Friday, Aug. 14, 2020

I VECCHI CHE SE NE VANNO SONO QUEI BAMBINI DEL ‘40 CHE – NON SEMPRE! – RIUSCIVANO A MANGIARE UNA FETTINA DI PANE FATTO CON UN PUGNO DI FARINA E TANTA SEGATURA.

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16 April 2020

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I  VECCHI  CHE  SE  NE  VANNO SONO QUEI BAMBINI DEL ‘40 CHE – NON SEMPRE! – RIUSCIVANO A MANGIARE UNA FETTINA DI PANE  FATTO CON UN PUGNO DI FARINA E TANTA SEGATURA.

POI, APPENA FANCIULLI, INIZIARONO A LAVORARE PER CONTRIBUIRE ALLA RINASCITA DELL’ITALIA, “SGARRUPATA” NELL’ANIMA E NEL CORPO, E PER PREPARARE BRIOCHE E ABITI FIRMATI PER I PROPRI FIGLI!

In queste ultime settimane ho letto spesso varie lettere di giovani che ricordano i loro nonni scomparsi per causa del Coronavirus che aggredisce in modo letale particolarmente le persone avanti con gli anni. A me ottantenne questo tema riguarda molto da vicino. Il rapporto con i giovani mi sta a cuore e noto, commosso, la coinvolgente compartecipazione con cui nipoti e figli accompagnano col pensiero il congiunto anziano verso l’ultima dimora. Qualcuno ha scritto che “ce ne andiamo in punta di piedi come abbiamo vissuto”; altri ci riconoscono che non siamo mai riusciti a cancellare dai nostri occhi il terrore della guerra né abbiamo mai dimenticato la tragedia delle città distrutte dai bombardamenti, lo sgomento dei cadaveri dilaniati, delle donne e dei bambini consumati dalle lacrime e dalla fame. Altri parlano dei contadini, dei braccianti e operai di quei tempi lontani contrassegnati da enormi sacrifici per le tante e dure ore di lavoro, spesso umilianti e sottopagate, per portare qualche soldo a casa. Qualcuno ha anche scritto di tutto quello che ognuno di noi vecchi ha dato, senza pensarci mezza volta, per ricostruire una Nazione “sgarrupata” nell’anima e nel corpo; di noi della generazione del ‘30/40 che non siamo stati mai bambini… (non si poteva infatti essere bambini quando intorno a noi c’era la più nera miseria e il desiderio, spesso inappagato, d’una fetta di pane). Gli unici giocattoli erano quelli che ci creavamo noi: la sagoma di legno di una pistola che aveva come tamburo una molletta per i panni e un poco di elastico per far partire il colpo che per lo più era un fagiolo; “ ‘o carruocciolo” (specie di slittino con quattro cuscinetti a sfera o ruote di legno); “ ‘a mazza e ‘o pìvezo” (lontanamente comparabile al gioco del baseball); un arco con le frecce realizzato con le astine di ferro di ombrelli rotti. In un’altra lettera ho letto che un nonno è morto portandosi nella tomba il sogno mai realizzato di un giro su un “paperino”, un prototipo degli scattanti motorini con cui i ragazzi di oggi sfrecciano per le vie delle città.

Questo è stato il prezzo che noi del ‘30/40 abbiamo pagato per contribuire a creare un benessere per figli e nipoti. Quanti di questi miei coetanei il Coronavirus si porta via da soli, avvolti in un lenzuolo bianco da mani estranee! Vi assicuro che in quel lenzuolo c’è un mondo di sentimenti, di sogni, di aspirazioni, ma anche di cadute e di errori che viene spento per sempre e che i nostri nipoti non conosceranno mai! Per me è davvero triste e sconfortante vedere a volte atteggiamenti scortesi e mancanza di rispetto proprio nei confronti di persone che dietro il volto rugoso e lo sguardo smarrito guardano il mondo “nuovo” che li circonda ma che non riconoscono più come proprio e camminano con passo incerto per vie che li hanno visti giovani e baldanzosi. Per questo esorto, prima che il tempo inesorabilmente finisca lasciando solo sensi di colpa e di rimpianto, a guardare – adesso – con rispetto e occhi nuovi e consapevoli i propri nonni donando loro qualche sorriso in più che sicuramente è di grande aiuto per vivere un pochino meglio!

Raffaele Pisani

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