Friday, August 19, 2022

DISERTARE IL GRUPPO E RIAVVICINARSI ALLA SOLITUDINE

Di Marina Agostinacchio

Quanto è difficile, nell’era della globalizzazione, essere presenze discrete all’interno di gruppi, associazioni, movimenti e attraverso pratiche di affiliazione diverse tra loro.

Lo si può notare anche a proposito dei social e di tutti quei supporti che la tecnologia ci mette a disposizione. Se si sceglie di convivere con un “sistema mondo” siffatto, escludendo di tanto in tanto mobilitazioni, raccolte di firme e dibattiti, l’ordine costituito dalla rete di rapporti umani esclude il “trasgressore” e taccia “chi si tira fuori” dal contesto di atteggiamento elitario chi viaggia alla periferia degli eventi.

TI VEDO MA NON TI ASCOLTO…

Ad esempio vediamo cosa succede per gli scrittori, o gli artisti in genere; a volte, quando si decide di rendere pubblici i propri lavori, è difficile dovere mantenere atteggiamenti di autonomia.

Nel caso dei social, il non volere essere costantemente parte attiva di un gruppo, anche solo scelto per affinità, può determinare qualche problema. Spesso, infatti, prontamente ci si sente dire che bisogna seguire le regole del gruppo, interagire, usare gli emoticon, applaudire o argomentare. Non si tratta di situarsi sdegnosamente su una rocca, per dominare meglio il paesaggio, né vivere uno stato di eterna inadeguatezza nei confronti di chi si pensa sappia più di te. Si può vivere semplicemente ai margini, notare e annotare, per garantirsi autonomia di pensiero, di fronte a una maggioranza che può condizionare i tuoi sì e i tuoi no. Come dire, tenere alto il livello critico del proprio pensiero, e di coscienza, senza escludere di potersi avvicinare inaspettatamente al ragionamento dell’altro. La stima e il rispetto anche verso chi la pensa diversamente da noi non verrebbero a mutare, pur fuori da un baricentro associativo.

SPAZIO PER ACCOGLIERE L’ALTRO
ACCOGLIERE L’ALTRO…

Non si tratta di un fiero diniego, né di disimpegno soprattutto quando le questioni in gioco sono importanti. Si tratta di rivendicare un diritto a tacere, coltivando nel proprio spazio interiore riflessioni, idee e opinioni che non siano continuamente sottoposte a un esame esterno da parte di chi ci circonda.

Non di rado, proprio all’interno di gruppi, capita che si avverta un desiderio costante di approvazione; inoltre, in nome di una conseguente frenesia esclusivista, sembra non si sappiano ascoltare le istanze a cui ci sollecita il contesto in cui si vive.

SOLITUDINE…
…dediderose di racconti…

Vivere una dimensione semi-appartata può significare volere mantenere un atteggiamento dotato di un codice di regole condivise nel rispetto di valori umani. Ciò avviene all’interno di una dimensione di solitudine, dove fioriscono i pensieri che possono contribuire ad offrire spunti e suggerimenti a contenuti di vario tipo che possono indicare serie alternative di pensiero a chi si incrocia nel proprio cammino. Disertare il gruppo significa allontanarsi di tanto in tanto dagli applausi, dai sostenitori, dal pensiero di chi si è scelto a modello; vuol dire abdicare al ruolo di riferimento per chi ci guarda con ammirazione e per cui si è inconsapevolmente degni di esagerato significato.

Se non si interviene all’interno di casi letterari, sociali, civili che riempiono la pubblica opinione, si è interpretati come timorosi di esprimere il proprio pensiero in questione; a volte si è “letti” come incapaci di avere una propria forte convinzione, capace di rafforzare il dibattito in corso, o di non essere preparati a fondo su un determinato argomento.

NARRARE PER FARE EMERGERE FANTASMI E PAURE…

Ritirarsi nel proprio spazio intimo, luogo di ricerca di valori condivisi, può voler dire ossigenarsi per ricalarsi, ricaricati di energia nuova, colma di coraggio e di dedizione, spesso sacrificio di sé.

Ricalarsi nel fondale del ricco paesaggio umano rispettando gli altri e, come un nocchiero, sapendo governare se stessi, le proprie intemperanze, le proprie emozioni immediate, si può per essere artefici del proprio destino.

La bellezza delle cose fragili…

“Costruire qualcosa insieme — una comunità orizzontale di beni e valori, senza capi né profeti” , come dice Giorgio Fontana, scrittore, sceneggiatore, giornalista, si può, attraverso l’isolamento; ciò significa riuscire a osservare, a indagare, con maggiore distacco la realtà, liberandosi dal demone dell’immediatezza.

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Marina Agostinacchio
Marina Agostinacchio
Nel 1998 e nel 2007, Marina Agostinacchio è tra i vincitori del concorso nazionale di poesia “Premio Rabelais”. Nel 2006 è tra i finalisti del Premio “Tra Secchia e Panaro”. Nel 2002 ha ottenuto il Premio internazionale Eugenio Montale per l’inedito. Nel 2006 pubblica la raccolta di poesie Porticati, nel 2009 la raccolta Azzurro, il Melograno, nel 2012 Lo sguardo, la gioia, nel 2014 Tra ponte e selciato. Nel 2021, Marina Agostinacchio ha pubblicato il volume di poesie Trittico berlinese.

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