Thursday, December 1, 2022

“Dalla Street Photography al Reportage”, Lectio magistralis del fotografo Fulvio Bugani

Articolo di Patrizia Di Franco

Il fotografo Fulvio Bugani, premiato al World Press Photo 2015 per il suo servizio tematico “Indonesian Transgender”, ha iniziato a lavorare nel 1995, e ha creato a Bologna, sua città natale, il proprio Studio “Foto Image” nel 1999, in cui organizza corsi e laboratori. Oltre a essere docente nella sua scuola privata di fotografia, per oltre 20 anni ha lavorato come fotografo  professionale freelance e tuttora in qualità di reporter collabora con “Médecins Sans Frontièrs” e “Amnesty International”; inoltre ha messo la sua professionalità e partecipazione come “mission” al servizio di importanti e variegati progetti, per i diritti umani, l’immigrazione illegale, the human right to adequate housing ossia il diritto all’abitazione (diritto economico, sociale e culturale a un idoneo alloggio e adeguata dimora, uno tra i più importanti diritti umani riconosciuto da molte Costituzioni, in quella italiana è affermato solo, purtroppo, in maniera indiretta). Nella Dichiarazione universale dei  diritti umani (del 1948), l’articolo 25 rimarca il concetto del diritto all’abitazione: “ogni  individuo ha diritto a un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione, al vestiario, all’abitazione, e alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; ed ha diritto alla sicurezza in caso di disoccupazione, malattia, invalidità, vedovanza, vecchiaia o in ogni altro caso di perdita dei mezzi di sussistenza per circostanze indipendenti dalla sua volontà”. Tutto ciò è sancito anche dal Patto Internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali (del 1966, in vigore in Italia dal 1976). L’abitazione è ritenuta fondamentale per una vita dignitosa: “everyone has the right to housing. Adequate housing, as a component of an adequate standard of living, is fundamental to the enjoyment of all economic, social, and cultural rights” article 11 of the International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights”. Di libertà e diritti umani ha parlato Bugani durante la sua Lectio Magistralis, tenuta nella sala conferenze del Teatro Margherita, il 17 settembre, nel programma di incontri del World Press Photo Bari.

Fulvio Bugani. Foto di Patrizia Di Franco

Interessante l’incontro con Bugani dal titolo accattivante e dai contenuti di qualità: “Dalla street Photography al Reportage”, e straordinaria la storia di Shinta Ratri, protagonista del lavoro fotografico realizzato da Bugani, per cui vinse, nel 2015 (vincitore di quella edizione fu il fotogiornalista danese Mads Nissen, con the “Photo of the Year”  del suo work “Homophobia in Russia”), un prestigioso premio assegnatogli dalla giuria del WPP (World Press Photo), aggiudicandosi il terzo posto come fotografia singola nella categoria “Contemporary Issues”, lo scatto faceva parte di un lavoro sui transgender in Indonesia.

Foto di Patrizia Di franco. Fotografia originale di Fulvio Bugani

Per Bugani l’estetica perfetta non esiste ma la post-produzione dipende dall’etica, dalla propria morale e coscienza. Raccontare una storia richiede coinvolgimento, empatia, non essere giudicante, occorre stabilire una connessione con la storia e le persone, sempre con il massimo rispetto, cercando di entrare in sintonia con il soggetto da fotografare. Scorrono le slides delle foto scattate a Shinta accompagnate con delicato tatto, dall’emozionato ed emozionante racconto di Bugani. Shinta è fiera di essere donna, si è sempre sentita femmina, nella vita quotidiana è considerata una waria, neologismo e unione contratta dei termini indonesiani: wanita (donna) e pria (uomo), è transessuale, attivista LGBT, e fondatrice della scuola di Corano per transgender a Yogyakarta. L’omosessualità è tollerata nel paese indonesiano, ma in altri luoghi, in certe isole, vige e impera la sharia, e tanti gay e lesbiche vengono puniti con frustate, con il carcere o con torture atroci. Il travestitismo rimane una pratica non ammessa, perché Shinta e le sue amiche sono considerati travestiti non transessuali, le operazioni di chirurgia sono molto costose in Indonesia e anche per questa ragione molti non riescono a terminare l’iter di transizione.  Il centro creato da Shinta è anche un luogo oltre che di preghiera, di riunioni, interazione e integrazione, di aggregazione e interscambio di opinioni per la “comunità waria”, è anche una sorta di “nido” accogliente. Molti waria vengono derisi, discriminati, ridicolizzati, compatiti, ingiuriati, e, come Bugani ci mostra in una fotografia che ha per soggetto un ragazzo, quando rientrano a casa si svestono, nascondono gli abiti femminili, si struccano, tornano a incarnare il ruolo di maschio, per non essere emarginati, isolati, rifiutati come fece il padre di Shinta, combattiva e resiliente, che non smette di truccarsi, si mostra con o senza velo, in atteggiamenti molto femminili e sensuali. In una foto scattata da Bugani, mostra con fierezza, e con la gioia quasi di una bimba, i suoi seni dopo l’operazione chirurgica. Il work fotografico di Bugani sui transgender indonesiani, gli fu ispirato da due reportage, il primo realizzato in Senegal nel 2010, il secondo nell’isola di Lamu nel 2013, si domandò e domandò alle persone del posto, i motivi per cui non si vedessero per strada omosessuali e transessuali. Shinta ha avuto il coraggio e la determinazione di abbattere tutti i muri e le barriere, gli ostacoli, e sfidare e superare anche i propri limiti. Il padre la rinnegò e a tutt’oggi, dopo la morte del padre, quando Shinta si reca a fare visita a sua madre, quasi “clandestinamente”, non può varcare la soglia di casa; commovente a tal punto da farci quasi piangere la foto in cui si incontrano e rivedono mamma e figlia.

Shinta. Foto di Patrizia Di franco. Fotografia originale di Fulvio Bugani

Il cuore di questa donna straordinaria è così grande, una bellissima anima ricca di amore, che l’ha spinta a compiere il gesto d’amore più grande e altruistico che si possa fare: l’adozione. Shinta ha adottato la figlia del primo marito, il quale l’aveva lasciata per procreare, sposando una donna che potesse “dargli figli”, seconda moglie che poi è deceduta. Bugani lavora quasi sempre in digitale, esegue tramite il suo obiettivo inquadrature larghe per ottenere un’immagine “poliedrica”; per la storia di Shinta ha scelto il bianco e nero perché il colore non avrebbe posto il focus, l’attenzione voluta e auspicata, sulla sua vita, sul suo volto e il suo corpo femminile con i suoi prosperosi seni non esibiti, ostentati, ma mostrati con orgoglio e senza alcuna volgarità. Quando venne fotografata in tal modo, e videro la foto pubblicata su un giornale francese ricevettero minacce sia lei che Bugani. I lavori del fotografo bolognese come egli stesso ha dichiarato non sono assegnati, spesso pagati con i suoi soldi, lo stesso è accaduto per alcuni suoi viaggi. Durante la Lectio Magistralis vengono mostrate fotografie dell’evoluzione della “Street Photography”, Bugani fa conoscere al pubblico la fotografia cosiddetta “Vernacolare”, senza autore, genere riscoperto e scelto da molti colleghi. A far esplodere la Street Photography è John Szarkowski, fotografo e Direttore emerito del dipartimento di Fotografia del MOMA, Museum of  Modern Art di New York, autore di molti libri sulla fotografia tra cui “L’occhio del fotografo”. La fotografia “Umanista” nacque qualche anno dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, e precisamente nel 1947, il suo fine era quello di  ricercare e fotografare immagini di bellezza, focalizzando l’attenzione sui piccoli piaceri dell’esistenza quotidiana, dopo la tragicità e ferocia, e le atrocità della guerra, e diede modo di nascere alla Magnum Photos nel 1947, fondata da Robert Capa il più grande fotografo di guerra di tutti i tempi, da Henri Cartier Bresson, David Seymour, George Rodger, Maria Eisner, William Vandivert e Rita Vandivert, e che diverrà una delle più importanti agenzie fotografiche del mondo (con sedi principali a Parigi, New York e Londra), nata anche con il fine di proteggere il diritto d’autore in ambito fotografico e la trasparenza d’informazione. Bugani cita il fotografo ungherese André Kertész “il genio senza etichette”, uno dei più apprezzati e valenti fotografi del XX secolo, autore di “Distorsioni”, una serie di fotografie a cui applica un surrealismo nato da una ricerca costante sulle possibili alterazioni delle forme corporee, e del libro, una raccolta di foto, “From my window”, e considerato da Cartier-Bresson il padre della fotografia contemporanea. Bugani ricorda anche Izis (pseudonimo) Bidermanas, fotoreporter e fotografo lituano naturalizzato francese. Israelis Bidermanas fu uno dei fotografi di spicco della “Street Photography” e della Fotografia “Umanista”, del XX secolo. Robert Frank, nato a Zurigo da una famiglia tedesca di origine ebrea, uno dei grandi Maestri della fotografia del Novecento, è stato il primo vero fotografo di strada della storial; creò un nuovo genere fotografico, cambiò la storia della fotografia con il suo cult book, il libro “The Americans”. Scomparso nel 2019, all’età di 94 anni, quasi una vita intera trascorsa a raccontare il mondo e storie in bianco e nero, nell’epoca magica della Beat generation (movimento e modus vivendi che sfocia anche nella fotografia) di Jack Kerouac, Allen Ginsberg, William Burrough, Frank puntò il suo spirito di osservazione e si concentrò sulla U.S. Route 66. Autore di documentari cinematografici, molti dei quali noti, come quello sui e con i Rolling Stones, fino alle produzioni degli anni Ottanta, con Patti Smith, Tom Waits, Joe Strummer. Con lo “Street Documentary” i fotografi vengono considerati e stimati anche in qualità di giornalisti. Alec Soth con il suo stile concettuale richiama la visione di Frank, prendendo in considerazione come soggetto e punto di riferimento il Mississippi. Fulvio Bugani menzionando il film “Smoke” di Paul Auster e Wayne Wang, con Harvey Keitel e William Hurt, ci rivela che Keitel è un appassionato di fotografia e l’attore afferma di scattarne ogni giorno, addirittura 4000. L’incontro con Bugani si conclude con una rassegna di alcuni scatti fotografici tratti dal suo lavoro a Cuba, “Soul y Sombra”, per “catturare l’anima cubana”, questo suo reportage è stato premiato tra i 12 finalisti al Leica Oskar Barnack Award 2016. Le foto del reportage a Cuba sono state riproposte nel 2021, grazie alla realizzazione, da parte di Foto IMAGE, di un Photo box,  cofanetto in edizione limitata (100 pezzi, numerati e firmati in originale da Bugani) , progetto esposto come mostra personale in moltissimi Leica store o Leica Gallery a Wetzlar in Germania (storica sede di Leica di cui Bugani è un International  Ambassador e docente per le Leica Akademie) e in vari paesi del mondo, e nelle città, metropoli, megalopoli, più importanti, come Londra, Hanoi, Milano, Roma, Bologna, Giacarta, Francoforte, Bangkok, Manila, ricevendo diversi premi e riconoscimenti tra cui il Mifa, il PDN Exposure Award, il PX3, il Sipa.

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Patrizia Di Franco
Patrizia Di Franco
Patrizia Di Franco, è nata a Torino, e lavorato a Roma. Giornalista iscritta all'Albo Professionale Nazionale (dal 1992) , con certificati dei trienni FPC. Moltissime Testate per cui ha scritto: regionali, nazionali, scientifiche, bilingui, quotidiani, periodici. A Roma: giornalista a "Italia Radio" nazionale; Direttrice di"Zeus" per anni, formatrice, docente di giornalismo e comunicazione di base. Docente di Comunicazione efficace, PNL, linguistica carismatica, psicologia, empowerment for women. Poetessa, saggio, poesie, racconti, pubblicati, premi nazionali e internazionali. Certificata Addetta Stampa Agenzia"Brizzi", Roma. Photoreporter. Poliglotta. Stilista ("Accademia di Roma"; "Accademia Internazionale di Alta Moda e del Costume "Koefia" Roma). Certificazione in:"Biologico, alimentazione naturale, fitoterapia". Pittrice. Ambientalista, ecologista, animalista, vegetariana, sportiva. Attivista:diritti umani;libertà di stampa;contro violenze di genere.

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