Friday, Aug. 14, 2020

Esce il nuovo brano di Francesco Foresta, “Aspettando te”. Dedicato a chi vive e ha perso la vita nelle case di riposo.

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19 July 2020

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Esce il nuovo brano di Francesco Foresta, “Aspettando te”. Dedicato a chi vive e ha perso la vita nelle case di riposo.

Aspettando te di Francesco Foresta

Per lunghe settimane abbiamo sentito parlare di case di riposo mentre l’intero Paese, a causa della pandemia, chiudeva nella solitudine i suoi recinti. Resterà nella memoria collettiva l’immagine di luoghi chiusi e protetti, diventati all’improvviso aperti alla morte e alla solitudine forzata. Quanto basta per interrogarci: “casa di riposo – sì – ma che riposo è?
Francesco Foresta, sulle note di Antonio Di Fonzo, pianista e compositore, ha voluto dedicare una canzone ai sogni e alle speranze sopite di chi vive in quelle “case”, permettendoci di entrare ancora una volta tra i volti e i cuori di anziani che per questa nostra società hanno ben poco da raccontare. Volti senza nome, nomi senza volto che possono soltanto contare le ore ed aspettare una promessa che tarda ad arrivare.

Francesco Foresta (Catania 1957) inizia a cantare da ragazzo nelle band catanesi nelle cantine della città. Ancora 14enne viene scoperto da musicisti professionisti che gli propongono di far parte di un gruppo stabile, gli AQUARIUS. Inizia così la sua esperienza professionale cantando in vari locali e piazze della Sicilia maturando un’esperienza musicale sul campo. Per un lungo periodo canta nella base militare di Sigonella dove collabora con musicisti americani che gli fanno scoprire la black music. All’età di 21 anni si trasferisce a Milano, cuore e fulcro della discografia Italiana degli anni ‘80. A Milano frequenta il CTA (Centro Teatro Attivo ) dove conosce musicisti, attori e ballerini, tra cui Danilo Minotti col quale cuce una importante collaborazione musicale, registrando dei brani con suoi testi. La sua “vita” musicale continua per diversi anni tra pubblicità e serate, fino a quando la vita non gli riserva amarezze che lo costringono ad abbandonare la musica. Da pochi anni ha ripreso a scrivere musica con tenacia e rigore, attingendo ispirazione dalle vicende della sua vita e di quelle che toccano il suo cuore sensibile.
Antonio Di Fonzo (1979)
Ha iniziato lo studio del pianoforte all’età di sette anni con il M° Antonio Patella, proseguendo gli studi musicali sotto la guida del M° Carlo Grante, allievo di Kerzeradze Pogorelich e diplomandosi brillantemente con lo stesso presso il Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia. Dal 2003 frequenta corsi internazionali di perfezionamento in Italia e all’estero, svolgendo un’intensa attività concertistica sia da solista che con orchestre italiane ed estere.
Nel 2007 ha conseguito il Diploma Accademico Specialistico di II Livello in discipline musicali, percorso Pianoforte, presso l’Istituto di Alta Formazione Musicale “G. Paisiello” sotto la guida della M° Paola Bruni e nel 2009 il Diploma di II livello Accademico, indirizzo didattico, presso l’Istituto Pareggiato “G. Paisiello” di Taranto sotto la guida del M° Monaldo Braconi. Nel 2013 ha conseguito la Laurea in Musica Jazz presso il Conservatorio di Alta Formazione Musicale “E.R. Duni” di Matera. È vincitore di numerosi concorsi pianistici nazionali ed internazionali.
Nel 2007 ha vinto l’ VIII Edizione del concorso pianistico internazionale “Maria Giubilei” presso l’Auditorium S. Chiara di Sansepolcro (AR), premiato personalmente dal M° Sergio Perticaroli con una borsa di studio per la frequenza ai corsi Sommerakademie “Mozarteum” 2007 di Salisburgo, esibendosi successivamente presso lo Studienkonzertsaal Universitat Mozarteum.
All’attivo numerosi concerti e collaborazioni con artisti del panorama musicale mondiale, Antonio Di Fonzo ha esordito nel mondo discografico pubblicando, il 1 Dicembre 2019, per l’etichetta discografica Digressione Music, la sua opera prima “Rebirth”, composta da 11 inediti per pianoforte, accolta positivamente dalla critica.
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Francesco Foresta – Aspettando te (official video)
Il videoclip di Ezio Azzollini e Lucia Perrucci, accompagna l’ascoltatore in una vecchia residenza dove un attempato ventilatore stenta a mettersi in moto. Faticosamente si avvia, ma molto presto è costretto a fermarsi. Prova allora a invertire il senso di rotazione, ribellandosi a un destino che qualcuno vorrebbe segnato. Prima di spegnersi per sempre, in un ultimo guizzo di energia prima del buio, lascia la traccia d’aria più forte che può. In un sottopancia televisivo, simile a quelli che abbiamo imparato a conoscere e che hanno accompagnato le nostre giornate per un tempo lunghissimo, al posto degli aggiornamenti live hanno preso possesso dello spazio le parole della canzone: una prospettiva silenziosa ma ingombrante, che forse si sarebbe voluta ignorare, e che invece scorre, assieme alle pale arrugginite di un ventilatore che non vuole arrendersi.

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