Sunday, July 3, 2022

Enea agli inferi con ENEIDE di Matteo Tarasco al Festival del teatro romano di Volterra

L’idea di mettere in scena l’Eneide è decisamente ambiziosa… ma si sa che l’ambizione è soprattutto dei giovani ed è così che un giovane drammaturgo e regista, Matteo Tarasco, si è cimentato nella titanica impresa di creare un testo che ricreasse in teatro l’atmosfera impareggiabile del poema virgiliano. E, onore al merito, bisogna riconoscergli di aver azzeccato la chiave di lettura, scegliendo di drammatizzare, da Virgilio, Ovidio e Marlowe, un passo significativo e dal fascino arcano, come quello della discesa di Enea negli Inferi.
Solo tre personaggi femminili in scena: la Sibilla, che guida l’eroe nel viaggio e le due donne dell’eroe: la moglie Creusa e l’amante Didone, regina di Cartagine.
Entrambe ombre sventurate, le due donne di Enea raccontano, insieme alla Sibilla che fa da tramite tra i vivi e i morti, la propria storia disperata, che si fonde con quella dell’intera guerra di Troia.

Foto di Natalia Di Bartolo
Foto di Natalia Di Bartolo

Guida misteriosa e affascinante di Enea fino ai campi Elisi, la bella e brava Giulia Innocenti nei panni della Sibilla, che apre e conclude la rappresentazione reggendo il filo conduttore del racconto ed iniziandolo con un elenco significativo ed impressionante di tutte le guerre della storia, dalle più antiche alle contemporanee.
E se Creusa, una sentita Francesca Golia, narra quasi con dolorosa rassegnazione al Fato il proprio destino di sposa e madre abbandonata, Didone, un’intensa Nadia Kibout, commuove e si commuove al racconto di una sventura diversa, quella dell’abbandono colpevole da parte di Enea, sfociato nel suicidio da parte della regina, che anche attendeva un figlio da lui.
Illustre assente, per deliberata scelta drammaturgica, proprio Enea, il protagonista, che viene evocato, con meriti e demeriti, dalle due donne che hanno segnato la sua vita, in attesa della terza, Lavinia, che darà inizio alla stirpe regale di Roma.

Foto di Natalia Di Bartolo
Foto di Natalia Di Bartolo

“Questo progetto, spiega l’autore e regista Matteo Tarasco, “che ha per sottotitolo “ciascuno patisce la propria ombra” perché lavora nel profondo dei personaggi di Virgilio, in un amalgama con Ovidio e Marlowe, in realtà nasce come progetto del teatro Argot diretto da Tiziano Panici. Ci hanno dato la residenza in questo teatro ed in una settimana è nato questo lavoro, con eccezionali attrici che in così breve tempo, con rara abnegazione ed impegno, hanno dato vita e spessore ai propri personaggi, con un lavoro di grande immedesimazione e di presa di coscienza del progetto.”

10554928_10202781897486016_1334457168_n (1)“Sono molto felice che il progetto, nato per coprire solo tre date, abbia visto raddoppiate tale numero e poi si sia arrivati a replicarlo ancora: qui a Volterra siamo giunti alla ventunesima replica in tre mesi. Uno spettacolo nato dal nulla, con poco; una forma, come si soleva dire, di “teatro povero”, che ritengo il modo più prezioso e più ricco di fare teatro oggi: il teatro si deve fare con ciò che si ha, ma anche con ciò che si è.

Le molte persone che sono state presenti qui stasera” conclude il Tarasco “hanno compiuto una scelta ed hanno scelto di venire ad ascoltare parole immortali: questa, come dice Didone, è una fiammella che dà speranza per un futuro più luminoso per il teatro: è per questo che tutti noi lavoriamo.”
Buon lavoro, dunque, a tali giovani ma già eccellenti talenti.

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