenti,

et gli occhi porto per fuggire intenti

ove vestigio human l’arena stampi.

 

Altro schermo non trovo che mi scampi

dal manifesto accorger de le genti,

perché negli atti d’alegrezza spenti

di fuor si legge com’io dentro avampi:

 

sì ch’io mi credo omai che monti et piagge

et fiumi et selve sappian di che tempre

sia la mia vita, ch’è celata altrui.

 

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge

cercar non so ch’Amor non venga sempre

ragionando con meco, et io co·llui.

Non è sterpo né sasso in questi monti,

non ramo o fronda verde in queste piagge,

non fiore in queste valli o foglia d’erba,

stilla d’acqua non vèn di queste fonti,

né fiere àn questi boschi sí selvagge,

che non sappian quanto è mia pena acerba.

Motivo analogo lo si può reperire anche in Jacopo Sannazaro

Rime, sonetto XXXIV
Ecco che un’altra volta, o piagge apriche,

udrete il pianto e i gravi miei lamenti;

udrete, selve, i dolorosi accenti

e ‘l triste suon de le querele antiche.

Udrai tu, mar, le usate mie fatiche,

e i pesci al mio lagnar staranno intenti;

staran pietose a’ miei sospiri ardenti

quest’aure, che mi fur gran tempo amiche

Botticelli: Ritratto di Dante Alighieri

La valle inferna, spettatrice del dolore di Isabella, trova risonanze in Dante

(Purgatorio, 45)
«Chi v’ha guidati, o che vi fu lucerna,
uscendo fuor de la profonda notte
che sempre nera fa la valle inferna?

(Divina Commedia, Inferno, Canto I, versi 4,6)
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura,
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!

Riferimenti ai ruinati sassi sono presenti nel Sannazaro, nel poema Arcadia, Ecloga 10.

Circa gli ignudi spirti, (I quartina, verso 3), ecco in Petrarca, (Canzoniere 294,5,8): L’alma d’ogni suo ben spogliata et priva/Amor de la sua luce ignudo et casso/ devrian de la pietà rompere un sasso.

Altro riferimento letterario il Bembo

(Rime, 42, 8-10)
Ma si m’abbaglia il vostro altero lume
Ch’innanzi a voi non so formar parola
E sto qual uom di spirto ignudo e casso

Come riportato da Gianni Antonio Palumbo, la natura diviene la materializzazione della Fortuna, ne è cioè il corpo tangibile, (tangĕre: toccare); pertanto, la natura funge da tramite sensoriale dell’avversa Fortuna, diviene elemento capace di porsi quale correlativo di afflizione, attraverso le caratteristiche attribuitale dalla Morra stessa.

Lungo tutto il sonetto i richiami letterari sono volti alla denuncia di una situazione esistenziale; esso risplende nella sua unicità per la capacità della poetessa di costruire e innestare sul modello di riferimento la propria vita con eleganza formale e contenuto denso, pregno di rilevanza semantica.

Sicché quel pianto udito dalla natura circostante, quel male che cresce ogni ora ed eterna il suo male a causa della Fortuna contraria diventano occasione di esperienza universale e condivisa.

Quegli stessi elementi della natura, a sottolineare “un’aura luttuosa” proprio reperita in quell’ulule (primo verso, seconda terzina), attraverso una virata, quasi un cambio di scena, ad un certo punto, non sono più solo spettatori silenti, in quanto sono chiamati a partecipare alla sua sorte  piangete meco a voci alte interrotte/ il mio piú d’altro miserando fine.


Bibliografia:

“Isabella Morra, Rime” a cura di Gianni Antonio Palumbo, Stilo editore
Francesco Petrarca, Canzoniere
Pietro Bembo, Rime
Dante Alighieri, La Divina Commedia — Inferno e Purgatorio
Jacopo Sannazaro, Arcadia

Marina Agostinacchio
Marina Agostinacchio
Nel 1998 e nel 2007, Marina Agostinacchio è tra i vincitori del concorso nazionale di poesia “Premio Rabelais”. Nel 2006 è tra i finalisti del Premio “Tra Secchia e Panaro”. Nel 2002 ha ottenuto il Premio internazionale Eugenio Montale per l’inedito. Nel 2006 pubblica la raccolta di poesie Porticati, nel 2009 la raccolta Azzurro, il Melograno, nel 2012 Lo sguardo, la gioia, nel 2014 Tra ponte e selciato. Nel 2021, Marina Agostinacchio ha pubblicato il volume di poesie Trittico berlinese.

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