Tuesday, Jul. 23, 2019

25 aprile

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25 April 2019

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25 aprile

Disgraziatamente è ancora vivo l’odio dell’uomo contro l’uomo! Purtroppo sempre più frequenti vediamo immagini
di distruzione e di morte provocate da scellerati che,diventando prede del demonio, spargono sangue innocente in
tante parti del mondo. Ecco perché il 25 aprile deve essere innanzitutto festa di liberazione dall’odio,quell’odio 
che non si sconfigge con vuote parole ma facendo parlare le coscienze, ma che siano nuove queste coscienze, 
totalmente rinnovate interiormente. Devonoessere solo le coscienze a parlare, e da tutte esca una sola parola, una
sola meta, un solo grido: pace! E soltanto quando non ci limiteremo a scriverla sui muri o suimanifesti o sui 
giornali ma la scolpiremo nel profondo dell’animo di ognuno di noi, la parola “pace” assumerà il vero significato e 
aprirà il cuore dell’uomo ai più ampiorizzonti d’amore e di progresso, civile e morale. Solo allora avremo pace noi 
ed avranno pace i morti di tutte le guerre, di tutte le ideologie, di tutte le resistenze, di tuttele bandiere. 
Solo sradicando dal nostro essere l’odio, il rancore, la sete di potere e l’ignoranza riusciremo a dare il vero 
valore alla festa del 25 aprile! I morti dei Lager,delle Foibe, di via Fani, di Capaci, di via D’Amelio, di via 
Carini ecc., vogliono pace e, soprattutto, non vogliono essere morti invano.

Quei pochi fanatici che applaudono i nazisti che massacrarono gli inermi ebrei, quei natziskin che colpiscono sfortunati 
uomini di colore, quegli esaltati che in nome delDivino massacrano persone inermi ed innocenti altro non sono che poveri 
malati bisognosi di cure, e possono essere curati solo da uno Stato al completo servizio delcittadino e del progresso, 
della democrazia e della libertà. Solo se tutte le forze politiche lavoreranno e collaboreranno onestamente e totalmente 
per il bene comune, sipotrà costruire quello scudo che ci difenderà da ogni male, da ogni soverchieria, da ogni 
ingiustizia.

Bisogna finalmente sotterrare tutte le asce da guerra e, proprio in nome di quei martiri, stringersi la mano e iniziare
un cammino nuovo fatto di reciprocacomprensione e solidarietà per ricostruire tutti insieme non solo la nostra Patria,
ma il mondo intero dove ancora tante tragedie vengono consumate dall’uomo contro l’uomo.

Raffaele Pisani

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