Friday, Aug. 23, 2019

Edna St. Vincent Millay e gli immigrati italiani del primo novecento

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13 February 2019

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Edna St. Vincent Millay e gli immigrati italiani del primo novecento

Di Laura Klinkon

Nel corso di tradurre alcuni sonetti di Edna St. Vincent Millay (1892-1950), comincio a capire di più riguardo agli atteggiamenti, i sentimenti, e le relazioni di lei con altri.  E mi trovo perplessa: come sono stati i suoi amanti, che tante volte volevano capire a chi si riferivano le sue poesie d’amore.  Probabilmente, le questioni risalgono al fatto non solo che aveva tanti amanti ma anche perché gli oggetti del suo amore nelle sue poesie vengono spesso nominati in termini astratti.  Un termine che sembra preferire è Bellezza con la B maiuscola; un altro termine è Amore, e ancora un altro “fiore” può segnalare l’amato oppure il sentimento d’amore. Mi sembra chiaro che Millay usa questi termini per rendere universale l’esperienza d’amore umana.

Edna Millay in una marcia di protesta

Casa nel quartiere di Greenwich in cui visse Edna Millay

Nel mio caso, che sono da diversi punti sensibile rispetto alla mia etnia, domando che cosa ha sentito la poetessa verso gli italiani.  Il Greenwich Village, dove abitava all’inizio della sua carriera, offriva come vicini di casa, per la maggior parte, immigrati italiani, che in quel periodo della storia dell’America erano molto denigrati.  Millay li menziona direttamente in una sola poesia intitolata “Via MacDougal” (“MacDougal Street”); in un’altra molto conosciuta poesia, “Recuerdo,” è possibile che li segnala.

“Via MacDougal” è una poesia rivelatrice che indica un’incertezza nel cuore della giovane donna del poema che, a passeggio nel suo quartiere, si sente attratta da un giovane italiano e, in modo bizzarro, lei invidia una bimba sporca da lui accompagnata. La giovane donna dice anche che vorrebbe essere “una bimba cenciosa con orecchini alle orecchie!” Però, contrariamente, ha orrore delle “donne acquattate sugli scalini…grasse e trascurate” e circondate da gatti e neonati, che sono anche sulla scena.  I versi alternano tra la realtà della strada e i sentimenti della giovane donna segnalati in parentesì; questi sentimenti stessi alternano fra quelli del presente immediato e quelli che sentirà più tardi durante una sua notte insonne.  Certo, quantunque lei tema ed è turbata dalla povertà e l’etnicità dei suoi vicini di casa, i suoi sentimenti non si può dire che sono maliziosi.  Ecco la poesia e la mia traduzione:

“Recuerdo” ha un titolo spagnolo perché la Millay aveva avuto dei rapporti d’amore con Salamòn de la Selva, un poeta della Nicaragua che sembra figurare in questa poesia.  Nella donna che porta uno scialle in questa poesia, si trova un cenno chiaro alla povertà in quanto la coppia gioviale le consegna liberamente tutta la loro frutta e moneta.  L’etnicità, anche se suggerita dallo scialle e dal comportamento di lei, non è, però, precisata.  Se la donna rappresentata è italiana o no, la relatrice evidenzia non solo generosità ma persino un po’ d’affetto.  Ecco la poesia:

 

La poetessa in una foto giovanile

Le biografie sulla Millay dicono che come studentessa universitaria a Vassar ebbe una relazione amorosa con una donna italo-americana, Elaine Ralli, che più tardi diventò professoressa di medicina alla New York University.  Le biografie sulla Millay indicano che la relazione durò qualche tre anni finché non fu abbandonata dalla poetessa; questo lo sappiamo soltanto dalle lettere della Ralli e non da poesie scritte da Millay. Ad ogni modo, una tale relazione sembra precludere pregiudizi o opinioni negative verso gli italiani.  Presumiamo un atteggiamento simile riguardo alla sua relazione con il cantante baritono dell’Opera Metropolitana di New York, Luigi Mario Laurenti.

L’espressione più manifesta della Millay verso gli italiani era, senz’altro, lo sforzo che fece per protestare e far conoscere l’ingiustizia imposta agli anarchici italiani Nicolò Sacco e Bartolomeo Vanzetti che, nel 1927, furono condannati a morte, in base a un loro “crimine” che non era stato provato.  Non solo marciò in protesta, ma scrisse lettere e articoli e ottenne un’udienza col governatore del Massachussetts per persuaderlo di annullare la condanna.  Scrisse anche due squisiti Sonetti in Memoria degli uomini, come qui presentati con le mie traduzioni.  Naturalmente, il tema più importante dei sonetti è la tradita Giustizia con la G maiuscola, ma in quanto si era detto che le vere ragioni della condanna sono state la filosofia anarchica di Sacco e Vanzetti e la loro etnicità, concludo che la Millay era ben disposta verso gli italiani del primo novecento.

Foto di testa: Little Italy, Mulberry Street, New York City by Detroit Publishing, ca. 1900 (Library of Congress)

Altre fotografie gentilmente concesse da Holly Peppe, Literary Executor, the Millay Society (millay.org)


Laura Klinkon, nata DiLiberto nella provincia di Enna, ha studiato lingue e lettere all’università di Pittsburgh e all’American University di Washington, D.C.  Compiuti altri corsi a New York University e a Middlebury College, ha lavorato come insegnante, revisionista, saggista, e traduttrice a New York, Washington, D.C., e a Rochester, N.Y. dove adesso abita.  Dal 2013 ha pubblicato sue poesie nel volume Trying to Find You e due volumetti umoristici Kitchen Abrasives e Looking Askance.  L’anno scorso si è vista The Silent Lyre/La Lira Silente, sua raccolta bilingue dei primi sonetti di Edna St. Vincent Millay (si veda Amazon.com).  Per quest’anno si prevede un’altra raccolta bilingue dei sonetti di Millay tratti da Fatal Interview (Colloquio Fatale).

 

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